-"Perché non ti iscrivi a meetic?"
-"Meetic? Il sito di incontri? E perchè dovrei?"
Le mie amiche mi stupiscono sempre.
-"Perché no?"
-"Pensi che ne abbia bisogno?!"
-"No. Cioé, magari..."
-"Vai a quel paese."
-"E' un modo come un altro per conoscere gente!"
-"Sì ho capito ma mi sa un pò di sfigati, no? Non é meglio uscire e conoscere?"
Appena sussurro questa frase la mia convinzione già vacilla. Visto l'andazzo degli ultimi due anni forse dovrei star zitta ed iscrivermi.
B. insiste:
-"Che differenza fa? Voglio dire ti metti lì, su internet, conosci un pò di gente.. poi con quello che ti piace di più ci esci.. Una roba tranquilla.. Una pizza.. Due chiacchere e poi vedi tu, insomma. Io, guarda, ora sto da dio. Ho conosciuto M. e mi son trovata benissimo. Sembriamo già due fidanzatini... Ci siamo già detti che ci amiamo! Fai te! E guarda che é partito tutto molto tranquillo. Poi, oh, é successo. Vuol dire che era destino!"
-"Destino? Guarda che il mio, di destino, si é fermato in un bar ed ha conosciuto un'altra. "
-"Ma dai, che pessimista! Io proverei!"
-"Sì, ho capito ma non so se fa per me... E' che ho già fatto 'sta roba delle chat anni fa ma poi.. una delusione..."
-"Oh ti dico che io mi son fatta dar le foto di M. mica ci uscivo senza vederlo."
-"Sì ma poi non é il fatto della foto.. E' che proprio... Non lo so... Dai, ma a me mica interessa conoscere gente. Se non mi preoccupo io non vedo perché te ne devi interessare tu. Io devo pensare alle mie cose... Vorrei sistemare la questione del lavoro... La casa... Andermene via di qua... Non ho la testa per 'ste cose. No."
C'ho pensato su almeno due settimane a questa roba dei siti di incontri. Poi una sera e tutto d'un tratto, aldilà del fatto che sia un buon modo per conoscere o no, mi son chiesta se non era che avevo paura che gli altri rimanessero delusi da me. Che questa cosa del lavoro, che c'ho da fare, dei mille pensieri fosse, semplicemente, una scusa.
Cosa potevo rispondermi? Che dirmi? Mi sono guardata allo specchio.
La risposta era proprio lì davanti ma faceva male osservarla. Era molto più facile ignorarla e continuare a credere di essere come mi sentivo piuttosto che come mi vedevo.
C'é un gran divario tra come siamo e come ci vediamo. Come quando ascoltiamo la nostra voce registrata: ci fa sempre uno strano effetto perché non la riconosciamo. O quando ci vediamo in un video. A me capita di imbarazzarmi perché parlo a voce troppo alta, perché mi vedo una zoticona, perché non ho un nasino all'insù, perché i denti non sono perfettamente allineati... perché perché... Insomma mi critico senza pace. Forse l'idea di me a cui aspiro é troppo elevata. Dovrei pretendere di meno e regalarmi più sufficienze. O frequentare amiche meno fighe.
Staccherò il poster di Belén Rodriguez dalla porta del bagno. Peccato. Credevo di avere lo stesso colore dei capelli (alla radice) e che per questo ci avrebbero scambiato per sorelle...
Quella sera, guardandomi allo specchio, mi son chiesta se stavo allontanando delle possibilità solo per la paura di non essere accettata per come sono. Con le mie cicatrici, coi miei difetti, con le mie sproporzioni, con le mie nevrosi.
La risposta era semplice. Non posso mostrarmi agli occhi altrui perché io per prima non accetto cosa sono.
In tutti questi anni ho saputo camuffare bene questa mia debolezza. L'ho rimossa per poter andare avanti ma senza accorgermene invece che affrontarla l'ho messa da parte. E allora, quando devo espormi per come veramente sono, senza accessori, orpelli o abitini carini, vado in crisi e le mie certezze vacillano e un poco si crepano lasciando spazio ad una gran insicurezza e al bisogno primario di essere riconosciuta da chi ho di fronte più che da me stessa.
