lunedì 5 ottobre 2009

Vivere nelle sabbie mobili

Punta Ala, 4 Ottobre 2009
foto by Lindalov

...Quella sera si mise a sfogliare un libro di test per l'ammissione all'Università di tanti anni prima e trovò sottolineata più volte questa frase: le persone che non riescono a trovare la soluzione non sono più stupide di quelle che ce l'hanno fatta, ma hanno espresso soltanto una fissità funzionale maggiore.

Se ne era totalmente dimenticata. Rileggerla nuovamente la sollevò non poco.

Lei aveva decisamente una fissità funzionale e dimenticarselo aveva significato vagare per anni in un labirinto senza aria e senza via di uscita.
Doveva assolutamente allenare quella mente ripiegata su se stessa ad uscire dagli schemi a circuito chiuso che aveva. Decise quindi che un ottimo punto di partenza sarebbe stato quello di darsi sempre un'alternativa, sia di pensiero che di azione.
Bastava che si ricordasse "di ricordarsela", quell'alternativa, così avrebbe sbloccato quella fissità mentale che la rendeva ansiosa e che la faceva stare male più di ogni altra cosa al mondo.

Spesso piangeva senza motivo apparente e conviveva con questo stato dandogli nomi diversi: depressione, tristezza, infelicità, sfortuna, sfiducia, insoddisfazione, mondo crudele, sindrome premestruale. Solo di recente comprese che soffriva di ansia.
Infelice qual'era pativa l'ansia eppure quando era contenta ne soffriva. Per chi le stava vicino rappresentava un gigantesco paradosso, lei questo lo sapeva benissimo, e non tutti avevano la pazienza di sopportare tali isterismi.
Nelle sue condizioni ansiose, così come nei suoi attacchi di angoscia oppure nei suoi repentini sbalzi di umore perchè permalosissima, agiva d'impulso, istintivamente e sebbene consapevole delle conseguenze vi trovava sempre qualcosa di familiare, di sadomasochistico, nel ripetersi.
Abbandonare la via che conosceva meglio, seppur sbagliata, era per lei pressoché impossibile.

Apparentemente non c'era una causa specifica e tutto la rendeva ansiosa, tutto le creava problemi enormi, tutto le provocava scompensi smisurati: il dover programmare un viaggio, prendere la metro, arrivare tardi in stazione, preparare una cena, scegliere un capo d'abbigliamento da acquistare, un esame, guidare l'auto, un sms ricevuto un pò più tardi del solito oppure ricevuto troppo prima o non ricevuto affatto, un uomo felice o infelice o innamorato oppure non innamorato affatto.
Le dava ansia una cosa, così come il suo esatto opposto. Le procurava ansia una cazzata da niente come un problema gravissimo, nella stessa misura.

Solitamente ne soffriva quando si trattava di agire sotto condizioni e tempi diversi rispetto a quelli abituali, quando non aveva familiarità con quello che doveva intraprendere, decidere, dire.
Sapeva benissimo che non le manacavano le capacità per fare o per dire. Semplicemente se non rientravano nella routine del suo quotidiano la sua vita si stravolgeva senza tregua.
Per stare calma avrebbe dovuto vivere una vita imperturbabile, scandita da abitudini ben definite e senza cambiamenti repentini; era necessario che vivesse relazioni sociali e di amore che le garantissero piena fiducia, affetto e comprensione. Bisognava che vivesse in un ambiente che la proteggesse e che filtrasse ogni informazione proveniente dall'esterno in modo da darle il tempo necessario ad interiorizzarla così da non incrinare quell'equilibrio precario su cui poggiava il suo sistema nervoso.
Tuttavia appena la sua vita era scandita dalla tranquillità e dalla pacatezza lei sclerava perché sapeva benissimo che non avrebbe resistito per molto.

Non sapeva quello che voleva. Non lo vedeva, in realtà.

