giovedì 31 dicembre 2009
lunedì 21 dicembre 2009
Cambiamenti, non propositi (il fine anno non c'entra)
Ti ho chiesto di lasciarmi amare
Non hai voluto
Così non mi son trasformata, non son diventata grande, non ho offerto niente.
Niente ho potuto dare
bozzolo son rimasta.
Nei tuoi sogni sarò sempre quella che volevi io fossi.
Abortita mi hai lasciato.
Eterea idea, come le parole che non si dicono o i complimenti che non si fanno
Come quando vorresti, ma non devi
Come quando potresti, ma non devi
L'amore oggi si traveste di formalità e consuetudine,
di gesti ripetitivi e di storie già narrate ma se si guarda in fondo al pozzo,
se si ha voglia di sbirciare e di scendere e di vedere cosa mai c'è la sotto che dà acqua fresca, vedresti che nessuno chiede la responsabilità delle cose, dei gesti, delle azioni,
ma forza ed energia per essere accolti,
per poter divenire,
per dischiudersi a se stessi e al mondo
per quel nostro bisogno atavico di essere e divenire.
Quando si rifiuta non solamente ci si salva dagli usi e dai costumi,
da una promessa o da un patto,
da un obbligo,
ma si risponde per forza con un abbandono.
Fino a qualche giorno fa ero il tuo sogno,
un sospiro lieto, uno svago affettuoso,
una brezza fresca,
poi di colpo ti sei schierato in difesa:
hai chiuso le imposte,
cambiato serratura alle porte,
spento il telefono
e riverniciato la tua vita dicendomi che non è poi così male,
che sei felice,
che non hai bisogno di niente.
Va bene.
Mi sembra giusto.
Per non tradire se stessi si tradisce l'altro.
Tu però tradisci due volte, me e te.
Ieri ho richiamato la psicologa
e deciso di riniziare la terapia.
Oggi mi sono infilata nella mia libreria preferita
ed ho acquistato sei libri,
da leggermi nei prossimi giorni.
Ne acquisterò ancora,
ce ne sono troppi che devo leggere,
molte cose da imparare e scoprire.
A volte mi sento un granello di polvere inutile
più che polvere di stelle.
Forse mi ricucirò la fica
e le farò la plastica.
Voglio riscoprire i sensi lentamente,
curiosare e imparare,
demolire la mia vita da schifo
e crearne una nuova.
Non me la raderò del tutto,
ho paura che alla mia età possano ricrescere dei peli bianchi
non c'è cosa peggiore dei peli bianchi sulla fica.
Mi sono iscritta a tre corsi,
on line però.
Mi sento impegnata
ma non guarita.
A Berlino è stato bello.
Un'energia diversa,
una mentalità diversa.
Sono provinciale
non è un merito,
nè un vanto.
Mi sono fatta inculare e poi ho goduto sul viso di una donna bellissima.
Volevo un sogno
e lo raggiungerò.
Tu, non ne fai parte.
Non hai voluto
Così non mi son trasformata, non son diventata grande, non ho offerto niente.
Niente ho potuto dare
bozzolo son rimasta.
Nei tuoi sogni sarò sempre quella che volevi io fossi.
Abortita mi hai lasciato.
Eterea idea, come le parole che non si dicono o i complimenti che non si fanno
Come quando vorresti, ma non devi
Come quando potresti, ma non devi
L'amore oggi si traveste di formalità e consuetudine,
di gesti ripetitivi e di storie già narrate ma se si guarda in fondo al pozzo,
se si ha voglia di sbirciare e di scendere e di vedere cosa mai c'è la sotto che dà acqua fresca, vedresti che nessuno chiede la responsabilità delle cose, dei gesti, delle azioni,
ma forza ed energia per essere accolti,
per poter divenire,
per dischiudersi a se stessi e al mondo
per quel nostro bisogno atavico di essere e divenire.
Quando si rifiuta non solamente ci si salva dagli usi e dai costumi,
da una promessa o da un patto,
da un obbligo,
ma si risponde per forza con un abbandono.
Fino a qualche giorno fa ero il tuo sogno,
un sospiro lieto, uno svago affettuoso,
una brezza fresca,
poi di colpo ti sei schierato in difesa:
hai chiuso le imposte,
cambiato serratura alle porte,
spento il telefono
e riverniciato la tua vita dicendomi che non è poi così male,
che sei felice,
che non hai bisogno di niente.
