domenica 24 maggio 2009

Modi di fare/2

Quando mi butto sotto il getto della doccia, mi scappa sempre la pipì. Anche se l'ho fatta pochi secondi prima.
Ma a me piace e così mentre mi bagno, prima di insaponarmi, mi faccio la pipì sui piedi, cercando di mirare un dito scelto a caso.

Poi, a volte, ma solo alcune volte, guardo la pipì che si mescola con l'acqua e che veloce, risucchiata nel vortice, scompare giù nello scarico.

Sì.
Se ho fatto la doccia a casa tua é probabile che ti abbia pisciato nel box doccia.

martedì 19 maggio 2009

In amore sono mal educata


-"Perché non ti iscrivi a meetic?"
-"Meetic? Il sito di incontri? E perchè dovrei?"

Le mie amiche mi stupiscono sempre.

-"Perché no?"
-"Pensi che ne abbia bisogno?!"
-"No. Cioé, magari..."
-"Vai a quel paese."
-"E' un modo come un altro per conoscere gente!"
-"Sì ho capito ma mi sa un pò di sfigati, no? Non é meglio uscire e conoscere?"
Appena sussurro questa frase la mia convinzione già vacilla. Visto l'andazzo degli ultimi due anni forse dovrei star zitta ed iscrivermi.
B. insiste:
-"Che differenza fa? Voglio dire ti metti lì, su internet, conosci un pò di gente.. poi con quello che ti piace di più ci esci.. Una roba tranquilla.. Una pizza.. Due chiacchere e poi vedi tu, insomma. Io, guarda, ora sto da dio. Ho conosciuto M. e mi son trovata benissimo. Sembriamo già due fidanzatini... Ci siamo già detti che ci amiamo! Fai te! E guarda che é partito tutto molto tranquillo. Poi, oh, é successo. Vuol dire che era destino!"
-"Destino? Guarda che il mio, di destino, si é fermato in un bar ed ha conosciuto un'altra. "
-"Ma dai, che pessimista! Io proverei!"
-"Sì, ho capito ma non so se fa per me... E' che ho già fatto 'sta roba delle chat anni fa ma poi.. una delusione..."
-"Oh ti dico che io mi son fatta dar le foto di M. mica ci uscivo senza vederlo."
-"Sì ma poi non é il fatto della foto.. E' che proprio... Non lo so... Dai, ma a me mica interessa conoscere gente. Se non mi preoccupo io non vedo perché te ne devi interessare tu. Io devo pensare alle mie cose... Vorrei sistemare la questione del lavoro... La casa... Andermene via di qua... Non ho la testa per 'ste cose. No."

C'ho pensato su almeno due settimane a questa roba dei siti di incontri. Poi una sera e tutto d'un tratto, aldilà del fatto che sia un buon modo per conoscere o no, mi son chiesta se non era che avevo paura che gli altri rimanessero delusi da me. Che questa cosa del lavoro, che c'ho da fare, dei mille pensieri fosse, semplicemente, una scusa.
Cosa potevo rispondermi? Che dirmi? Mi sono guardata allo specchio.
La risposta era proprio lì davanti ma faceva male osservarla. Era molto più facile ignorarla e continuare a credere di essere come mi sentivo piuttosto che come mi vedevo.
C'é un gran divario tra come siamo e come ci vediamo. Come quando ascoltiamo la nostra voce registrata: ci fa sempre uno strano effetto perché non la riconosciamo. O quando ci vediamo in un video. A me capita di imbarazzarmi perché parlo a voce troppo alta, perché mi vedo una zoticona, perché non ho un nasino all'insù, perché i denti non sono perfettamente allineati... perché perché... Insomma mi critico senza pace. Forse l'idea di me a cui aspiro é troppo elevata. Dovrei pretendere di meno e regalarmi più sufficienze. O frequentare amiche meno fighe.
Staccherò il poster di Belén Rodriguez dalla porta del bagno. Peccato. Credevo di avere lo stesso colore dei capelli (alla radice) e che per questo ci avrebbero scambiato per sorelle...

