lunedì 27 aprile 2009

Lezioni di Scienze

"Il sesso, come ho già detto, si può riassumere in tre P: procreazione, piacere e premio. Se la si considera nel lungo periodo, cosa che conviene sempre fare, la procreazione é di gran lunga la più importante di queste funzioni, visto che senza procreazione non ci potrebbe essere continuazione della razza... Così l'orgasmo femminile é semplicemente il culmine nervoso dei rapporti sessuali... e quindi é comparativamente un lusso, dal punto di vista della natura. Si può considerarlo una specie di premio, di regalo, come quelli che distribuiscono insieme alle scatole di fiocchi d'avena. Se il regalo c'é, tanto meglio, ma i fiocchi d'avena restano buoni e nutrienti anche se non c'é"
Madeline Gray, La donna normale, 1967



La mia vita sessuale di adesso guarda al mio passato con aria di sufficienza da quando leggendo Shera Hite e Madeline Gray ho scoperto che non devo stare più in ansia
  • se con le gambe divaricate alla Heather Parisi, la testa tra le ginocchia indolenzite, i piedi incrociati dietro il collo a mo' di guscio di tartaruga, non ho orgasmi vaginali per giunta multipli,
  • se mi si é spellata la vagina a forza di far grattare punti insesistenti,
  • se non vengo insieme a lui, anzi, no: se quando lui mi sussurra eccitato voglio vederti godere voglio sentirti venire perdo la concentrazione e simulo perché mi mette ansia e a comando io non vengo più,
  • se alla domanda ma sei vaginale o clitoridea io vorrei rispondere "Ma sei scemo o solo una testa di minchia scappellata?" e poi aspettarlo al varco e nel primo momento d'intimità con un bel dilatatore anale di 20 cm chiedergli "Ma tu sei prostatico o vieni di pisello?" Potrei azzardare già la risposta.
Sì, la pace dei sensi é arrivata quando poi ho capito la cosa più banale e semplice del mondo e cioé
che gli organi genitali sia dell'uomo che della donna hanno le proprie caratteristiche fisiche e funzionali dislocati in punti totalmente diversi.
Voglio dire che dove stavano il pisellino o la passerina lo sapevo, e quasi anche il buchino per la pipì (credevo fosse più sotto di dove invece é).
La cosa si é sempre fatta più complicata nello spiegare dove sta l'organo del piacere femminile, se esiste e se sopratutto se ce ne sono uno due o centomila.
Alcune donne sono mal informate sulle proprie caratteristiche fisiche al pari di certi uomini, potrei dire quelli con cui sono uscita io ma lasciamo perdere. Non solo, credo che non lo siano nemmeno sugli uomini. Se ce ne andassimo a gironzolare per bar a chiedere a cosa serve la prostata, a cosa servono le palle, cos'é la fellatio, da dove escono lo sperma e la pipì le risposte sarebbero ugualmente scorcentanti.
Quindi non fraintendete: non é nel mio interesse fare la paternale a nessuno sbraitando le donne sono delle grandi, gli uomini tutti stronzi o viceversa. Ne approfitto solamente per fare chiarezza in mezzo a un mare di discorsi inutili e di dubbi mai espressi, ecco. Di sicuro nessuno ha bisogno di questo post ma io, comunque, la mia la dico lo stesso. Poi, fate voi.

Se per prima la donna non ha ben chiaro che non esistono altri clitoridi all'infuori di quello (o era Dio? Forse Dio é un clitoride, chissà) e se l'amica dell'amica la smettesse di dire tutta orgogliona che ha avuto col nuovo boyfriend i suoi primi orgasmi vaginali lasciandoci più perplesse di prima (già si fa fatica con quell'altro, di orgasmo, poi ti dicono che ce ne é pure un altro... oh, mettetevi d'accordo) essa, la donna dico, non saprà mai dove guidare il proprio uomo, perso e inebriato da secoli nelle sue schizzate facili ed egoiste.
E non troverà mai né il coraggio né la certezza per dire alla Titty, amica della Francy: "A fata, ma che cazzo stai a dì?"

