domenica 5 febbraio 2012
Spogliatoi
Che poi non è per niente facile trovare il momento giusto per scrivere, pensavo oggi. E allora cosa potrei raccontare mai? ché con gli impegni, la predisposizione poco appropriata, non è mai semplice; e per di più ti rimuovono il blog per contenuti discutibili. Ché io dico: ma non se ne discute mai, discutibili di cosa. Lo dicono pure i miei amici Thuna e Splendido. Discutibili cosa, ripetono loro. Non lo so mica, rispondo io.
Quindi non è semplice trovare le parole giuste e lo spirito giusto. Ché poi se una sta in casa, con le tisane e i libri e le foto zozze, son poche le occasioni per scrivere se si vuol parlare della vita che accade intorno o se si vogliono, diciamo, degli spunti esterni per raccontare.
In ogni modo l'altro giorno mi trovavo in palestra e ho notato, nello spogliatoio femminile dove mi trovavo, uan bambolina di, forse, vent'anni o poco più. Una bella morettina sì, con i capelli mossi a caschetto e un pancino che era delizioso proprio.
Mi son chiesta se qualcuno mai glielo avesse detto che aveva un pancino delizioso, né piatto alla sportiva, né morbidoso alla burraiola. Proprio un pancino tondo, ma di poco. Di quelli che di profilo parton piatti poi a poco a poco che la curva si avvicina al pube ecco che si allargano un po'. Aveva anche il culo a mandolino e la puppine ben proprorzionate. Un angelo proprio che secondo me a vederla vestita mi spariva tra la folla e manco si sarebbe notata, una morettina così.
Si è tolta le mutandine e aveva il pelo a triangolo ben rasato, di quelli contenuti, diciamo di quegli stili di pelo timidi (posso? posso spuntare?) ma decisi (sono così, e così mi devi amare). Si vedeva che era accorciato con grazia e amore, per dare quel senso di naturale non trasandato, o naturale non amazzonico.
Ho cercato di non esser insistente con lo sguardo che scivolava sui fianchi, sui seni, sulle spalle di bambina adulta. E un po' mi è dispiaciuto quando ho calcolato sufficiente questo tempo per osservarla mentre si spogliava pronta per un bagno caldo, e ho dovuto smettere. Vuoi che ti insaponi la schiena? Vuoi che ti tenga l'accappatoio? Vuoi che ti lavi io i capelli?
Non gliel'ho mica chiesto. Non credo avrebbe voluto, e sarebbe stato difficile dire con esattezza il contrario. Cioé calcolare se la situazione e le possibilità erano a mio sfavore o a mio favore. Manco tirava un alito di vento che potesse dirlo. Sì, difficile. E io in queste situazioni proprio non ho mai imparato a calcolare velocemente le mie possibilità di successo o insuccesso.
Poteva darsi che anche lei fosse ben predisposta ad una mano, ad un aiuto. Oggi le genti sono fredde, distaccate, indifferenti e poco solidali, lo so per certo e insomma, una che così, di punto in bianco, si offre per un trattamento di massaggio e rilassamento muscolare, che ha anche qualcosa di terapeutico ed anco di secondo fine se lo si va a vedere nel tratto psicologico che compone il gesto seppur nel suo essere utile e pratico, mica la si trova ovunque. Però allo stesso tempo, e come dicevo prima, non avevo sufficienti prove a mio vantaggio che potessero determinare la sua propensione d'animo per un approccio di questo tipo. Un complimento alla sua pancia poteva risollevarle il morale (magari una giornata andata storta) come darle invece forza e coraggio, stima e fiducia nel suo essere così piccola, bambolina.
Difficile dirlo. A occhio e croce, e se proprio mi si dovesse chiedere statisticamente che probabilità potessi mai avere di riuscire a lavarle la schiena, o tenerle l'accappatoio, o lavarle i capelli, direi nessuna. Sì, decisamente nessuna.
sabato 21 gennaio 2012
Non so se vengo
Credi che non voglia vederti più. Ho forse l'hai creduto.
