lunedì 30 marzo 2009

sabato 21 marzo 2009

Incontinente incontinenza

Sono già due mattine che in negozio faccio la pipì e che mi asciugo prima di averla fatta tutta.
Di solito strappo la carta, la piego a doppio strato e poi la passo lì, sotto al clitoride. Premo per assorbire e poi in due colpetti la tiro via strofinandola verso l'alto.
Invece le ultime volte un pò per la fretta oppure perché sono sovrappensiero, non lo so, mi son ritrovata ad asciugarmi la fica che ancora spruzzava due goccioline di pipì. Proprio nell'attimo finale, quando l'uretra rilassata e aperta langue di piacere.

...Il bagno in penombra, così dalla porta a vetri non si vede cosa sto facendo; il busto chinato in avanti mentre divarico le gambe per restare in equilibrio; la schiena leggermente inarcata così da centrare meglio il buco del cesso, che se la pipì scende a razzo sulla ceramica mi schizzo le cosce, i pantaloni e tutti intorno visto che la tazza é alzata; l'uniforme di lavoro calata a mezza coscia lasciandomi seminuda, con il fondo schiena esposto all'aria gelida che soffia dalla finestrella in alto, che ho lasciato aperta; la porta socchiusa: dalla fessura si intravedono i due colleghi in fermento e si percepisce il brusìo dell'ora di punta...
Lì, esattamente così, mentre mi piscio su due dita della mano, ho avuto il mio déjà vu proustiano.

Mi son ricordata della prima volta che sono venuta e ho schizzato sulle lenzuola. Erano le quattro del mattino di fine agosto del 2003.
Io venivo fuori da una relazione di cinque mesi dove funzionava tutto tranne il sesso. Mi bastava star seduta su di una sedia ben imbottita con una gonnellina leggera per arraparmi di brutto. Così, quando F. mi invitò a cena, mi ci fiondai di corsa.

Io e F. eravamo già amici da qualche tempo. Ci eravamo sempre piaciuti ma non avevamo mai avuto l'occasione per conoscerci meglio. Trascorremmo quel nostro primo appuntamento a cena in una osteria del centro chiaccherando senza sosta e dandoci sotto col Morellino.
Poi ci richiudemmo in camera mia quattro ore dopo, senza più dire niente, senza più parlare: solo baciarci, osservarci, leccarci, assaggiarci, toccarci. Mi palpò succhiò accarezzò strofinò sditalinò per ore. Si fermava, mi coccolava, poi riprendeva, si fermava, mi coccolava e poi riprendeva: un continuo ed altalenante atto masturbatorio. Quello di cui avevo bisogno.
Era Sabato. Avevamo tutto il tempo per noi e lui me ne stava regalando uno tutto da ricordare.

Quando successe stavamo uno di fronte all'altra, seduti sulle ginocchia, vicini al bordo del letto. La sua mano sotto di me e io appoggiata sopra. Le sue dita dentro.
Ricordo che distesi le braccia indietro, per trovare equilibrio, e che poi allungai il bacino in avanti più che potei, per offrirmi a quelle dita instancabili che si muovevano in un modo del tutto nuovo. Mai mi avevano toccato così.
Ad un certo punto lui decise: si mosse più rapido, più veloce, più frenetico. Io sentii caldo, sentii struggere, cercai di resistere, chissà perché poi perché sempre questa resistenza questa paura questo corpo che si nasconde che si richiude su se stesso... Paura di morire?... Sconfitta, esausta, mi lasciai andare. Ed eiaculai sulla sua mano, sul suo polso, sulle lenzuola. Sospirai forte, e venni.
-"Scusa! ..Oddio.. ma ho fatto la pipì?!" Balbettai, allungandomi per annusare. Sconvolta non so se dall'orgasmo, dalla pozza, dal vino, o da lui.
-"No.. non é pipì!" Mi disse sorridendo "Sei venuta. Hai eiaculato. Ci son donne che lo fanno.. non é niente di male, anzi.."
Poi mi distese e si sdraiò sopra di me. Mi penetrò piano. Lo accolsi rilassatissima, calda e bagnata. Lo sentii tutto, fino in fondo. Lui venne subito. Sulla pancia.
Ricordo ancora il colore di quell'alba, della stanza, di quella mattina nuova. Ricordo che pensai che niente sarebbe stato più lo stesso: da allora avrei dovuto scusarmi e cambiare le lenzuola tutte le sante volte. E trovare un'assicurazione che rimborsasse una eiaculatrice-bagna-tessuti.

-"Qua alla cassa é un disastro, hai fatto?" mi urlano dal bancone.
-"Sì, scusate, arrivo subito é che non trovavo la carta.. Arrivo, cazzo, arrivo!"
Allora ristrappo un altro pò di carta e mi riasciugo, premendo bene, ma solo dopo essere sicura di averla fatta tutta. Mi strofino rapida ed eccitata. Tiro lo sciacquone e mi rivesto. Mi insapono bene le mani e le sciacquo. Saranno anche stupidi e, a volte, insolenti i miei clienti ma non si meritano le mie dita collose*.
F. sì, penso.
F. si meriterebbe un bel dito colloso: ha aperto un rubinetto che non ha più chiuso.
Mi controllo allo specchio ed esco.

La lunga coda dei soliti affamati mi aspetta.







*La nota a fine pagina non ci sta granché bene ma ci tengo a precisare che noi in negozio usiamo sempre i guanti in lattice quando tocchiamo generi alimentari e ogni volta che ce li togliamo ne usiamo di nuovi. Ecco. Giusto per dire.

mercoledì 18 marzo 2009

Manhattan

Forse non esistono legami profondi, ma solo legami diversi.