Vi svelerò che l'orgasmo vaginale non é altro che un orgasmo prodotto dal clitoride stimolato indirettamente e proporzionale alla radice quadrata di trecentoventi fratto quattro logaritmo di 2x dove x tende a zero.

Scherzo.

Per dirla tutta é come quando ti scervelli sul perché non ti richiama.
O sul significato intrinseco ambiguo e nascosto di un sms qualunque... o sulle strategie del quando é meglio richiamare e quando é meglio non richiamare ed invece la risposta é semplice-semplice: non ti chiama perché ha da fare o non ti stava proprio a calcolare; il messaggio é solo quello che leggi sennò vuol dire che é un ignorantone o una zoticona; chiama se ti va e falla finita.
Cosa-dire cosa-fare cosa-pensare deve essere solo una conseguenza. Non si può vivere aspettando che l'altro ci dia l'occhéi per farlo.

O ancora: sul perché la donna dopo il sesso o l'amore -mentre lui vorrebbe solo svenire- implora coccole, attenzioni e una eloquente risposta alla domanda
-"A che cosa pensi amore?"
-"A niente..."
-"Dormi?"
-"No, riposo le palpebre"
Ebbene una semplice verità é che lei non é venuta. Sennò invece di agitarsi più di prima e di pulire il bagno alle tre di notte dormirebbe come un angioletto.

...Basta con la settimana enigmistica, con unisci i puntini e scopri dove c'ho uno dei miei clitoridi;
...Basta con la hostess che indica segui le freccie, le porte laterali di entrata, quelle sul retro di uscita, tira lì, soffia là, prova a metterlo qui, rigirami cosà.
...Basta con le sere in cui mentre lui focoso ti cavalca tu ti dai lo smalto.
...Basta con i dubbi e le figure di merda.

Mentre gli uomini dispongono di un unico membro che assolve tre funzioni diverse quali secrezione, riproduzione e piacere (non contate le palle e la prostata che sono marginali al discorso in questione) la donna ha tre -e dico tre- apparati in tre punti diversi: vagina per riprodursi, uretra per pisciare, clitoride e parte esterna della vulva per godere.
Siamo più complicate certo ma anche capaci di fare più cose nello stesso tempo. Vedi qua che roba.
La sfiga é se hai il clitoride un pò più distante dalla vagina perciò, anche se stai sopra, ti devi stofinare parecchio di più.

Citando Valerié Tasso vi dico che il clitoride misura tra gli undici e i tredici centimetri quindi si può dire che alcune donne fanno veramente a gara a chi ce l'ha più lungo coi maschietti meno dotati (io non ci sarò già più a questo mondo il giorno in cui daranno la notizia che una mattina, a scuola nell'ora di ricreazione, una bambina prodigio di dodici anni si é alzata la gonna e insieme ai ragazzetti della classe ha fatto a gara a chi ce l'aveva più lungo. Una così vincerebbe La Fichetteria, Il Glande Fardello, L'isola dei Formosi, La Topa, e il concorso di Sveltine tutti assieme).
Ha la forma di amo con due radici. Assomiglia ad una "y" al contrario nella quale la linea comune é molto breve e sorge perpendicolarmente a biforcazioni molto lunghe. La parte esterna é il glande e il tronco del clitoride che non si vede perché é coperto dal cappuccio retrattile che copre completamente il glande, a meno che non si ritiri. Entrambi, il glande ed il tronco, rappresentano la linea comune della immaginaria "y" rovesciata. Le radici scendono a circondare entrambi i lati della vagina. L'elemento autenticamente significativo del clitoride, con la sua complessa rete di terminazioni nervose, é che é disegnato esclusivamente per procurare piacere. Il clitoride sta al piacere come il neurone sta al pensiero*.

