domenica 12 maggio 2013
Perdere il treno
"Fu molto criticato il rifiuto da me opposto a un'offerta così rara: la possibilità di fare un film a modo mio. Avevo perso il treno, si disse, come in altre precedenti occasioni.
Replicai semplicemente che detestavo viaggiare. A meno che uno scrittore di fantascienza non l'abbia già immaginato, propongo che in futuro, a chi desidera andare da qualche parte, basti semplicemente spostare una lancetta dell'orologio da polso per liberarsi della forza di gravità , salire in verticale fino a una certa altezza e aspettare che il mondo, ruotando, gli porti senza fatica la sua destinazione. Lascio a immaginazioni più fertili il problema del nord e del sud, degli spostamenti lungo l'asse su cui ruota la terra. Il viaggio, in ogni caso, non dovrebbe durare più di pochi minuti.
Credo proprio di essere fondamentalmente un pigro."
[Man Ray, Autoritratto, Gabriele Mazzotta Editore]
domenica 5 maggio 2013
Diario domenicale
È un groviglio. Sono un groviglio.
Una cesta ampia, di pensieri nitidi ma sconnessi, in cui ritrovare il filo madre, quello iniziale, che riporta tutto al suo senso, al suo tempo. Le domande allora sono necessarie, altresì importanti; onesta e sincera la (unica) risposta possibile.
Ho fatto un viaggio, ed ho visto l'ombra, l'ho toccata. E dunque la domanda è: voglio ancora andare avanti, o fermarmi qui? No, non voglio più scappare. Voglio andare avanti fermandomi qui, per crescere. Non voglio più esser seme abortito, ma pianta fertile.
Ripercorro vie già battute, forse ti avrei portato qui oggi. Chissà se tornerai. Ho detto troppo e ho perduta ogni logica, ma speravo volessi perderla con me. Non sono poi così complicata, solo selvatica. E nel mondo solitario dove vago libera non ho regole o tempi, solo istinti. Dimentico ogni raziocinio e, bambina quale sono, mi smarrisco ritrovando, sebbene ancor sempre tardi, la via.
Il cielo è coperto, le nuvole cariche. Si sente nell'aria che ha piovuto più lontano, verso Sud. Ma io rimango qui: ho bisogno di vento, terra, aria. Di pace, di cose semplici. Di calma.
Non c'è nessuno, tranne tre graziose turiste tedesche e qualche sportivo che macina chilometri. Di tanto in tanto un auto di passaggio, e qui, dove mi trovo ora, un ricco borghese che si avvia da qualcuno per il pranzo domenicale.
C'è più consapevolezza in questo mio oramai abitudinario riflettere, meno tempo da voler perdere, più voglia di fare. In passato ho pagato caro il prezzo dell'ingenuità e dell'ignoranza mentre il tempo sì, cancella e annienta, ma non perdona: non torna più.
Non farti tempo che non sia futuro.
martedì 23 aprile 2013
Truth
L'altro giorno ho visto su instagram una ragazza fotografata in mezzo al deserto, un tipico deserto californiano (o messicano, chi può dirlo) con pochissimi cactus. Mi vien da dire con pochissimi cactus perché solitamente in California (ma anche in Messico, chi può dirlo) ce ne sono diversi di cactus, a seconda di dove vai, perciò specifichiamo (questo è un dettaglio importante per ciò che devo dire tra poco).
In quel deserto quindi non c'era niente, tranne questa ragazza, che non conosco, e un orizzonte piùo meno vasto e bello.
Questa visione del panorama desertico, fatto di qualche collina ma soprattutto di sassi e di niente, un tipico paesaggio lunare si può dire, mi ha ricordato subito di quella volta che Mitou mi mostrò una foto che fece in Messico, dopo aver assunto peyote con una guida del posto, da sola, e seguendo tutto il rito sciamanico preciso e rispettoso che si deve seguire visto che il peyote, pane degli dei, ha una natura considerata sacra alla quale si pongono domande importanti a cui lui ci trova spesso una valida risposta. E insomma in questa foto non c'era niente. Niente di niente. Sembrava una foto scattata per sbaglio. Non c'era nemmeno un orizzonte vasto, che poteva avere il suo perché. Nessuna ragazza, nessuna pianta, nessun sentiero. Una roba banale e priva di alcun significato estetico o logico. Mi disse che aveva scattato quella foto per imprimere nella memoria quello che stava vedendo: ai suoi occhi, dopo aver assunto l'acido contenuto nella polpa della pianta, si apriva infatti un mondo di colori e giochi di luce spettacolari.