Ti capisco, son cambiate delle cose, dei fattori che erano il nostro trait d'union. O, più semplicemente, son cambiata io.
Se mi volto indietro a pensare, a cercare di ricordare questi ultimi quattro anni che ci conosciamo e poi gli ultimi dieci anni, è stato un continuo evolversi e anche io faccio fatica a riconoscermi.
Sono più stanca, meno curiosa. Sarà saggezza? Sarà che quel temperamento sfacciato e menefreghista si sia assopito? Non lo so. So solo che mi sono stancata delle poche manciate di possibilità che la distanza e una convivenza danno a due amanti. Mi sono stufata delle ore libere, dei fine settimana silenziosi, dell'incastro di giorni possibili e fughe impensabili.
Credo desideri mettere assieme tutto quello che di fallimentare io abbia costituito in amore e consegnarlo ad un domani diverso, fatto di pace. Un domani che mi è mancato perché con ostentata caparbietà l'ho sempre rifiutato mentre adesso son qui che lo desidero e vergognosamente lo aspetto. Non ti conosco di lunedì sera, o di martedì mattina. Non conosco le tue abitudini, cosa diresti una sera qualunque in cui il gatto piscia sul tappeto. Non so cosa mi diresti se rimanessi a piedi con la macchina, o se io litigassi per le chiavi della macchina.
Non l'ho mai saputo di nessuno, in realtà. L'ansia di una relazione ha sempre allontanato tutti molto prima. Mi chiedo, delle volte, se non sono stata io a cercarne di troppo fragili, di troppo deboli, di troppo.
Ho sempre intuito prima l'odore della resa, la forma del disastro. E così è sempre stato. Tu sei l'unico ancora qui e te ne sono grata. Eppure non basta più e l'idea di rivederti mi allieta ma non mi smuove.
Ho già visto Milano, ho già visto i lungomare, gli alberghi, i ristoranti dei centri storici, gli aperitivi smaniosi ché non vedi l'ora di farti togliere le calze e farti mettere le mani fredde lì giù. Gli anfratti dei cortili interni dove abbracciarci, i portoni semibui dove toccarci, gli addii in stazione, le valigie con i nuovi acquisti perché tu non mi veda con lo stesso capo, i pacchetti regalo con pensieri più anonimi possibili perché lei non li noti.
Sono stanca, le regole sempre le stesse, il gioco sempre uguale. E' tempo per me di me dunque qui mi siedo e qui aspetto un'altra Primavera, amore mio.
sabato 26 novembre 2011
Memento
Oggi mi sono innamorata e m'è venuto proprio così da sé.
E' successo d'improvviso durante la pausa pranzo nel mio posto preferito dove vado tutta sola, e dove t'ho trovato per l'appunto sto marcantonio che mi ha tolto il fiato. E' stato un colpo che mi ha fulminata per almeno 12 ore finché non sono andata a dormire, e i sogni si son rincorsi tra cose che solo loro sanno e su cui io non ho mai avuto alcun potere ragionevole. Poi ne sono stata ancora fulminata ma in maniera più raddolcita, era già diciamo malinconia, il giorno dopo per le successive sei ore fino a quando cioé non sono ritornata a pranzo e non l'ho visto, e allora la piccola gioia quotidiana è stata schiacciare di corsa tutto il tappeto di foglie secche del marciapiede come quando ero bambina.
E' stato un colpo al cuore, questo ragazzo. Rassomigliava ad un altro, di ragazzo, che mi piaceva tanto e che anche lui era bello, forte, con le spalle larghe e le braccia grandi. Epperò questo di oggi, a differenza dell'altro, era veramente alto. Era l'upgrade del mio ex flirt. L'I-EX 2.
Io ho visto questo ragazzo e subito mi è venuta a mente l'immagine di me tra quelle bracciona forti e il petto ampio mentre sprofondavo il viso mio tutto tra il collo suo, e dicevo tra me e me ma quanto sto bene qui, adesso non sbaglierò più no, e tu non sarai più disonesto no. E' stato facilissimo innamorarmi perché è stato come uscire dalla cartoleria preferita con, in una mano, la confezione di matite colorate con cui disegnare la mia nuova storia e con, nell'altra, la gommina profumata con cui cancellare gli errori commessi.