Va bene.
Mi sembra giusto.
Per non tradire se stessi si tradisce l'altro.
Tu però tradisci due volte, me e te.
Ieri ho richiamato la psicologa
e deciso di riniziare la terapia.
Oggi mi sono infilata nella mia libreria preferita
ed ho acquistato sei libri,
da leggermi nei prossimi giorni.
Ne acquisterò ancora,
ce ne sono troppi che devo leggere,
molte cose da imparare e scoprire.
A volte mi sento un granello di polvere inutile
più che polvere di stelle.
Forse mi ricucirò la fica
e le farò la plastica.
Voglio riscoprire i sensi lentamente,
curiosare e imparare,
demolire la mia vita da schifo
e crearne una nuova.
Non me la raderò del tutto,
ho paura che alla mia età possano ricrescere dei peli bianchi
non c'è cosa peggiore dei peli bianchi sulla fica.
Mi sono iscritta a tre corsi,
on line però.
Mi sento impegnata
ma non guarita.
A Berlino è stato bello.
Un'energia diversa,
una mentalità diversa.
Sono provinciale
non è un merito,
nè un vanto.
Mi sono fatta inculare e poi ho goduto sul viso di una donna bellissima.
Volevo un sogno
e lo raggiungerò.
Tu, non ne fai parte.
giovedì 17 dicembre 2009
mercoledì 9 dicembre 2009
Uova, farina, acqua, sale e olio
Setaccio la farina e faccio la fontana, poi verso l'acqua nel buco della fontana e aggiungo gli altri ingredienti. Inizio ad amalgamare l'impasto con forza e vigore, tanto che le braccia mi fanno subito male. Mi piace impastare, sporcarmi e lavorare con le mani; unire il corpo e la mente con quello che faccio. Strusciare, stringere, tagliare, lisciare, sporcare, infilare le dita. Sopratutto questo, sì, infilare le dita nella materia. La mia ansia non me lo permetterebbe poichè sporcare e traboccare e versare e schizzare e macchiare vanno contro ogni possibile logica, pure se c'è tempo di pulire e di sistemare. Per me tutto deve essere perfetto e ordinato. Oggi tuttavia non è così. Oggi sto bene e il mio corpo è recettivo ed aperto. Ho bisogno di scopare e fremere, di mescolarmi, di morire e di rinascere più e più volte. Sì, oggi è così. Il vino rosso che bevo e che scende un po' aspro in gola... le cosce fredde infarinate... il naso che cola... lo stomaco che brontola per la fame... il calore che sale sino alle guance rosse... e tu di là nell'altra stanza... E dentro... Sì, le dita dentro la pasta un po' fredda e appiccicosa... Sono tanto eccitata che tutto questo, pur percependolo lucidamente, mi rende vogliosa e famelica. Accecata. Non me ne frega un cazzo dell'ordine e della perfezione. Soffio sui ciuffi scuri di capelli che mi ricadono sugli occhi. L'impasto mi affatica e le braccia mi fanno male ma mi piace il polso accelerato e il senso di fatica che batte il respiro. Mi ricorda quando facciamo l'amore piano, senza fretta, e quando poi io mi sistemo sopra di te e aumento il ritmo per venire e inizio a gemere e a sospirare. Mi piace il contatto della pelle con le cose, entrare nelle cose, ma forse l'ho già detto? Analizzarle, capirle e poi lasciarle -trasformate però- di nuovo a se stesse, con la presuntuosa certezza di averle cambiate per sempre. I capelli cadono di nuovo sugli occhi e son costretta a scansarli con il dorso della mano sporca. Anche se li ho raccolti in una crocchia alta, come piace a te, li lascio sempre morbidi sul davanti per dare un effetto volutamente trasandato. A me eccita il look volutamente trasandato e pure il nasino all'insù e le labbra carnose come quelle delle ragazzine che sembrano sempre imbronciate, come le principesse, come Charlotte Casiraghi, che anche lei è una principessa infatti, perchè quando glielo prendi in bocca e poi li guardi, coi capelli raccolti e il nasino all'insù e il visino da bambina, con le labbra carnose imbronciate che si arricciano mentre lo succhiano e mentre vanno su e giù lungo la verga dura, venosa, quella verga protesa in avanti verso mondi caldi da conquistare e fare