Quella sera, guardandomi allo specchio, mi son chiesta se stavo allontanando delle possibilità solo per la paura di non essere accettata per come sono. Con le mie cicatrici, coi miei difetti, con le mie sproporzioni, con le mie nevrosi.
La risposta era semplice. Non posso mostrarmi agli occhi altrui perché io per prima non accetto cosa sono.
In tutti questi anni ho saputo camuffare bene questa mia debolezza. L'ho rimossa per poter andare avanti ma senza accorgermene invece che affrontarla l'ho messa da parte. E allora, quando devo espormi per come veramente sono, senza accessori, orpelli o abitini carini, vado in crisi e le mie certezze vacillano e un poco si crepano lasciando spazio ad una gran insicurezza e al bisogno primario di essere riconosciuta da chi ho di fronte più che da me stessa.
Fino ad ora ero riuscita a vivere a mille affrontando il mondo e gli uomini sicura di me, indipendente, fiera, sfacciata a volte, aggressiva altre, superficiale nella maggior parte dei casi.
In realtà era tutta una finzione. Una gigantesca barriera difensiva sempre pronta ad attaccare per salvaguardare il fortino di false certezze in cui mi rintanavo. Tanto ero giovane ed avevo sempre qualche cosa dietro cui nascondermi: una sigaretta, un drink in più, una canna, un tattoo, un bel vestito, un paio di righe, i giri giusti, la battuta pronta e il copione del personaggio da interpretare già studiato in gran segreto.
Invece per tutto questo tempo non ho fatto altro che sotterrare i sedimenti delle sconfitte, delle verità e delle esperienze tragiche a caso, disordinatamente ed in tutta fretta.
Poi però al primo soffio di vento, un vento sconosciuto che viene da lontano e che spesso soffia in prossimità di una possibilità d'amore, tutto riaffora: imbarazzo, timidezza, vergogna, soggezzione che quei resti infangati portano con se. E di tutti questi detriti non so che farmene. Non so come rimuoverli, come far spazio. E allora sto lì a spostare, incastrare, modellare. In base al momento, all'umore, al contesto. Non riesco mai a sistemarli, questi ingombranti detriti dell'Anima. E lì, nella soffitta buia e polverosa del mio sé, giacciono ancora. E quando conosco un lui, ci inciampo perché mi muovo alla cieca. Non ho ancora imparato ad accendere quella fottuta luce per vederci chiaro.
Ma seppur sbagliando era inevitabile che divenissi un cane selvatico e arrabbiato. E' difficile essere sereni e contenti quando la vita sembra non ti abbia donato il permesso di venire al mondo, quando per un'ironia del destino vieni fuori alla luce ma poi ogni evento ogni gesto ogni singolo momento ti viene sbattuto in faccia che fisicamente non vai bene, che non sei a posto, che sei strana, che sei diversa e che (inevitabilmente) hai pure un carattere di merda. E' difficile volersi bene se si é cresciuti soli, allo sbando. Senza nessuno che ti incoraggi o ti insegni come affrontare il lato cattivo e disumano della vita, come gestire e vivere le tue differenze ed emozioni.
Sì, é necessario difendersi quando sei circondata da stronzi. Purtroppo però ciò che si apprende a proprie spese é essere degli benemeriti stronzi. E chi paga i nostri delitti spesso non ha colpa.

Ma oggi piove.
E' il giorno in cui é necessario sistemare i conti con se stessi e che non tornano mai, di dissotterrare quelle verità nascoste, di accendere quella benedetta luce.

Le prese in giro da piccola, le occhiate lanciate in spiaggia, le sussurrate negli orecchi, le battute di scherno sempre uguali, il dover essere costantemente notata per qualcosa... Anche se adulta, io mi porto dietro queste cicatrici perché il mio corpo é storia, é memoria. Non si può cancellare né dimenticare. E nessuna gran festa, nessun vestito, nessun drink, nessuna battuta al veleno, nessuna scopata acrobatica, nessun teatrino o nessuna bella bugia oramai mi bastano più.
Io sono stanca.
Vorrei poter socchiudere gli occhi e così come sono, esposta e nuda, senza invisibili gabbie dorate, senza rancori repressi, senza più nevrosi ridicole, accoccolarmi tra le braccia di qualcuno che mi voglia veramente bene, così bene da non dover nascondermi e, per un instante, non pensare più. Sentirmi al sicuro. Abbandonarmi senza difese, senza pensare alla mossa successiva. Sentirmi un tutt'uno col mio corpo e il mio mondo. Mollare quell'osso che tengo stretto tra le zanne e addolcirmi un pò.
Far frenare quell'elastico teso che vibra e che anela a ritornare se stesso.

Io non so come si debba amare. Ho un alfabeto emotivo povero, poverissimo.
Se l'amore -come dice Freud- é l'unica condizione per poter vivere, allora amare l'altro é di fondo amare se stessi*. Ecco, allora io non mi amo abbastanza. E per questo non riesco ad amare. Quantomeno, amo in un modo sbagliato.
Con gli uomini vivo passioni violente, dettate da bisogni arcaici, da affetti e insegnamenti mancati.
Evidentemente allontanarmi da me stessa, quel perdermi dietro a droghe, abusi, eccessi e quel nascondermi dietro a falsi paraventi di carta ha rallentato l'apprendimento delle emozioni.
E' come se fossi tornata al liceo: bocciata e rimandata più volte. Adesso é l'ora del benedetto esame di maturità. Se voglio diventare grande devo superare questo test di verifica una volta per tutte.