Fino ad ora ero riuscita a vivere a mille affrontando il mondo e gli uomini sicura di me, indipendente, fiera, sfacciata a volte, aggressiva altre, superficiale nella maggior parte dei casi.
In realtà era tutta una finzione. Una gigantesca barriera difensiva sempre pronta ad attaccare per salvaguardare il fortino di false certezze in cui mi rintanavo. Tanto ero giovane ed avevo sempre qualche cosa dietro cui nascondermi: una sigaretta, un drink in più, una canna, un tattoo, un bel vestito, un paio di righe, i giri giusti, la battuta pronta e il copione del personaggio da interpretare già studiato in gran segreto.
Invece per tutto questo tempo non ho fatto altro che sotterrare i sedimenti delle sconfitte, delle verità e delle esperienze tragiche a caso, disordinatamente ed in tutta fretta.
Poi però al primo soffio di vento, un vento sconosciuto che viene da lontano e che spesso soffia in prossimità di una possibilità d'amore, tutto riaffora: imbarazzo, timidezza, vergogna, soggezione che quei resti infangati portano con sé. E di tutti questi detriti non so che farmene. Non so come rimuoverli, come far spazio. E allora sto lì a spostare, incastrare, modellare. In base al momento, all'umore, al contesto. Non riesco mai a sistemarli, questi ingombranti detriti dell'Anima. E lì, nella soffitta buia e polverosa del mio sé, giacciono ancora. E quando conosco un lui, ci inciampo perché mi muovo alla cieca. Non ho ancora imparato ad accendere quella fottuta luce per vederci chiaro.
Ma seppur sbagliando era inevitabile che divenissi un cane selvatico e arrabbiato. E' difficile essere sereni e contenti quando la vita sembra non ti abbia donato il permesso di venire al mondo, quando per un'ironia del destino vieni fuori alla luce ma poi ogni evento ogni gesto ogni singolo momento ti viene sbattuto in faccia che fisicamente non vai bene, che non sei a posto, che sei strana, che sei diversa e che (inevitabilmente) hai pure un carattere di merda. E' difficile volersi bene se si é cresciuti soli, allo sbando. Senza nessuno che ti incoraggi o ti insegni come affrontare il lato cattivo e disumano della vita, come gestire e vivere le tue differenze ed emozioni.
Sì, é necessario difendersi quando sei circondata da stronzi. Purtroppo però ciò che si apprende a proprie spese é essere degli benemeriti stronzi. E chi paga i nostri delitti spesso non ha colpa.
Ma oggi piove.
E' il giorno in cui é necessario sistemare i conti con se stessi e che non tornano mai, di dissotterrare quelle verità nascoste, di accendere quella benedetta luce.
Le prese in giro da piccola, le occhiate lanciate in spiaggia, le sussurrate negli orecchi, le battute di scherno sempre uguali, il dover essere costantemente notata per qualcosa... Anche se adulta, io mi porto dietro queste cicatrici perché il mio corpo é storia, é memoria. Non si può cancellare né dimenticare. E nessuna gran festa, nessun vestito, nessun drink, nessuna battuta al veleno, nessuna scopata acrobatica, nessun teatrino o nessuna bella bugia oramai mi bastano più.
Io sono stanca.
Vorrei poter socchiudere gli occhi e così come sono, esposta e nuda, senza invisibili gabbie dorate, senza rancori repressi, senza più nevrosi ridicole, accoccolarmi tra le braccia di qualcuno che mi voglia veramente bene, così bene da non dover nascondermi e, per un instante, non pensare più. Sentirmi al sicuro. Abbandonarmi senza difese, senza pensare alla mossa successiva. Sentirmi un tutt'uno col mio corpo e il mio mondo. Mollare quell'osso che tengo stretto tra le zanne e addolcirmi un pò.
Far frenare quell'elastico teso che vibra e che anela a ritornare se stesso.