suoi, quella verga turgida, umida di saliva che scivola dentro e poi fuori dalla bocca di vergine, che lacera e violenta quella bocca di vergine, mentre glielo prendi in bocca e poi li guardi da sotto con gli occhioni grandi e le ciglia lunghe e il visino dolce avvamapato e soffocato, loro godono tanto. Almeno, IO godo tanto a pensare che sia così. L'innocenza da depravare, da sporcare, da uccidere e umiliare è un incanto. Un incanto assoluto. Come fottere e sbattere la cornuta della tua ragazza, forse. Oggi sei da me, sei di là che usi il mio computer e io di qua che preparo il tuo piatto preferito: le tagliatelle fatte in casa. Ho finito di impastare ma prima di stendere la pasta bevo. Vino rosso. Vino rosso forte, corposo, un po' fruttato. Non amo il San Giovese. Adoro le uve Merlot, Cabernet, Nero d'Avola, Chiraz, Corvina. Uve forti e pesanti, come me. Stendo la pasta col mattarello. La stendo bene, deve essere sottile al punto giusto. Ho messo su un abitino corto. E' estivo ma non si nota. Sotto ho messo delle autereggenti spesse. Le ho trovate di brutte, 70 denari, sformate, che mi scivolano un po' sotto alla coscia e spesso devo fermarmi per arrotolarmele su. Niente è lasciato al caso. Le tiro su perchè voglio che cadano. Voglio che tu mi guardi mentre scopro la coscia infreddolita. Di nuovo tiro su col naso, ho il raffreddore. Sopra indosso un maglione larghissimo, di taglio maschile, comprato al mercato per 5 euro. Vale un cazzo ma adesso è mio e quindi è diventato prezioso perchè è mio e ha il mio odore. Io mi masturbo sulle cose. Mi piace masturbarmi a gambe aperte, seduta o in piedi non importa, basta che sia in una posizione di tensione così da poter schizzare meglio e con più potenza. Godo di più se mi struscio sopra degli oggetti o sopra dove possa vedere la mia sborrata pulita e dolciastra. Mi masturbo sui maglioni, li lascio bagnati che tanto poi asciugano, e me ne sto in giro per casa col mio maglione che sa di orgasmo. Oggi vestita sembro una ragazza di altri tempi, una che lavora la terra e vive della sua terra. Ogni dettaglio è voluto, curato (ricordati: niente va lasciato al caso). Mi pulisco il naso con la manica e lascio uno strato di moccio acquoso sul bordo del maglione già sporco di altri mocci. Forse di altri pianti. Bevo altro vino dal calice, voglio stordirmi quanto basta. Mi servo sempre il vino in calici enormi e mi diverto a stuzzicare la mia ansia cercando di non sporcarli con le impronte delle dita. Li voglio puliti, lucidi, perfetti. Il contrasto col vino rosso sangue mi eccita. Ma oggi è difficile, la farina è ovunque e allora non ci penso che sennò addio tagliatelle. Sono distratta dal pensiero che tu fra poco verrai di qua e mi metterai le mani addosso. Non vedo l'ora che tu mi passi dietro, che mi strusci i jeans gonfi e duri sul culo, che mi abbracci e mi strizzi i capezzoli. Non vedo l'ora che mentre con una mano mi afferri per il collo, con l'altra mi infili le dita nella fica e poi, sporche di muco vaginale e del mio odore, me le infili in bocca. Ho voglia di scopare, di scopare duro. Se tu volessi mi farei stagliuzzare le labbra della passera con una lametta. Ho talmente voglia di te, di sciogliermi in te e di essere bevuta da te che provo persino piacere all'idea delle mie labbra brucianti e frizzanti e tutte insanguinate davanti alla tua faccia di culo sorridente. Mi farei medicare da te e poi scopare di nuovo, mentre fa male. Ho voglia di finire queste tagliatelle, metterle da parte prima di cuocerle e farmi violentare sul tavolo sporco di cibo e sangue. Voglio inginocchiarmi davanti a te, ancora vestito, e succhiarti l'uccello duro e gonfio che spunta dai jeans. Torni in cucina. Ho finito di stendere la pasta e adesso la taglio in striscioline. Mi cingi, mi tieni con le braccia e io sussulto perchè rivivrò due volte la mia scopata.