Si può dire pertanto che fisicamente siamo uguali ciò che cambia sono i centimetri, la locazione, la forma: la donna si apre e accoglie; l'uomo si impenna, prende la mira e conquista.
Quello che assolutamente ci rende unici e quindi diversi gli uni dagli altri é la mente con la sua memoria (é ciò che dà percezione di sé), il suo bagaglio di esperienze, di emozioni, di intelligenza, di formazione, di sensibilità, di empatia, di creatività e di fantasia.
Credo che ciò che differenzia una buona scopata da una brutta scopata siano l'intento (se egoista, generoso o procreativo) e il giusto incastro fisico (accoppiereste mai un alano con un chihuahua?). L'Amore poi é il collante che fa star insieme l'intento e l'incastro, a volte pure sbagliato.
L'Amore sublima tutto, é un mistero anche ai propri occhi e ci fa resistere in intenti impossibili oppure credere agli incastri sbagliati.

In conclusione, visto che la donna é in svantaggio perché c'ha tutto sparso a destra e a manca, é lei che deve capire cosa ha a disposizione, se lo vuole usare e di conseguenza scegliere come fare a usarlo perché chi ha avuto tutto facile sin dalla nascita crede anche ingenuamente e senza colpe che tutto gli sia dovuto.

"E' difficile fare sesso. Ma bisogna provare a scopare felici lo stesso"

Adesso vado a masturbarmi perché sono clitoridea.

mercoledì 15 aprile 2009

E' tutto un lamento

Iniziano le belle giornate e come tutti gli anni ho i miei piccoli riti che festeggiano l'arrivo della primavera: il cd dei YoLaTengo verso sera e i Nouvelle Vague o i Counting Crows la mattina, la prima uscitina con le Hawaianas (fornaio-edicola-cappuccino in terrazza-ritorno. non di più. é solo un rodaggio), lavare il giaccone di piume d'oca, ordinare il primo gelato, essere allegra, sorridere spesso, sentirmi più leggera.

So che in realtà é tutto un processo inconscio che mi fa credere che sono splendida e splendente quando invece la leggerezza d'animo é solo dovuta al tuffo in cera, il sorriso smagliante all' igiene dentale, le infradito alla pedicure, le pulizie di casa alla troppa luce che evidenzia lo schifo accumulato nell'inverno, la musica di rito all'idea che ancora ho vent'anni e devo preparare macroeconomia e diritto costituzionale. Insomma: tutto è 'na farsa, niente per dono di natura.

Ora più che mai é il momento della verità, delle spese, e delle corse ai ripari. Un momento cruciale nella vita di una trentenne come me perché si notano di più le rughe e si deve scendere a patti con il proprio orologio biologico che, inevitabilmente, é iniziato a retrocedere già cinquebarrasei anni prima quando silenziosamente si inziava ad invecchiare ma a nessuno importava perchè la vita era bella e l'euro ancora non era entrato in vigore.
Quindi la primavera non solo riesce a deprimermi ma é pure la stagione più costosa e impegnativa: cemento armato per tonificare i muscoli, fiamma ossidrica per smussare i difetti e maschera in lattice fatta apposta per me dai creatori di Benjamin Button per avere il viso che desidero. Figurarsi: tra poco ho il primo battesimo della mia vita e non so se mi restano due spiccioli per fare il regalino alla figlia dell'amica.
Ciò significa che la devo smettere di andare alle feste universitarie, di mettere i jeans sdruciti a zampa e di fumare i bonghi: ho l'età delle zitelle invitate ad un battesimo.