Io non so come si debba amare. Ho un alfabeto emotivo povero, poverissimo.
Se l'amore -come dice Freud- é l'unica condizione per poter vivere, allora amare l'altro é di fondo amare se stessi*. Ecco, allora io non mi amo abbastanza. E per questo non riesco ad amare. Quantomeno, amo in un modo sbagliato.
Con gli uomini vivo passioni violente, dettate da bisogni arcaici, da affetti e insegnamenti mancati.
Evidentemente allontanarmi da me stessa, quel perdermi dietro a droghe, abusi, eccessi e quel nascondermi dietro a falsi paraventi di carta ha rallentato l'apprendimento delle emozioni.
E' come se fossi tornata al liceo: bocciata e rimandata più volte. Adesso é l'ora del benedetto esame di maturità. Se voglio diventare grande devo superare questo test di verifica una volta per tutte.
L'amore che vivo e che esprimo, quello che mi acceca e mi trasforma in una donna insicura, bisognosa, paranoica, dipendente é semplicemente passione, ossessione, gelosia, desiderio. Ma non si tratta soltanto della bramosìa del corpo o della carne. Entrambi servono per ottenere ben altro: sono puro desiderio di amore. Amore totale e infinito. Un Amore che mi riconosca come Donna e Amante Perfetta da Amare Per Sempre. Io amo per essere infinitamente amata; amo null'altro che il mio stesso desiderio che si fa assoluto, imperioso, unico e che in lui prende forma.
Per questo mi innamoro di continuo e nel modo sbagliato.
Quanto più forte si fa questo bisogno di Amore, tanto più tremendo sarà il senso di abbandono e di sconfitta che vivrò e che non potrò mai evitare. Quanto più potente si fa questa necessità tanto più allucinanti saranno i miei deliri spumosi di rabbia poiché io per l'altro mi annullo facendo tabula rasa di ogni rassicurante seppur falsa certezza e pretendo poi che lui faccia altrettanto donandomi tutta quell'attenzione di cui mi nutro.
Così ogni suo sospiro, ogni suo gesto, ogni suo silenzio, ogni suo sguardo che non sia me mi rende folle.
Addirittura di ogni opinione, commento, frase o umore leggermente storti me ne faccio una causa e colpa assieme. Li vivo inspiegabilmente come un raffronto e un attacco personali.
Non contraccambiata abbastanza iniziano le paranoie, le ossessioni, le fissazioni su di lui e poi quelle sul mio corpo, zavorra e causa dei miei problemi.
Come reagisco? A volte esorcizzo il mio amore svendendomi ad un altro per dimostrare nel silenzio del mio monologo ossessivo che io posso fare a meno di lui ma in realtà mi butto tra le braccia dei miei soliti fantasmi e tutto rincomincia da capo, con un altro uomo. Altre, bevo per uccidere questo mio corpo ingombrante. Sempre visibile, mai bello.
Ed é quando la tragedia incombe su di me poiché non parlo di questo mio problema. Non spiego la ragione del mio comportamento. Tengo tutto dentro.
Nessuno risponde a questo urlo silenzioso perché nessuno lo avverte. Così le mie sconfitte, immaginate o reali che siano, mi gettano nel più terribile del risentimento. Ce l'ho con tutti e con me stessa. La rabbia e l'impotenza mi divorano. Mi faccio del male e mi ferisco perché mi guardo allo specchio e non mi riconosco più: mi vedo brutta, bruttissima. Allora divento cattiva e ferisco chi mi sta attorno senza pensare. Me la rifaccio con chiunque mi capiti a tiro. Nessuno si salva.
In questo preciso istante entra in gioco il rapporto col mio corpo. Una relazione strana, complicata, perversa: da veicolo di desiderio a figura da mortificare.
Da qui la mia dipendenza, la mia ossessione, la mia gelosia, la mia insicurezza nell'amare perché non riuscendo a superare il mio complesso fisico e, di conseguenza non riuscendo a risolvere i blocchi mentali che ho appreso in anni e anni di malsano copione, cerco qualcuno che questo corpo lo riscatti, liberandomene.