Ed ecco che in una manciata di secondi vedo definito il mio futuro: io e lui nel nostro salone di casa, sbracati ma bellissimi, umili ma corteggiatissimi, semplici ma avanti, con gli amici che ci vengono a trovare dopo esser rientrati da un viaggio nell'arcipelago delle Aleutine, ché volevamo andar lì io e lui. Una vita familiare so easy and so cool, very That's amore findus dove in un sol colpo mentre sciolgo i cubetti congelati di pennette pancetta e olive nella padella antiaderente, con quell'allure da francesina mentecatta, lui viene e mi denuda ribelle, mi sposta il tanga e mi chiava in piedi col suo uccellone di legno massello. Perché di sicuro ha una gran fava uno così.
Mi ha guardata.
Deve esser stato per il mio superpotere perché appena l'ho notato ho pensato veloce fachesigiri fachesigiri e lui si è girato e quasi mi cadevano di mano i buoni pasto e allora mi son detta se si volta per guardarmi un'altra volta con la scusa di guardare fuori dalla porta è fatta, si starà già chiedendo curioso chi sarà questa topa?. Fortuna delle fortune, mi ero pure fatta la piega e la frangia stava occhei.
Abbiamo pranzato quasi di fianco e io ero orgogliosa dei miei tortelli al tartufo e dei crostini. Ci tenevo vedesse che sono una falsa magra e che mangio di tutto. Un valido suggerimento nel caso volesse già invitarmi a cena la sera stessa.
E' stato un anonimo, segretissimo, amore intenso, il mio verso il suo, rinnovatosi quest'oggi per un panino con la porchetta. Perché il mio vivere ora ora si compone di piccole cose, qualche dettaglio inutile, presagi infantili e la volontà ferrea di poter trattare coi miei demoni, di abbracciarli tutti questi miei demoni, illudendomi, così, che tutto quel poco che ho sia, in fondo, una piccola porzione di felicità.
E' successo d'improvviso durante la pausa pranzo nel mio posto preferito dove vado tutta sola, e dove t'ho trovato per l'appunto sto marcantonio che mi ha tolto il fiato. E' stato un colpo che mi ha fulminata per almeno 12 ore finché non sono andata a dormire, e i sogni si son rincorsi tra cose che solo loro sanno e su cui io non ho mai avuto alcun potere ragionevole. Poi ne sono stata ancora fulminata ma in maniera più raddolcita, era già diciamo malinconia, il giorno dopo per le successive sei ore fino a quando cioé non sono ritornata a pranzo e non l'ho visto, e allora la piccola gioia quotidiana è stata schiacciare di corsa tutto il tappeto di foglie secche del marciapiede come quando ero bambina.
E' stato un colpo al cuore, questo ragazzo. Rassomigliava ad un altro, di ragazzo, che mi piaceva tanto e che anche lui era bello, forte, con le spalle larghe e le braccia grandi. Epperò questo di oggi, a differenza dell'altro, era veramente alto. Era l'upgrade del mio ex flirt. L'I-EX 2.
Io ho visto questo ragazzo e subito mi è venuta a mente l'immagine di me tra quelle bracciona forti e il petto ampio mentre sprofondavo il viso mio tutto tra il collo suo, e dicevo tra me e me ma quanto sto bene qui, adesso non sbaglierò più no, e tu non sarai più disonesto no. E' stato facilissimo innamorarmi perché è stato come uscire dalla cartoleria preferita con, in una mano, la confezione di matite colorate con cui disegnare la mia nuova storia e con, nell'altra, la gommina profumata con cui cancellare gli errori commessi.