"Devo uscire non dire niente ti prego" mi baci sul collo, dolce "Devo tornare a casa. Mi aspettano per pranzo".
"Figlio di puttana maledetto rotto in culo".
Mi abbracci stretta per trattenermi, ma non lo fai per affetto. No, no che non lo fai. Tu lo sapevi già.
Tagliatelle all'uovo fatte a mano:
"Devo uscire non dire niente ti prego" mi baci sul collo, dolce "Devo tornare a casa. Mi aspettano per pranzo".
"Figlio di puttana maledetto rotto in culo".
Mi abbracci stretta per trattenermi, ma non lo fai per affetto. No, no che non lo fai. Tu lo sapevi già.
Tagliatelle all'uovo fatte a mano:
- Tavolo da cucina grande, possibilmente di legno scuro massiccio
- abitino succinto vecchio e logoro
- calze autoreggenti da vecchia, molto spesse e all'occorrenza pure smagliate da qualche parte in alternativa calzettoni di lana spessissimi su sandalo aperto
- no mutande
- no reggipetto
- maglione enorme sformato
- luce forte e diretta del giorno
- voglia di scopare
- niente trucco
- un uomo stra-fidanzato
- una lametta
lunedì 7 dicembre 2009
And the Oscar goes to...
La Linda in un giorno di down totale e non sapendo che cosa fare decise di far contenti i suoi lettori, sempre così pazienti, coinvolgendoli in un mini concorso "Scrivi la frase più carina e vinci la tua maglietta gratis!".
Parteciparono in tanti (Nostradannus, myheart, Coopo, Bisbiglio, Just a MAn, Andrea Cobain, Pupottina, UIFPW08, il Grande Favollo, Orco, Mich, Wale, Maninafutura, Ste) e pure la Fata contribuì concedendo assieme a Simple l'utilizzo di questi pensieri qui ma solamente cinque di loro furono preferiti dall'amministratrice del blog (che poi é la stessa Linda) e cioé Simple, Scrittiapocrifi, Ombra, Giardigno65 e Peppermind.
La Linda, mossa più da un profondo senso di vigliaccheria che di indecisione, pubblicò un sondaggio popolare con le battute di spirito dei cinque blogger più simpatici compresa quella di Ombra, che, sebbene non attinente al sesso (argomento unico di conversazione della Linda, si sa) la sua battuta era così rappresentativa della sfiga che la Linda medesima si commosse profondamente.
E così, dopo una settimana di nervosismo e attesa "Chi vincerà? Ma chi mai vincerà?" ecco i risultati del sondaggio più seguito d'Italia e forse anche tra gli italiani all'estero (sempre emarginati ma nominati quando servono i loro voti) :
- 1° posto col 45% dei voti Simple Non garantisco di soddisfarti a 360° ma posso provare a 90,
- 2° posto col 17% dei voti Ombra Il giorno che pioverà minestra in mano avrò una forchetta,
- 3° posto ex equo Scrittiapocrifi e Giardigno65 con rispettivamente Sta' a pisello dritto che piovono ciambelle e Il mio scheletro nell'armadio é abbronzato,
- 4° posto Peppermind Una volta qui sotto era tutta campagna.
La Linda si commosse anche quando la Simple le mostrò le foto della T-Shirt ricevuta poiché senza dubbio lei, la Simple, era e sarebbe per sempre stata la sua prima modella.
E le prime cose, non si scordano mai.
La Linda, mossa più da un profondo senso di vigliaccheria che di indecisione, pubblicò un sondaggio popolare con le battute di spirito dei cinque blogger più simpatici compresa quella di Ombra, che, sebbene non attinente al sesso (argomento unico di conversazione della Linda, si sa) la sua battuta era così rappresentativa della sfiga che la Linda medesima si commosse profondamente.