Vorrei poter trovare un equilibrio: togliere un pò alla passione e volgere ciò che avanza a mio beneficio. Trovare certezze in me piuttosto che in un lui. Accettarmi senza critiche distruttive e lasciarmi travolgere senza paure. Sopportare le differenze altrui per quello che sono: semplici differenze che non tolgono né aggiungono niente al rapporto costruito con quella persona. Prendersi meno sul serio e imparare un nuovo copione, quello della tolleranza: pensare col cuore e amare con la mente.
Nel frattempo, tanto per iniziare, mi prenderò un giorno di ferie e mi stenderò al sole di una spiaggia. Infilerò mani e piedi nella sabbia calda, mi ci stenderò sopra senza asciugamani teli o barriere, mi sporcherò di terra i capelli, il viso, le braccia, il seno, la schiena, le gambe e mi lascerò accarezzare dal vento. Respirerò a pieni polmoni e mi metterò a urlare più forte che posso. Poi, correndo a braccia aperte verso il cielo lassù, mi tufferò nel mare. Nuoterò verso il fondo e poi mi volterò a guardare il livello dell'acqua da laggiù, con le onde che si increspano e i raggi di sole che vi passano attraverso. Lo faccio sempre, mi piace un sacco.
Voglio celebrare così il funerale del mio vecchio corpo e l'alba di quello nuovo.
Tornerò a casa verso sera e al posto della foto della bella Belén metterò una mia foto. Forse mi assomiglia di più.
Poi mi perdonerò per gli errori commessi. Mi farò un buon caffé e mi metterò alla scrivania e scriverò un post nuovo. Lo intitolerò così: In amore sono mal educata.
22 commenti:
"Ho dato abbastanza da parte mia. Adesso cerco di risparmiarmi. Per me è stata una scommessa. L’ho quasi persa. Essere donna è una menomazione naturale della quale tutti si fanno una ragione. Essere uomo è un’illusione e una violenza che giustifica e privilegia qualsiasi cosa. Essere, semplicemente essere, è una sfida. Sono stanco e stanca. Se non ci fosse questo corpo da riaccomodare, questa stoffa consunta da riappezzare, questa voce ormai grave ed arrugginita, questo petto esausto e questo sguardo ferito, se non ci fossero questi spiriti ristretti, questo diario maledetto, queste parole dette nella grotta e quel ragno che sbarra l’ingresso e fa la guardia, se non ci fosse l’asma che affatica il cuore e questo kif che mi allontana da questa stanza, se non ci fosse questa tristezza profonda che mi insegue..Aprirei queste finestre e darei la scalata ai muri più alti per raggiungere la cima della solitudine, la mia sola dimora, il mio rifugio, il mio specchio e la strada dei miei sogni" Creatura di sabbia
il tuo post un po' hai ricordato quel libro, così surreale e così bello...credo che tu l'abbia letto e apprezzato come ho fatto io.
LIBRO A PARTE Arriverà cmq il momento in cui detriti scompariranno da soli senza che sia tu a doverli rimuovere.
E' un meccanismo troppo strano e tu, per quanto abbia la pretesa di gestirlo, non ne sei padrona. Più ti sforzi e ti danni per provarci, più soffri perchè non ci riesci.
Credimi io ero un caso disperato ... eppure...
Ile
Non è un post che si può commentare facilmente questo.
Non ti aiuterebbe se ti dicessi tutte le cose che sto compulsivamente scrivendo e cancellando... scrivendo e cancellando...
Dunque ti dirò soltanto che ci sarò - se vorrai - per accompagnarti a quell'esame di maturità.
PS: questo è un pensiero bellissimo... 'Vorrei poter socchiudere gli occhi e così come sono, esposta e nuda, senza invisibili gabbie dorate, senza rancori repressi, senza più nevrosi ridicole, accoccolarmi tra le braccia di qualcuno che mi voglia veramente bene, così bene da non dover nascondermi e, per un instante, non pensare più. Sentirmi al sicuro. Abbandonarmi senza difese, senza pensare alla mossa successiva. Sentirmi un tutt'uno col mio corpo e il mio mondo.'