Ed ecco che in una manciata di secondi vedo definito il mio futuro: io e lui nel nostro salone di casa, sbracati ma bellissimi, umili ma corteggiatissimi, semplici ma avanti, con gli amici che ci vengono a trovare dopo esser rientrati da un viaggio nell'arcipelago delle Aleutine, ché volevamo andar lì io e lui. Una vita familiare so easy and so cool, very That's amore findus dove in un sol colpo mentre sciolgo i cubetti congelati di pennette pancetta e olive nella padella antiaderente, con quell'allure da francesina mentecatta, lui viene e mi denuda ribelle, mi sposta il tanga e mi chiava in piedi col suo uccellone di legno massello. Perché di sicuro ha una gran fava uno così.
Mi ha guardata.
Deve esser stato per il mio superpotere perché appena l'ho notato ho pensato veloce fachesigiri fachesigiri e lui si è girato e quasi mi cadevano di mano i buoni pasto e allora mi son detta se si volta per guardarmi un'altra volta con la scusa di guardare fuori dalla porta è fatta, si starà già chiedendo curioso chi sarà questa topa?. Fortuna delle fortune, mi ero pure fatta la piega e la frangia stava occhei.
Abbiamo pranzato quasi di fianco e io ero orgogliosa dei miei tortelli al tartufo e dei crostini. Ci tenevo vedesse che sono una falsa magra e che mangio di tutto. Un valido suggerimento nel caso volesse già invitarmi a cena la sera stessa.
E' stato un anonimo, segretissimo, amore intenso, il mio verso il suo, rinnovatosi quest'oggi per un panino con la porchetta. Perché il mio vivere ora ora si compone di piccole cose, qualche dettaglio inutile, presagi infantili e la volontà ferrea di poter trattare coi miei demoni, di abbracciarli tutti questi miei demoni, illudendomi, così, che tutto quel poco che ho sia, in fondo, una piccola porzione di felicità.
domenica 13 novembre 2011
Riassunto della settimana
Taglio nuovo ed esci figa.Poi ti lavi i capelli, ed è subito noia.
Dimissioni, ed è gioia. Poi un colpo di vento gelido e ti blocchi: torcicollo.
Credi che con il torcicollo tu riesca a farmi almeno un pompino? Succede quando si dice che è meglio il sesso senza amore.
Ti dicono che ci vuole profesionalità, professionalità, professionalità. Che se non sei in grado puoi andartene anche a casa. Però prendi appuntamenti con i clienti e quelli della produzione non ci vanno. E i clienti si lamentano. Ma, oh: professionalità, professionalità, noi siamo un'azienda privata di alto livello, che credi. Professionalibla-bla-bla.
Piccioni che beccano il vomito e turisti che si lasciano invadere da questi spazzini urbani. E' per la foto ricordo.
Ti ho pensata tutti i giorni. Non ho fatto altro che pensarti. Volta pagina: ho bisogno di più spazio.
Mi manchi, ti voglio, ti amo, sei unica. Non mi manchi più, non ti voglio più. Mai ti ho amata quindi ti sbagli, non ero io.
Chiami durante le ore di sportello. Chiami ed è sempre occupato: staccano il telefono. Richiami un minuto dopo la fine dell'ora di sportello ma ti rispondono "chiami durante le ore di sportello".
Prenda questo, fa bene. Chi le ha detto di prender questo? Non serve a niente.
Ci vuole la carta di credito. No, va bene l'addebito in banca.
Si rivolga agli enti di patronato, l'aiuteranno. L'Ente di patronato: si rivolga ad un avvocato.
Precario: diritto ad un posto fisso. Chi ha il posto fisso: fa come cazzo gli pare.
Professionalità professionalità professionalità, perché siamo un'azienda professionale. E la dipendente col posto fisso che tratta male il cliente perchè africano, o magrebino, o pakistano. Ma noi siamo professionali, se non ti sta bene, quella è la porta. Professionalibla-bla-bla.
Usate la bici: per una città sostenibile e pulita. Poi lasciano passare tir in strade strette, e qualcuno ci finisce sotto e muore: con la bici.
Bugie, controbugie. Riforme, controriforme.