Non solo: appena arriva la Pasqua e la luce diventa più forte si notano meglio i difetti del viso: le sopracciglia che ricrescono, il color avorio madreperlato effetto cadavere della pelle e, nel mio caso, la barbetta. Per evitare che si noti spesso adotto l'espressione della riflessiva, quella con le dita che sostengono il mento.
Le mie amiche quando glielo faccio notare dicono che non si vede e che non ci hanno mai fatto caso, che io sono esagerata: sono delle bugiarde. Perché anch'io mento quando nei momenti no vogliono trovare una ragione che giustifichi la loro depressione peraltro ben motivata.
Non lo sopporto il maledetto pizzetto venuto fuori dai maledetti ormoni della pillola. Questo maledetto pizzetto che non levo perché prima o poi farò la maledetta luce pulsata (centocinquanta euro a seduta) ma che invece mi fa schifo e allora lo tolgo con le maledette pinzette ma così quei tre maledetti peli merdosi un pò ispidi che mi son cresciuti sotto al mento -e uno anche sul collo quindi sono quattro- non smettono mai più di ricrescere e, ovvio, di innervosirmi.
Sono così alta(mente) paranoica che sono sicura che anche se li ho tolti, tutto il mondo sa che ce li avevo e che me li sono estirpati con le pinzette.

[Quantomeno ora lo sapete tutti. Che cazzata l'idea del blog di autopsicanalisi. Vado a chiamare il dermatologo e fisso una volta per tutte.]

D'inverno con le sciarpe il problema é risolto.
Poi la sera a casa e nei locali solo luci soffuse che fanno tanto ambient. E mentre si tromba -uomini rigorosamente storditi dall'alcol- si adottano solo posizioni che evitano sguardi languidi ravvicinati e carezze contropelo. Risultato? Sono una donna per niente romantica e che va subito al sodo. Prezzo della prestazione: gratis.
D'estate sono salva: riesco ad ottenere un'abbronzatura fenomenale che copre tutto grazie al betacarotene, allo scrub e alle polveri dorate da stendere sul corpo. E quando scopo almeno mi rilasso un pò. Prezzo della prestazione: almeno cena e dopo cena.
-"Che bella pelle che hai!" finalmente qualcuno disse una volta.
-"Certo, io sono nata con micro perle swarovsky che luccicano naturalmente tra i pori della pelle."

Che dire: l'importante é che non mi venga voglia di fare qualche cazzata. Tipo chiamare per sbaglio il chirurgo della Patti Pravo.
Quando si é disperati si é pronti a tutto anche a comprare i sali anti sfiga della Vanna Marchi, la malva contro il cancro, lavorare al Bagaglino, farsi le foto paparazzate da soli e peggio che mai richiamare un tizio sfigato pur di sentirsi desiderate.





lunedì 6 aprile 2009

A risparmiar non ci si guadagna, fidarsi é bene non fidarsi é meglio, chi dorme non piglia pesci

Qualche mese fa un amico mi consiglia di fare il 730 alla CAAF.
-“Quanto spendi per il 730?”
-“Mi sembra all’incirca 70 euro.”
-“Ma scusa, perché non vai lì, alla CAAF? Spendi un cazzo e fanno veloce!”
A me non sembrava di spendere tanto. C’è chi il Contabile lo paga tutti i mesi e per delle belle cifre.

Io sto attenta a quello che spendo. Per una serie di maligne coincidenze negli ultimi tre anni sono sempre senza una lira. Cerco di ottimizzare, di ottenere il massimo piacere con uno sforzo medio -non dico minimo (non ne sarei capace) ma almeno medio; di accontentarmi, insomma.
In generale le note della mia vita compongono una sinfonia sul tirato andante ma se Dio vuole non guardo mai all’euro, ai due euro, ai cinque euro o ai dieci euro di differenza se questo vuol dire faticare meno rispetto ad un sforzo troppo alto o stare meglio a fronte di un disagio. Chissenefrega, voglio dire.
Tuttavia una settimana fa mi entra in testa di andare in questo ufficio CAAF perché invece di 70 euro potrei spenderne tanti di meno (secondo l’amico) e perché la mia commercialista mi snobba da un po’ di tempo a questa parte (non c’è mai) e per tale motivo fomenta in me istinti sadici e perversi.