E' intimo da togliere il fiato. Mi piace perchè lascia spazio a raggi di luce calda, notti di cieli stellati, sabbia tra le dita, acqua fresca da bere, prati da correrci scalzi. Per ogni porta che si chiude se ne apre un'altra e il passaggio dal corridoio è inevitabile, se ti occorre una mano con la serratura chiedi, noi siamo qui.
Freud era un vecchio segaiolo.
...Sono senza parole... C'è tutta una vita qui, la tua...
Toglie il fiato, sì.
Eppure non hai idea di quante donne che ho incontrato (e non necessariamente amato) ho visto lo specchio riflesso in questo tuo post. Mi sono quasi spaventato. Eppure il riuscire ad andare oltre queste paure e questi tormenti lottando armati di orchidee & motoseghe rotanti bagnate di lacrime è cosa degna di una vita, il nostro corpo riflette sempre l'intensità della lotta e ne trasmette il fascino, la bellezza e l'estasi sanguinaria. Bellissimo post, comunque; credo proprio che ci farò una bevuta su.
Ecco dov'eri finita.
Non commento perchè non ho proprio parole.
Anche io ero come te.. "non mi amavo abbastanza" e di conseguenza mi buttavo in amori inesistenti pur di ricevere attenzioni che in passato non mi erano state date da mio padre.. complesso da spiegare.. avevo paura lo ammetto.. adesso Amo e di un Amore vero.. totale.. non so dirti cosa sia cambiato o scattato in me.. credo che prima o poi i conti con se stessi bisogna farli e credo tu lo stia già facendo.. quello che ho imparato però, Linda.. è che bisogna essere tanto pazienti con noi stesse.. non sei mal educata.. sei semplicemente fragile (e per me è un complimento).. e forse gli uomini che hai incontrato non l'hanno ancora percepito abbastanza... mostrati a te stessa e viviti, il resto verrà quando meno te l'aspetti.. ovviamente il mio è un piccolissimo pensiero.. non amo dare lezioni di vita, perchè la mia è già parecchio incasinata :) Un bacio.
che emozione questo post...
Linda, ti leggo e per questo tuo mal d'amore (perché di questo si tratta, anche se nei confronti di se stessi) ti rivedo in me qualche anno fa ... e guarda che io all'amore sono stata invece ben educata! Poi è successo, chissà perché, che per la prima volta mi son lasciata guardare da un uomo che mi vedeva migliore di come mi vedevo io .. e la cosa ha funzionato. Non sono guarita, perché le lacrime continuano a scendere, ma perlomeno ho una mano che le asciuga. Spero, e penso, che prima o poi avrai il coraggio di scegliere gli occhi giusti dai quali farti guardare, e sarebbe ancora meglio che quegli occhi fossero i tuoi. C.
cara dolce leale sensibile ironica simpatica amichevole intelligente profonda essenziale umana calda sensuale anche materna direi, Linda...
Un bacio da parte mia
Qui sopra hanno detto praticamente già tutto. E io, che per la terza volta vengo qui e tento di commentare con qualcosa di intelligente, adesso mi sono stufata, e ti dico solo che come dice De Andrè, è vero che una donna è diversa da un uomo perché sa cos'è il sacrificio e lo vive continuamente. Anche quello di amare il corpo che si porta appresso, con tutte le cicatrici e debolezze. E la nostra paura è di dover affrontare il mondo da sole, di non riuscire a trovare qualcuno che ci ami esattamente come siamo (e come sappiamo fare, invece). Già una volta te lo dissi. Pochi hanno l'onestà e il coraggio di guardarsi l'anima con la lente d'ingrandimento come fai tu.
Un abbraccio di cuore.
Mi ci é voluto un pò a scrivere questo post perchè posso solo raccontare ciò che capisco e, guardarsi dentro, da sole, e poi dover spiegare cosa si vede, si prova, chi siamo, non é facile.