E così, dopo una settimana di nervosismo e attesa "Chi vincerà? Ma chi mai vincerà?" ecco i risultati del sondaggio più seguito d'Italia e forse anche tra gli italiani all'estero (sempre emarginati ma nominati quando servono i loro voti) :
- 1° posto col 45% dei voti Simple Non garantisco di soddisfarti a 360° ma posso provare a 90,
- 2° posto col 17% dei voti Ombra Il giorno che pioverà minestra in mano avrò una forchetta,
- 3° posto ex equo Scrittiapocrifi e Giardigno65 con rispettivamente Sta' a pisello dritto che piovono ciambelle e Il mio scheletro nell'armadio é abbronzato,
- 4° posto Peppermind Una volta qui sotto era tutta campagna.
La Linda si commosse anche quando la Simple le mostrò le foto della T-Shirt ricevuta poiché senza dubbio lei, la Simple, era e sarebbe per sempre stata la sua prima modella.
E le prime cose, non si scordano mai.
venerdì 4 dicembre 2009
Aggiungi un posto a tavola, che c'é un amico in più

E' da giorni che provo a pensare a come sarebbe interessante utilizzare questo piccolo vibratore a forma di penna lungo solamente dieci centimetri in un bel ménage à trois.
E' adattissimo per un rapporto a due perché non solo vibra tosto ma te lo puoi infilare mentre lui ti penetra, giusto all'altezza del clitoride così la stimolazione é più efficace. Capito? Una double penetration, cazzo. E pure durante un rapporto anale, per chi ama le sfide, che qua, mica si frigge con l'acqua.
Addirittura credo che sia garantito per massaggi rilassanti alla cervicale e per la zona lombare: ti stendi pancia in giù nel lettone e ti fai passare con un massaggio circolare il gold vibe sulle reni stanche. Oppure, da sola, te lo posizioni alla base del collo un paio di minuti: fantastico.
Dormi che é una meraviglia e quando ti alzi, fresca come una rosa, ti fai pure una gran scopata.
Me l'ha presentato lo stesso designer del marchio che l'ha brevettato: un tipo tracagnotto, biondo, austriaco, rosso in viso, sempre eccitato e che sputa anche un po' quando parla quindi sarebbe gradita da parte vostra almeno una, dico una, richiesta.
E' un vibratore sottile quindi, é proprio il caso di dirlo, non contano le misure quanto, piuttosto, l'uso intelligente che se ne fa.
Il gold vibe é un coadiuvante, un amico nel momento del bisogno, una mano in più, il terzo occhio, l'anello mancante il Qua di Qui e Quo.
C'é la versione in black, meno costosa, oppure sia dorato che argentato, un po' più cari. Non provoca allergie e si ricarica velocemente. Sta in una pochette o dentro il portasigari.
Andate a vedere, basta cliccare sulla foto.
E' adattissimo per un rapporto a due perché non solo vibra tosto ma te lo puoi infilare mentre lui ti penetra, giusto all'altezza del clitoride così la stimolazione é più efficace. Capito? Una double penetration, cazzo. E pure durante un rapporto anale, per chi ama le sfide, che qua, mica si frigge con l'acqua.
Addirittura credo che sia garantito per massaggi rilassanti alla cervicale e per la zona lombare: ti stendi pancia in giù nel lettone e ti fai passare con un massaggio circolare il gold vibe sulle reni stanche. Oppure, da sola, te lo posizioni alla base del collo un paio di minuti: fantastico.
Dormi che é una meraviglia e quando ti alzi, fresca come una rosa, ti fai pure una gran scopata.
Me l'ha presentato lo stesso designer del marchio che l'ha brevettato: un tipo tracagnotto, biondo, austriaco, rosso in viso, sempre eccitato e che sputa anche un po' quando parla quindi sarebbe gradita da parte vostra almeno una, dico una, richiesta.
E' un vibratore sottile quindi, é proprio il caso di dirlo, non contano le misure quanto, piuttosto, l'uso intelligente che se ne fa.
Il gold vibe é un coadiuvante, un amico nel momento del bisogno, una mano in più, il terzo occhio, l'anello mancante il Qua di Qui e Quo.
C'é la versione in black, meno costosa, oppure sia dorato che argentato, un po' più cari. Non provoca allergie e si ricarica velocemente. Sta in una pochette o dentro il portasigari.
Andate a vedere, basta cliccare sulla foto.
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