Sorridemmo e non lo so, poi forse continuammo a parlare di droghe, o della sua esperienza personale col cactus e che ora non ricordo più.
Ecco questa cosa dell'illusione io l'ho associata subito all'innamoramento. A quella prima fase esattamente spettacolare, unica e di trasformazione interiore che ti fa vivere un amore nei suoi primi tempi di vita e che è uguale uguale all'esperienza, positiva o negativa ma ammettiamo il caso sia positiva, che ti fa vivere un acido (se assunto non in un rave e non sintetico) il quale poi, esaurito l'effetto, ti fa ritornare alla vita di sempre, che è uguale a quella che avevi prima di assumere l'acido, e sarà più o meno uguale a quella dopo che avrai assunto l'acido (lasciando stare l'ipotesi, possibile, che tu abbia esagerato e che tu ci rimanga sotto), scandita da ritmi il più delle volte non tuoi, perché così va la vita, e tu sei sempre lo stesso, con le stesse possibilità, le stesse braccia, lo stesso luogo di nascita, gli stessi occhi, gli stessi limiti, e gli stessi genitori, ma, credimi, un poco diverso rispetto a prima, e lo scoprirai subito se sei intelligente, o forse dopo, perché tu sarai comunque un po' diverso, o potresti esserlo se solo lo volessi, per via di quel segreto, di quell'illusione, di quella magia, di quel ricordo luminoso e sorprendente che ti porti dentro, perché l'effetto dell'acido non lo hai solo visto: lo hai sentito. E sai che qualcosa di positivo c'è, c'è stato, ci sarà, se ci credi, se aspetti: è solo combinazione chimica giusta tra te e un organismo. Questo effetto non si racconta, non va raccontato, tanto non si trovano manco le parole per farlo. Tutto è già trasceso, ed è svanito. Si è fatto già Spirito in un luogo dell'Anima. Seme in un solco della Terra. E allora sì che ho ragione di dire che l'innamoramento è come questo acido, che appena ti svegli svanisce la sua illusione, che poi è la tua illusione, è il tuo sogno, il tuo più recondito desiderio, o paura, e rende tutto questo terribilmente normale, direi banale, compreso (soprattutto, anzi) la donna o l'uomo che ami, ma che svanisce, dicevo, lasciandoti col suo bel carico di risposte.
Forse.
domenica 14 aprile 2013
Non ho mai saputo la mia vera età
Ieri dal mio parrucchiere si parlava di quando eravamo piccoli, e la ragazza della reception ha condiviso con noi i suoi traumi infantili tipo 1) capelli corti a maschio 2) indumenti tremendi. Soprattutto si è ricordata di quando le facevano indossare quei calzettoni lunghi fino al ginocchio tutti traforati, un po' duri anche, che ti segavano le dita dei piedi e che lei odiava con tutto il cuore. Io le dico Ma come fai a ricordartene? Tu sei più piccola di me. E lei mi fa No, io ho ben xx anni allora io aggiungo Quindi sono io più giovane di te! Di che anno sei, fa lei. E io: 19xx. Come me, risponde, abbiamo la stessa età.
Ed è quando sono precipitata in un baratro profondo dove ho visto la morte.
sabato 13 aprile 2013
C'era un tempo in cui amavo Parigi
Mi è sempre piaciuta tanto Parigi. E' stata una delle pochissime capitali europee che mi ha fatto innamorare. Tutti, gli amici di una vita, mi han sempre detto che la città perfetta per me sarebbe stata Londra, che non ho mai visto, ma io, quando sono andata a Parigi, ho pensato subito che volevo stare lì, a Parigi, a bere caffè, o del vino, in un bistrot di qualche boulevard, a sognare, scrivere, fotografare. Ma anche a lavorare e pagare le bollette eccetera. Ho amato subito Parigi anche se ho sempre pensato che i parigini fossero stronzi.
L'ho amata al cinema, nella letteratura, nella storia, nell'arte, nella moda, nella cucina. Ho amato Parigi per ogni cliché su Parigi, per ogni boulangerie, boutique, per ogni fiera importante, per tutto quello che non avrei potuto permettermi, a Parigi. Le parigine poi le ho sempre trovate con una marcia in più rispetto a noi. Le ho sempre venerate, difese, amate. Finché lui, subito dopo o addirittura durante, chi può dirlo e poi chissenefrega (ma anche: durante cosa?), non si è innamorato di una parigina e allora be', che ve lo dico a fare. Per un attimo ho sperato che la Corea del Nord bombardasse Parigi, ché proprio, Parigi, ora come ora, mi sta un pochino sul cazzo.
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