ERo indecisa se pubblicarlo, pure. Ho aspettato una settimana. Poi mi son buttata.
E da allora ho evitato il blog, per un pò. Avevo bisogno di lasciar stare tutto quanto.
Vi leggo solo oggi.
Grazie a tutti di cuore, amici miei.
Siete proprio belli.
Ti prego di scusarmi per questo off topic. Sto segnalando a più persone possibile una lettera scritta da dei detenuti islamici in Sardegna, che anche in questo momento subiscono un regime di detenzione che viola tutti i diritti della persona, nemmeno i mafiosi del 41 bis vengono trattati in questo modo. Trovi la lettera QUI
...Anche tu sei proprio bella!
bellissimo,struggente.Quanto in fondo siamo tutti uguali e sempre diversi.la violenza che usiamo sembra un'eredità difficile a morire.bravissima Linda..Lucida,fragile e profonda.un saluto
Gent.le Linda, perdona l'imbranatezza ma avevo spedito un commento al post, forse per errore addirittura due volte.
Siccome non sono ancora perfettamente a mio agio con le piattaforme blog, vorresti dirmi se ti è arrivato, se è stato moderato in senso negativo o che altro?
Era un po' lungo e forse poco interessante, ma te lo chiedo più che altro per imparare.
Io continuo a trovare il tuo blog pieno di stimoli alla riflessione ma anche l'occasione per galleggiare sull'onda delle emozioni.
Grazie
@Balibar: grazie per i complimenti. Sei molto gentile. Non credo ci siano problemi riguardo ai commenti e puoi controllare tu stesso, comunque.
A presto,
LL
questi sono i post in cui se commenti che che non hai nulla da dire, che sei senza parole, è la verità...
è un esame di coscienza che non è facile da fare...
Grazie della risposta Lindalov.
Provo a mandarti nuovamente il commento anche se ora lo scriverei diversamente.
Lo faccio un po' anche per me, che di solito sono uno che non osa.
Cara Linda, sono un semplice lurker vagabondo e, passando da un link all'altro sono capitato sul tuo blog. Il guaio è stato trovarsi subito davanti ad un post come questo tuo.
Sono anch'io rimasto, come ha commentato qualcuno prima di me, senza fiato e senza parole. Che in questi casi il silenzio sarebbe conveniente, ma come si fa a non darti un cenno di presenza?
Di più, mi sono sentito stranito, confuso, non riuscivo, e non riesco, a definire il mio stato d'animo, mi si è spezzato un equilibrio, forse perché mi è sembrato di capire e di sentire quello che stavi dicendo e facendo: già, perché anche l'atto di postarlo, racchiude in se un gesto "eroico".
Sì, è vero, sono probabilmente (sicuramente) un romantico, ma qui non si tratta di romanticismo.
Penso di me di essere una persona a cui piace ascoltare, perciò immagina giusto qualcuno che si lascia rapire da uno scritto e piano, piano sente salire un senso di struggimento per le tue parole.
Avrei avuto veramente voglia di tenerti abbracciata per un po',anche se non ci conosciamo(ma che importa?), offrirti un luogo dove "fare nido" o "fare covino", così, senza trucco e senza tacchi alti. Se non sembrasse eccessivo ed equivoco vorrei dirti che in quei momenti ti ho proprio amata, perciò ti dirò solo che ti ho voluto bene, a te, al tuo corpo, alle tue parole, alla tua fragilità e alla tua forza. E' chiaro che non è questione di pietismo.
Vedo e comprendo il tuo percorso fino alla tappa imprescindibile del "ama te stesso". Beh, io comincio a pensare che da qualche parte si nasconde un grande imbroglio. Mi spiego: sono portato a pensare che questa vita sia come una grande rappresentazione teatrale, o cinematografica secondo i gusti, in cui siamo chiamati ad assumere un ruolo.