La giornata inizia alle sette e trenta e già alle otto meno dieci sono fuori alla fermata dell’autobus. Raggiungo troppo presto il centro e dunque sono in anticipo di un’ora sul mio appuntamento con la CAAF CISL. Decido di prendermela comoda: colazione al bar e giornale.
Alle nove meno un quarto arrivo al numero civico dell’ufficio e aspetto. Alle nove entro.
-“Lei a che ora aveva appuntamento?”
-“Alle nove e dieci, grazie”
-“Ah, sì. Vedo. Per il RED?
-“No, veramente per una dichiarazione dei redditi, il 730. Cos’è il RED, mi scusi?”
-“Eh no, veramente qui c’è scritto RED. E’ per questo che le hanno detto di venire alle nove e dieci: il RED si fa in dieci minuti, il 730 no! Vabé, pazienza, oramai è qui, aspetti pure su queste poltroncine che dopo i signori la chiamo.”
Già è partita male. Alla calabrese del numero verde io avevo detto 730: sette-e-trenta.
Un quarto d’ora, venti minuti, e poi la tizia mi fa entrare. Inizia la trafila e subito si acciglia:
-“Ma qui mancano i dati del suo datore di lavoro! Ma come? Ci sono solo il nome ed il cognome!”
-“Ma guardi io non lo so, me lo hanno dato loro. Suppongo che lo sapranno cosa serve lì sopra. Guardi meglio, magari i dati che cerca sono da un’altra parte.. io non so..” balbetto “Io non..” Mi sento subito in colpa.
-“Sìsì va bene. E’ uguale. Speriamo soltanto che il sistema lo accetti lo stesso… mmmmm… speriamo bene.”
“Porca zozza, il sistema. Speriamo che lo accetti” ripeto, tra me e me. Quel "mmmmm" non promette mica tanto bene.
Passa alla verifica delle spese da detrarre e io intanto inizio a dubitare che la faccenda vada a buon fine.
Non è come dalla mia commercialista bella e borghese nell’ufficio bello e borghese dove tu lasci, lei esegue, tu torni e paghi. Easy and painless.
“Già”, mi salta in mente “E i soldi? Non li ho portati con me. Che razza di cretina. Tutti quei minuti fuori a perder tempo. Potevo almeno passare dal bancomat e prelevare. Sarà anche il CAAF ma mica me la fanno gratis la dichiarazione.”
-“Ma tutte queste spese e nemmeno una fotocopia?” apostrofa l’impiegata, svegliandomi dalle mie divagazioni.
-“No, perché?”
-“Eeee perché perché.. si sbiadiscono tutti gli scontrini mica si vede bene l’importo dei farmaci.. insomma, poi devo fotocopiarli tutti.. fa niente, vado di là, faccio le fotocopie e torno in un minuto.. lei aspetti pure qui.”
Devo essere proprio una stronza, io. Nemmeno le fotocopie ho fatto. Come potevo dimenticarmi delle fotocopie. Potrei anche farmi il 730 da sola già che ci sono. Un bel 730 autocertificato, perché no? Si potrebbe proporre dopo il bilancio creativo, dopo il condono fiscale, il 20% sulla casa, retequattro, Fiorello a Sky e gli impianti di energia nucleare.
-“Senta scusi: ma quanto le devo per il 730?” butto lì quando sta per uscire dalla stanza.
-“Sono 62 euro.”
-“…”
-“La quota bassa è per gli iscritti alla CISL.”
-“Ah. Sìsì va bene va bene.”
Va bene un corno: manco c’ho dieci euro. E poi pensavo che, toh, massimo costasse 40 euro. Vai alla CAAF Vai alla CAAF… ti conviene ti conviene.
La nana dunque esce col paccone di roba da fotocopiare e io, tra l’alone nebbioso di sfiga e la testa tra le nuvole, aspetto.
-“Signorina, signorina! Mi scusi!” una vecchietta mi urla nell’orecchio e con le dita ossute mi picchietta sulla spalla “Senta solo una domanda, io avrei un’appuntamento per le nove e trenta devo fare la dichiarazione dei redditi e l’importo della…”
-“Nono, aspetti, guardi che io mica lavoro qui.”
-“Ah no?”
-“Eh no. Non lo vede che sto dall’altra parte della scrivania?”
Mentre mi volto per risponderle vedo che la fila nel corridoio è triplicata. Di sicuro per colpa mia perché invece del RED c’ho da fare il 730 che mica ci vogliono dieci minuti. Brusii, spinte, domande, informazioni, fogli in mano, ombrelli che intralciano...
lei aspetta qui?.. Per il CAAF di là.. Scusi posso chiederle un’informazione.. La chiamiamo noi stia tranquillo.. Un attimo arrivo subito.. Guardi aspetti qui.. Sportello immigrati di là.. Scusi lei a che ora ha l’appuntamento?.. Io sono senza appuntamento posso aspettare lo stesso?.. Ma qui non c’è nessuno?.. Senta senta.. mi scusi.. senta.. Drìììììn.. Drììììn.. Il nervosismo degli impiegati che cresce proporzionale al panico e all'impazienza dei contribuenti.