Mariel Hemingway a Woody Allen in Manhattan, 1979.

domenica 15 marzo 2009

Aldo Carotenuto


"Amare soltanto quando ci possiamo fidare significa restare bambini"*





*Aldo Carotenuto, Eros e pathos. Margini dell'amore e della sofferenza, pag. 93

sabato 7 marzo 2009

A favore della castrazione. E dello stupro.

Una settimana fa circa entrano in negozio due americane, una sulla quarantina l'altra molto più giovane. La tipa più grande, quella che ordina, parla molto bene italiano. Mi chiede un sandwich make my own ovvero un panino non della lista ma fatto a modo suo: gradiva mescolare degli ingredienti a piacere.
"Mi sono rimaste solo delle baguette, va bene?"
Lei acconsente e poi elenca dapprima la salsa piccante dopodiché le verdurine, tra cui i funghi porcini.
Io le dico che purtroppo non si mescolano i funghi porcini con la salsa piccante e che se lo desiderava, visto che avevo già spalmato la salsa, poteva o cambiare panino e scegliersi i porcini con gli abbinamenti giusti oppure continuare a farcire quello con la salsa piccante ma senza i funghi. Pensavo di fare la cosa giusta. E avrei buttato via un panino inutilizzabile, tra l'altro.
Invece lei mi scruta col sopracciglio rialzato e insiste, con tono infastidito:"Ma io ci voglio i porcini."
Più avanti ci sono un kebabbaro e una gastronomia: vattene lì a chiedere il tuo panino merdoso con nutella e rafano ho pensato, senza dirlo.
Ora, noi siamo famosi per gli abbinamenti sfiziosi e per mantenere alto l'onore italiano in materia di cibo pur lavorando con anglosassoni. Da noi é vietato mescolare nello stesso panino l'aceto con i porcini, il salame piccante con il tacchino arrosto, il prosciutto di Parma con la salsa marinara (ovvero passata di pomodoro e aglio) ed il pesto e, come hanno chiesto oggi, il tonno con le patate fritte anche se poi chi l'ha chiesto era italiano.
Io, invece, sono famosa per prendermela subito, per fare di un fatto banale un fatto personale, per sapermi rovinare la vita con molto poco.
In quell'attimo di tensione sospeso e immobile, dove ho creduto di aver visto ruzzolare un covone nel deserto assolato poco distante da noi, il mio terzo occhio si é illuminato e così, immediata e salvifica, ho visto aprirsi davanti a me la possibilità di uscire dal circolo vizioso della polemica e della permalosità:
"non metterla sul piano personale.. tu puoi migliorarti.. rompi il circolo vizioso.. sorridi e dille che va bene.. per lei farai un'eccezione.. una coscienza matura, la tua, ti ha dettato la via giusta.. accoglila e superati.. vai oltre.. CHE CAZZO TE NE FREGA.. non metterla sul piano personale.. tu puoi migliorarti.. rompi il circolo vizioso.. sorridi e dille che va bene.. per lei farai un'eccezione.. una coscienza matura, la tua, ti ha dettato la via giusta.. accoglila e superati.. vai oltre.. CHE CAZZO TE NE FREGA.. non metterla sul piano personale.. tu puoi migliorarti.. rompi il circolo vizioso.. sorridi e dille
["Buongiorno agli ascoltatori di RDS, vi parlano F.P. e N.S. per le notizie dell'edizione dell'una: Calderoli avanza la proposta della castrazione definitiva per gli stupratori..."]
sorridi e dille.. sorridi e dille.. sorridi e dille.. MAVAFFANCULOVAISTITICA".
Ecco fatto il danno.
Sarà stato Calderoli.
Sarà stata la cliente con i suoi disprezzanti voglio (l'erba-voglio-non-cresce-nemmeno-nel-giardino-del-Re).
Saranno state le due cose combinate assieme fatto sta che ha vinto quella parte di me abituata da tempo a ripetere se stessa.
Che una dipendente di una semplice paninoteca si mostrasse così testarda da non fare quello che una cliente le stava un pò malamente ordinando di eseguire mi é sembrato più allettante che intelligente. E nessuno può immagnare quanto avrei voluto strapparle quel paletto (borchiato) che si ritrovava infilato su per il culo per piantarglielo dritto, e senza mai esitare, nel cuore.
Ma non avendo altra possibilità mi impunto, completamente posseduta dal mio Démone e incapace di nessuna buona azione per il resto della giornata (quando é così infatti non mi alzo mai per far sedere le vecchiette sull'autobus: infilo gli auricolari dell'i-pod, chiudo gli occhi facendo finta di dormire e me ne sto bella comoda e seduta per circa sette fermate). Così, spocchiosa, le dico:
"Guardi, il bello di venire qui é proprio per poter abbinare gli ingredienti e sapori giusti. Il titolare ci ha insegnato come preparare i sandwich, come cucinare i prodotti e come guarnirli per ottenere un prodotto finale sublime ed unico. Non posso mescolare i porcini con la salsa piccante. Sono d-e-s-o-l-a-t-a."
"Ma scusi io pago e se ci voglio i porcini lei ce li mette, ha capito? Guardi che il cliente ha sempre ragione. Sempre!"
E l'amica:"Ohhhu!... What is she talking about? ...It's so weird!"
"No, non é strano per noi italiani. Lo é per voi americani. It's your american way, not our way."
"Maleducata!"
"No, adesso non sono maleducata, sto adottando il french way. E' mai stata a Parigi? Lì sì che trattano bene gli americani."
Ci sarebbe bisogno di stuprare più pensieri e castrare più voci.
E io di prendermela meno. O provare a fare un panino con i porcini e la salsa piccante, chissà che non sia squisito.