Oggi che tutti dicono "sii te stesso", "..sono soddisfatto perché sono stato me stesso..", " io sono fatto così ", sono sempre più convinto che non esiste un "essere se stessi" unico e inamovibile. Noi cambiamo, anche radicalmente, ad ogni nuovo incontro, ad ogni nuova situazione che la vita ci presenta, siamo persone che cambiano senza per questo peccare d'incoerenza e senza il sentimento di tradire il nostro essere. Noi cresciamo, anche attraverso gli errori, cresciamo.
Non esiste una verità unica, una vita da capire, è solo questione di prospettive e di modi d'interpretare la vita stessa, e questo è molto personale. Sono convinto che conosci bene la differenza fra capire e prendere coscienza.
La prima può essere immediata, la seconda segue strade più misteriose ed arriva quando meno te lo aspetti.
Tutto sarebbe semplice se non contiamo il fatto che la nostra vita interagisce ogni giorno con mille altre.
Chi si prende la responsabilità di rischiare una vita fatta di solitudine solo per non aver accettato nessun compromesso che ci avrebbe avvicinato e fatto mescolare con gli altri abitanti di questo pianeta?
Ma anche questo vuol dire essere se stessi: saper coniugare i propri desideri e i propri bisogni con quelli degli altri, consci di farlo e, ti dirò di più, contenti di farlo. Se cominciassimo a prendere la vita come un gioco?
Insomma, tutto sembra spingerci verso un'individualismo sfrenato. Ho sempre odiato "il sano egoismo". Non vuol dire niente e serve solo nel nostro sistema economico a vendere di più.
Non siamo nati per bastare a noi stessi. Non possiamo prescindere dal rapporto con gli altri.
Il lato "malato" è quello che ci spinge ossessivamente ad annullare i propri desideri per appagare quelli altrui, modo di agire più inconscio che consapevole.
Certo che rincorrere sempre l'intuizione di quale maschera gli altri vogliono che indossiamo è infinitamente stancante. E' anche insostenibilmente doloroso.
E' probabile che quando siamo nati ci abbiano fatto gentilmente dono, insieme a cervello e corpo, di un senso di mancanza interiore, un buco affettivo-emotivo che noi cerchiamo disperatamente di riempire.
Esistono tanti modi: chi predilige l'alcool, chi il lavoro, chi il sesso, chi la droga...le dipendenze esistono per questo no? Anche quelle socialmente accettabili.
Una moderata dipendenza non fa poi tanto male.
Tutto sommato io continuo a pensare che in amore, in un rapporto di coppia 1+1 fa 2, non 11, magari non per tutta la vita ma..quien sabe.
Lo so, sono un po' lungo, ma spero di non fare la figura del cugino saputello che ha preso la laurea per corrispondenza (infatti non ho lauree).
Quindi a questo punto tiriamo le somme: che facciamo?
Dopo essere arrivati a volerci un po' più bene, essere passati per l'accettazione di quello che siamo stati-siamo-saremo, potremmo anche spingerci a perdonarci quello che qualche volta non ci piace di noi. A me, se sono in una buona giornata, viene da ricordare magari un'occasione in cui ho fatto una figura di merda e in modo spontaneo mi viene da ridere e mi mi dico "che stupido" da solo.
Hai già trovato un tuo rituale. Sono belli i riti, sono dei paletti che ci danno memoria. Ad un corpo nuovo puoi associare un'anima nuova.
Vabbè, non so cosa ti arriverà di questo commento al post. Giudicherai tu.
Il primo commento ricordava "Creatura di sabbia" di Tahar Ben Jelloun. Condivido. Io lo farei seguire dal continuo, per me ancora più bello, che è "Notte fatale".
Ed un'ultima cosa: a me piacciono molto di più le donne con poco seno (una seconda non è poi male) e siccome mi diletto nella pratica dei massaggi, trovo le plastiche al seno magari carine alla vista, orribili al tatto; sono sincero. Poi vuoi mettere, sono le tue.
Bisous
ps: non passava perché troppo lungo. Ha ragione!
@Balibar: tu non mi hai scritto un commento, ma una lettera. Una lettera bella, grazie. Grazie tante.
Fammi un pò di spazio lì sul divano che mi raggomitolo sotto di te, stasera. :-)
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