Improvvisamente mi manca tantissimo la mia commercialista.
In mezzo al caos, al caldo, alla confusione, ai nervi già tesi di primo mattino io rimpiango terribilmente lei e il suo mondo borghese: l’ufficio silenziosissimo, i mobili d’antiquariato, i tappeti e i quadri pomposi, l’odore di cera per legno, la moquette, le librerie stracolme e ordinate, le segretarie dolci e servizievoli, e poi lei, una super gattona quarantenne tremendamente sexy… capello sempre in piega e scuro ondulato giù fino alle spalle, sorriso splendente, labbra porpora, tacco dieci, tailleur firmato, scollo prosperoso, orologio importante, il trilogy all’anulare, voce calda che non urla mai, che non si scompone mai, che sussurra quasi.
Sì, mi manca osservarla mentre si sporge dalla scrivania con fare sicuro di se… quelle sue gambe lunghe educatamente accavallate.
Io, in confronto a lei, sembro una tamarra qualsiasi.
In quell’edificio, in quell’ufficio, perfino in quella via, sembra che non mi sia fatta mai la doccia, e che abbia qualcosa fuori posto.
Forse sono io fuori posto in questa vita.

Ultimamente se l’è tirata un po’, sua Signoria Contabilità.
E io gliele aprirei a forza quelle gambe educatamente accavallate.
Nel silenzio dell’ufficio e delle stanze attigue, mentre le segretarie picchettano la tastiera del computer, io mi avvicinerei alla sua poltrona di pelle e le alzerei la gonna a tubino e le infilerei il fermacarte là tra le cosce, così, senza pietà; la prenderei per i capelli e la sbatterei a novanta sulla scrivania ordinatissima. Le tirerei indietro la testa fino a farle male e le aprirei le gambe col tagliacarte, graffiandola; poi le sculaccerei le chiappe sode con gli archiviatori.
Le strapperei la camicetta, il reggiseno, le coulotte di seta e le ordinerei, seduta sulla scrivania a gambe larghe, mezza nuda, mentre si strizza le tettone, di pisciare sulla sua agenda piena di impegni.
Ma poi mi ricordo di averla tradita, quella snob, quella stronza che non c’è mai, che è sempre in vacanza, che non ha mai tempo per le mie consulenze. E allora dico che per una volta, solo per una, dovrei essere io lì nel suo ufficio, seminuda, distesa su quella sua scrivania lucida e fredda, mentre mi preme la testa sulla tastiera del pc e con un tacco mi lacera la schiena ringhiandomi:
-”Che cazzo vuoi sfigata lagnona di merda? Ti lamentavi di settanta fottutissimi euro e ora ti ciucci l’impiegata nana… e zitta!”
Sì, me lo meriterei proprio.