Riprese in mano il vecchio libro di test e trovò sottolineate un altro paio di frasi:
"L'energia anziché essere rivolta alla soluzione del compito viene rivolta su se stesso. Il candidato ansioso quindi trascura i dati, li interpreta male, non capisce il senso delle frasi che contengono delle subordinate, si confonde, ed innesca un circolo vizioso che si autoalimenta all'infinito. [...] L'ansia rallenta la prestazione, il che alimenta ulteriormente l'ansia perché ci si preoccupa di non riuscire per mancanza di tempo, e via dicendo fino a provocare un vortice emotivo paralizzante."
Sì. L'ansia era paralizzante.
C'é chi deve fare mille cose per non fermarsi a pensare. Lei era abituata a pensare sempre e comunque a se stessa: alle cose che non andavano bene nella sua vita, a quanto fosse insoddisfatta, a quanto fosse sfortunata, all'impossibilità di trovare una soluzione, alla paura di fallire e di mettersi in ridicolo. Era paralizzata dai mille pensieri che aveva.
A volte riusciva a svincolarsi da questi "tornado della mente" e per un pò scompariva, stava per fatti suoi. Di solito se ne andava al mare. Le sue fughe solitarie le erano di grande sollievo: poteva implodere senza danneggiare nessuno.

Quella sera si disse che stare il più possibile senza pensare l'avrebbe aiutata. Agire era la soluzione. Era indispensabile quindi darsi da fare a riempire le giornate con attività che potevano darle piccole soddisfazioni e renderla utile a se stessa.
Avrebbe dovuto lavorare sodo, parlare molto con chi le stava vicino perché la capisse, cercare di ragionare prima di dare spazio all'istinto e all'impulso.
Sarebbe stato difficilissimo: cadere vittima di se stessa e piangersi addosso era confortante così come scaricare la colpa sugli altri dimostrando con successo che il mondo ha congiurato contro di te e che proprio per questo motivo non si può fare mai niente per cambiare. Aspettava che la fortuna le cadesse dal cielo ma siccome era sfortunata, come spesso sosteneva, non poteva fare niente per provare a fare di meglio.
Era la più pigra delle pigre e se ne vantava: non avrebbe sbagliato un colpo e sarebbe riuscita a sgamare il giudizio a cui dava più peso, il suo.

Scese dal letto e ripose il libro di logica sul baule in fondo alla stanza. Prese il cellulare e accese il display. Sapeva che non le erano arrivati dei messaggi ma oramai era diventata un'abitudine controllare il telefono ogni due per tre. Le piaceva pensare che forse lui le aveva scritto mentre a lei era sfuggita la vibrazione che segnalava l'arrivo dell'esse-emme-esse. Ad essere sinceri la sua stava diventando un'ossessione: lo sentiva di meno e i suoi messaggi si erano diradati. Aveva il dubbio di aver commesso una gran cazzata e se ne pentì amaramente.
Giusto una settimana prima lei lo freddò con le sue solite ansie e preoccupazioni: Forse bisogna andare un pò più piano, non so. Così non ce la faccio gli disse, e lui, per farla felice, la assecondò.
"Non capisco perché debba fare sempre quello che gli dico" mormorò a voce bassa.
Perché si sentiva angosciata? Cosa c'era che la tormentava?
Non ce la faceva perché la sua vita si stava stravolgendo e una relazione di coppia supponeva tradire quella che aveva da anni con la sua ansia. Significava cioé dover dedicare del tempo non più alle sue preoccupazioni, ai suoi tormenti, alle sue angosce; piuttosto voleva dire dedicare quel tempo lì ad imparare a gestirle ed a trovare il giusto compromesso con se stessa. Significava non essere più egoisti e rivolgersi finalmente al mondo esterno, fatto di uomini, donne, relazioni, lavoro, fatto di vita.
Avrebbe voluto tanto sentirlo vicino, come prima, ma aveva timore di confessarglielo. Era stata proprio una stupida. L'ansia di fare qualcosa, qualcosa che non sapeva bene ancora cosa fosse, la angosciava ma così, in quello stato che la bloccava e le afferrava la gola fino a non farla respirare non ci voleva stare più. Si tormentò ancora un poco il labbro inferiore e poi fece quello che doveva fare: lo chiamò.
-"Ciao amore!" le rispose lui col tono allegro di sempre.
Appena sentì la sua voce tutti quei brutti pensieri volarono via e non si ricordò nemmeno perché lo avesse chiamato.
Come sempre si sentiva felice, al sicuro, a casa.



31 commenti:

Laura ha detto...

Linda, ti ho letta... E mi sono anche specchiata in queste sabbie mobili. A dire il vero.

SCIUSCIA ha detto...

...autobiografico..?

Lindalov ha detto...

bé si, Sciuscia..

Lindalov ha detto...

Allora mi capisci, Laura.

dark0 ha detto...

onore a te linda, e non aggiungo altro.

Lindalov ha detto...

Grazie, Dark0. Grazie.

Pupottina ha detto...