L'amore che vivo e che esprimo, quello che mi acceca e mi trasforma in una donna insicura, bisognosa, paranoica, dipendente é semplicemente passione, ossessione, gelosia, desiderio. Ma non si tratta soltanto della bramosìa del corpo o della carne. Entrambi servono per ottenere ben altro: sono puro desiderio di amore. Amore totale e infinito. Un Amore che mi riconosca come Donna e Amante Perfetta da Amare Per Sempre. Io amo per essere infinitamente amata; amo null'altro che il mio stesso desiderio che si fa assoluto, imperioso, unico e che in lui prende forma.
Per questo mi innamoro di continuo e nel modo sbagliato.
Quanto più forte si fa questo bisogno di Amore, tanto più tremendo sarà il senso di abbandono e di sconfitta che vivrò e che non potrò mai evitare. Quanto più potente si fa questa necessità tanto più allucinanti saranno i miei deliri spumosi di rabbia poiché io per l'altro mi annullo facendo tabula rasa di ogni rassicurante seppur falsa certezza e pretendo poi che lui faccia altrettanto donandomi tutta quell'attenzione di cui mi nutro.
Così ogni suo sospiro, ogni suo gesto, ogni suo silenzio, ogni suo sguardo che non sia me mi rende folle.
Addirittura di ogni opinione, commento, frase o umore leggermente storti me ne faccio una causa e colpa assieme. Li vivo inspiegabilmente come un raffronto e un attacco personali.
Non contraccambiata abbastanza iniziano le paranoie, le ossessioni, le fissazioni su di lui e poi quelle sul mio corpo, zavorra e causa dei miei problemi.
Come reagisco? A volte esorcizzo il mio amore svendendomi ad un altro per dimostrare nel silenzio del mio monologo ossessivo che io posso fare a meno di lui ma in realtà mi butto tra le braccia dei miei soliti fantasmi e tutto rincomincia da capo, con un altro uomo. Altre, bevo per uccidere questo mio corpo ingombrante. Sempre visibile, mai bello.
Ed é quando la tragedia incombe su di me poiché non parlo di questo mio problema. Non spiego la ragione del mio comportamento. Tengo tutto dentro.
Nessuno risponde a questo urlo silenzioso perché nessuno lo avverte. Così le mie sconfitte, immaginate o reali che siano, mi gettano nel più terribile del risentimento. Ce l'ho con tutti e con me stessa. La rabbia e l'impotenza mi divorano. Mi faccio del male e mi ferisco perché mi guardo allo specchio e non mi riconosco più: mi vedo brutta, bruttissima. Allora divento cattiva e ferisco chi mi sta attorno senza pensare. Me la rifaccio con chiunque mi capiti a tiro. Nessuno si salva.
In questo preciso istante entra in gioco il rapporto col mio corpo. Una relazione strana, complicata, perversa: da veicolo di desiderio a figura da mortificare.
Da qui la mia dipendenza, la mia ossessione, la mia gelosia, la mia insicurezza nell'amare perché non riuscendo a superare il mio complesso fisico e, di conseguenza non riuscendo a risolvere i blocchi mentali che ho appreso in anni e anni di malsano copione, cerco qualcuno che questo corpo lo riscatti, liberandomene.

Vorrei poter trovare un equilibrio: togliere un pò alla passione e volgere ciò che avanza a mio beneficio. Trovare certezze in me piuttosto che in un lui. Accettarmi senza critiche distruttive e lasciarmi travolgere senza paure. Sopportare le differenze altrui per quello che sono: semplici differenze che non tolgono né aggiungono niente al rapporto costruito con quella persona. Prendersi meno sul serio e imparare un nuovo copione, quello della tolleranza: pensare col cuore e amare con la mente.

Nel frattempo, tanto per iniziare, mi prenderò un giorno di ferie e mi stenderò al sole di una spiaggia. Infilerò mani e piedi nella sabbia calda, mi ci stenderò sopra senza asciugamani teli o barriere, mi sporcherò di terra i capelli, il viso, le braccia, il seno, la schiena, le gambe e mi lascerò accarezzare dal vento. Respirerò a pieni polmoni e mi metterò a urlare più forte che posso. Poi, correndo a braccia aperte verso il cielo lassù, mi tufferò nel mare. Nuoterò verso il fondo e poi mi volterò a guardare il livello dell'acqua da laggiù, con le onde che si increspano e i raggi di sole che vi passano attraverso. Lo faccio sempre, mi piace un sacco.

Voglio celebrare così il funerale del mio vecchio corpo e l'alba di quello nuovo.
Tornerò a casa verso sera e al posto della foto della bella Belén metterò una mia foto. Forse mi assomiglia di più.
Poi mi perdonerò per gli errori commessi. Mi farò un buon caffé e mi metterò alla scrivania e scriverò un post nuovo. Lo intitolerò così: In amore sono mal educata.



"Sally"




*Citazione tratta dalla rubrica di U. Galimberti su D di La Repubblica di qualche tempo fa.

lunedì 11 maggio 2009

Elucubrazioni/3

La domenica é il giorno della settimana che più mi dà tristezza.

Perché durante la domenica, che sia una domenica d'estate d'inverno d'autunno o di primavera, qualunque cosa faccia e ovunque io sia, io mi sento stranamente più sola.

lunedì 4 maggio 2009

Modi di fare

Stanotte ho dormito senza mutandine.
Ogni tanto lo faccio.
Perché dicono che la passerina deve respirare.
Sennò "soffoca".