Sudo freddo.
Il metro-e-francobollo-steso con i capelli bruciati ritorna col faldone, già fotocopiato. Metto le mani avanti:
-“Mi scusi tantissimo, guardi, lo so, sono veramente una strafalciona ma ho dimenticato i soldi; vede dalla mia commercialista di solito pago dopo. Non è che mentre io vado al bancomat lei magari va avanti con la pratica o con la fila, eh?”
Invece di uccidermi, come pensavo facesse, mi risponde che non c’è problema, che va benissimo. Sorride pure coi dentoni da marmotta.
Allora esco e corro al bancomat più vicino. Arrivo lì con la carta in mano e:

PRELIEVO FUORI SERVIZIO

Vacca Boia, lo sapevo.
Mentalmente ripasso la zona: ci deve essere un’altra banca. Vado al bar all’angolo e chiedo.
-“Il primo bancomat vicino?”
-“ In culandia!” Mi risponde il barista, gaio.
Decido di fare il punto della situazione e trovare una via di fuga più utile possibile:
• nel portafoglio non ho una lira,
• gli autobus di lì non passano,
• un taxi nemmeno per idea,
• sono in ritardo al lavoro,
• il ginocchio fa male,
• sono a piedi,
• ma ho soldi nel cellulare.
Ho dunque due soluzioni, chiamare in negozio, fammi portare i soldi dal capo, in moto, e poi farmi accompagnare al lavoro oppure andare a piedi a cercare lo sportello automatico e arrivare in ritardo.
Chiamo il capo, non mi risponde. Chiamo anche il collega, ma non mi risponde. Non mi resta che farmi il chilometro a piedi, il più veloce possibile e anche se il ginocchio implora pietà. Dribblo una fila di studenti in vacanza e arrivo al bancomat. Sudo e già mi sento zozza ma riesco a prelevare e corro indietro. Supero nuovamente la fila di ragazzini.
Appena rientro nell’ufficio l’aria oramai è pesante: ci saranno poco meno di trenta persone e i dipendenti sono già cianotici.
Mentre aspetto che la signorina mi chiami mi giro a sentire chi sta urlando. E’ la vecchia arterosclerotica che mi ha scambiato per una dipendente.
-“Ma lei scusi, dove va? E’ un quarto d’ora che va lì poi entra di là. Non lo vede che i Signori hanno da fare? Si segga e stia tranquillo, perdiamine. Poi la chiameranno! Vede? Io sto qui tranquilla, aspetto il mio turno perché io so già dove andare! …Cosa? Lei è senza appuntamento? Eh no, cara mia, senza appuntamento mica si viene. Lei deve fare come me: chiami il numero verde e poi viene qua. …Ma scusi lei da quanto aspetta? Dalle nove? E l’appuntamento a che ora ce l’ha? Alle dieci? Ma che c’è venuta a fare dico io alle nove. Faccia come me, un po’ in anticipo ma mica un’ora prima! Eh no eh!”
Poi ad un certo punto, dopo aver tenuto banco un quarto d’ora, dopo aver sistemato il signore ansioso da una parte, l’invalida venuta un’ora prima dall’altra, si è alzata, è andata dall’unica impiegata che non svolgeva servizio ai contribuenti e le fa:
-“Senta scusi, io devo fare la dichiarazione dei redditi sa mica quando tocca a me e dove devo andare?”

La prossima volta, per dieci merdosi euro, col cazzo.


Se potete, se volete, se credete informatevi con coscienza sulla destinazione del cinque per mille (che non é alternativo all'otto per mille) e donate il vostro alla ricerca scientifica o alle onlus che si dedicano allo studio, prevenzione e cura delle malattie rare. Grazie.