Gente che sbanda, a piedi, gurdando altrove, si trascinano nani molesti (i loro cari figli), ti vengono addosso e non chiedono scusa. Gli pesti il figlio, allora, e, si spostano. Ma hanno ragione loro: non lo vedi che ho il bimbo piccolo?
Ignoranza, controignoranza.
"ACCETTAZIONE PRELIEVI QUI" Per la prolattina lei ha diritto di precedenza, non l'ha letto? Dove? Laggiù in fondo. Dove? Dietro, laggiù. E continui a non vederlo perché è un avviso utile per non essere letto.
Le giornate si accorciano. Fino a ieri andava bene. Oggi, disprezzi. Non ti basta niente, fai fatica, il mondo gira al contrario, hai le vertigini e non sai più cosa ti può aiutare a non sentirle. Forse un dito in bocca per vomitare, dare il pasto quotidiano ai piccioni, ripartire di corsa, investire una stronza in bici, licenziarti in tronco e andare tra i precari a lamentarti anche se dài, festeggiamo, fammi un pompino, Berlusconi s'è dimesso.
martedì 25 ottobre 2011
Coraggio che non hai, sipario che vorresti
Adesso avrei proprio necessità di. Con questo borsone di pelle pieno di scartoffie e con la giornata sulle spalle. Hai presente?
Una di quelle giornate piene di problemi che ti domandi ma perché, e nervosismi veramente inutili e ti richiedi ancora ma perché cazzo. E poi distrazioni perenni, qualche porcoddio sommesso, ché non sta bene si sa, e tentennamenti che dici io non son fatta per questo no, e allora qui sull'autobus, per salvarti da giorni di merda come questo, sogni un buco fetido, che so io, della Hanson Boulevard tra la 14esima e la Broad Street, a trovare Miriam, Katy, Susanna. Sogni il coraggio che non hai e dipingi il sipario che vorresti come una storia di Bukowski, o di Miller, raffigurata dalle atmosfere di Hopper e da qualche bianco/nero di Tichy, sì. Ma non basta. No. Vuoi del fumo grigio intorno, un abito maschile, un'incazzatura ubriaca e una puttana tutta per te.
Non incazzatevi con me se dico troia, fa parte del gioco.
Merda, voi non capite.
Lei lo sa, la mia troia, che è un gioco, che si sale su, in alto, tra livelli inconsci di distruzione e misoginia che son tipici di chi è come me. La mia bambola lo sa, lo saprebbe. Io la amo, l'amerei, e non potrei farle mai del male. Ho bisogno di saziarmi e di violarla. Di umiliarla e di indignarmi. Di sporcarla e di ferirmi. Il circolo vizioso che si alimenta e gode, perché è il Male che affonda nella carne, nel dolore, e così si ripete. Herpes schifoso, si annida chissà dove poi torna quando sei debole e si riproduce ritornandosene via.
Lei mi lascia padroneggiare e abusare perché sa cosa voglio, sa chi sono.
Che si veda bene, platea di rincoglioniti, che si veda bene che mi strizza il cavallo dei pantaloni e che si arrapa. Che si veda bene che alza il culo come una gatta in calore e che si accuccia sotto la Sua Padrona, e che succhia a gambe larghe il cazzo che vorrei. Che si veda bene il suo buco del culo trapanato centinaia di volte, che si vede bene la fica di questa Miriam, o Katy o Susanna, o chi cazzo tu sia, baby.
Devo immaginarla riempita da un porco, che stantuffa dietro, e allora mi eccito. Chiavata da tutti, a turno, bagnata di sperma caldo, mentre mi divora, mentre i maiali gemono, egoisti e luridi, sulle tette sode, sul culo tondo, sul corpicino esile e nervoso.
Fatti umiliare mentre io ti guardo e vengo. Fatti prendere per mano poi, e vieni su da me, cucciola, che devi lavarmi, struccarmi, pettinarmi, abbracciarmi forte mentre piango nascosta, piccola, piccolissima, tra le pieghe del tuo camice profumato.
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