O_O
mai rispolverare vecchi libri!!!

balibar ha detto...

Superba!
Forse qualche tuo fedele lettore/trice brontolerà rimpiangendo dildi e fruste. Ma tu sei già oltre.
Talmente precisa che potrebbero ricavarci il nome di una sindrome.
Ma farlo sarebbe banalizzare, generalizare il carico di sentimenti, così intimi, che regali.
Riesco solo a lasciarti un'impercettibile carezza.

m ha detto...

E' sempre così toccante ciò che scrivi, parole dense di sentimenti e di verità. Bella.

peppermind ha detto...

Che ansia, zesù...

Vale ha detto...

Forse non al 100%...ma al 90% sembra che parli di me. Scusa il mio protagonismo, che poi in realtà non è protagonismo ma un modo di dirti "Azz, abbiamo un sacco di cose in comune. Soprattutto l'ansia"
A parte questo, è un post bellissimo. E tra le altre cose, scritto divinamente.
Grande!

scrittiapocrifi ha detto...

Apperò. A volte le soluzioni migliori sono anche le più semplici. Le pippe mentali sono un lusso da ricchi.

Anonimo ha detto...

ok però ora ridi:

http://img33.imageshack.us/img33/1236/bathingsuit80422722.jpg

Lindalov ha detto...

ahahah...comodo!!!

libero ha detto...

è sempre sorprendente scoprire quanta interiorità si può scovare negli altri ,come quanta attenzione si può dedicare a queste pratiche.
credo che il tutto dipenda dal piacere nelle forme più sottili , di cui sia sempre più bisogno.

ciao ciao

Vittoria A. ha detto...

Ciao! Sono passata a salurati approfittando di un computer! Bellissimo post, mi ci sono anche rivista!

Mari ha detto...

Io.

sassicaia molotov ha detto...

Non vedo l'ombra di voglia di risolvere la questione.

Sarà una sensazione.

Comunque non preoccuparti, anche nel mondo reale pare vada così.

strega61 ha detto...

... ripeto: grazie a splendido ti ho letto e penso che lo farò spesso e MOLTO volentieri

besitos

Bad Hands ha detto...

a volte si ha l'impressione che la scuola non ci insegni un cazzo. e forse è vero... ma il materiale basta riprenderlo in mano qualche anno dopo, leggerlo con la propria testa, e la lezione c'è sempre!

modesty ha detto...

ok.
è ora che io ti seduca.
:) love mod

Lindalov ha detto...

Bene, così c'ho pure l'ansia da prestazione!

Micha Soul ha detto...

"Ciao amore!" le rispose lui col tono allegro di sempre.
Appena sentì la sua voce tutti quei brutti pensieri volarono via e non si ricordò nemmeno perché lo avesse chiamato.
Come sempre si sentiva felice, al sicuro, a casa."

è questo ciò che conta. In fin dei conti. Un abbraccio forte a anche a te compagna di ansie...

Gary Coopo ha detto...

oh ma siamo tutti uguali allora .. così non c'è gusto però!

ps - sto cazzo di filtro per i commenti (lo togli peffavore?) come parola di verifica mi chiede di scrivere "colite" (giuro) .. dici che c'è un nesso?

Chica ha detto...

Linda, scusa..non c'entra con il post ma, cos'è quella cosa "Love design"??...giuro...ho provato anche a girare il monitor sottosopra ma...niente, nada,, niet..non capisco...sigh!!:(

Lindalov ha detto...

eheh.. non te lo dico..

Chica ha detto...

miiiiiiiiiiii...che cazzimma c'a' tieni!!!:D

Bisbiglio ha detto...

mi sento meno strana...
...peccato però che le distrazioni non bastino e che quei pensieri finiscono sempre per tornare...

...peccato...
bacio.

GoDoG ha detto...

ne ho conosciuta una così... forse l'ansia passerebbe se solo si mettesse in conto il dolore che si reca agli altri...
oppure anche questo fa aumentare l'ansia?

Vale ha detto...

grazie per la foto... è un bel ricordo :))

e grazie per la bella descrizione dell'amica ansia... che non è vero che a me mi viene se ho meno di 2 cose insieme da fare! ;)

sassicaia molotov ha detto...

Le persone ansiose sono fondamentalmente delle gran rotture di coglioni bisognose di trovare il proprio atto psicomagico.
Dopodichè continueranno a rompere i coglioni su quanto sia stato benefico l'aver trovato il proprio atto psicomagico.