venerdì 30 aprile 2010

Un valore perso può essere un Valore Aggiunto?




Quando si é consapevoli di aver perso ogni possibilità buona, di aver giocato già le carte sbagliate, di aver percorso la strada errata, é quando abbiamo un vantaggio in più rispetto a coloro che invece hanno seguito la propria via inconsapevolmente.
Quando capiamo e vediamo a che punto non siamo arrivati, ciò che sarebbe potuto essere e chi saremmo potuti diventare, ci facciamo bastare ciò che abbiamo, curiamo i dettagli, respiriamo più aria, non sprechiamo risorse. Così, a dispetto di tutto e di tutti, siamo sereni veramente perché vediamo esattamente cosa non va. L'orizzonte è nitido, chiaro, trasparente. Pian piano appare noto ciò che dobbiamo fare e non avremmo a che fare con dubbi, incertezze, perdite di tempo. Di tempo, in fin dei conti, ne abbiamo già perso fin troppo.

Ecco io per esempio quando vado dalla mia estetista mi depilo tutta la passera. Chiedo sempre che l'inguine sia fatto il più pulito possibile sotto, dalle labbra fino all'osso sacro, ma mi deve lasciare il tupè davanti: più basso d'estate, più alto e folto d'inverno.
Ogni volta che piscio, subito dopo la ceretta, é abitudine che lo scroscio di pipì parta a razzo, o a raggiera, così, se la faccio in piedi in un bagno che non é il mio, bagno tutto, perfino le cosce e a volte il pantalone o la gonna.
Mi piscio letteralmente addosso.
Ché poi non posso fermarmi: è praticamente impossibile stopparsi quando rilasci il muscolo e la pipì inizia a scendere veloce, a tutta spinta. Devo perciò abbassarmi di più con le gambe avvicinandomi il più possibile alla tazza, rasente i bordi (che schifo dio bò) e contrarre un po' i muscoli pelvici così da non rilasciare uno scroscio troppo potente e fare in modo che gli schizzi "di ritorno" non mi infradicino. C'ho paura delle malattie, io.
Questo perché il pelo ha diverse funzioni tra cui direzionare la pipì. Posso quindi affermare che non solo gli uomini la fanno fuori dalla tazza, l'unica differenza é che noi ripuliamo. Ameno io.
Mi darebbe fastidio uscire dal bagno e farmi notare da quella che entra dopo di me. La tattica "qualcuno ha lasciato il bagno merdoso/piscioso" non funziona mica più. Della serie: "A una mia amica le é venuta un'infezione tremenda alla fica: streptocco. Dice che dopo aver fatto sesso anale si é fatta penetrare e ora non si siede più. Sai mica cosa dovrei consigliarle?"

Tutto quel pelo perso, é veramente un valore aggiunto in termini di estetica e buon gusto?

Tante donne affermano che rinascerebbero uomini per provare l'ebbrezza di fare la pipì in piedi.
Onestamente io no.
La prima cosa che mi verrebbere in mente è quella di farmi una sega.
La seconda di sentire cosa si prova a penetrare un spazio caldo, avvolgente, umido.
La terza quella di attaccare uno streptococco fulminante alla vicina di casa.

Oddio, buttarglielo nel culo senza lubrificante mi basterebbe.

mercoledì 28 aprile 2010

Il tratto nobile della donna: il marchese

Giornata di nevrosi acuta, aiutata da mia madre (donna pessimista e affondatrice di navi della speranza, lei non solo vede l'iceberg che affonderà il Titanic, lei é l'iceberg e il Titanic assieme; non importa dunque la mappatura dei miei geni per capire da dove mi arriva la disgrazia) ho pure fracassato una lampada al muro, bestemmiato contro la madonna e urlato da sola, battendo i piedi come una bambina isterica. Mi son scolata mezza bottiglia di vino per calmarmi perché rischiavo di rovinare la serata di compelanno all'amica I. ma se Dio vuole l'alcol mi ha placata e la serata è partita bene.

Perché tutto questo? Semplice: è arrivato il ciclo. Si, è il ciclo. E nessuno può capire, tranne un'altra donna che abbia voglia di farlo.
Io amo il mio ciclo e quando sento qualche sessantenne sospirare fintamente di contentezza perche il mestruo non ce l'ha più io non gli credo mai. Loro han le ovaie vecchie, raggrinzite e invidiose per gli ovuli freschi che ancora io riesco a produrre.
I maschi non riescono a farmi sentire in colpa e io vado orgogliosa del mio flusso che mi permette una vita longeva, un ricambio sano di sangue (loro dovrebbero donare ogni tanto, per lo stesso motivo) e fare una pipì che non puzza.

MA

quando hai il ciclo non solo devi convivere con la paranoia della macchia sulla gonna o sul pantalone, sulla sedia sulla poltrona o sul divano, sul lenzuolo e poi, se filtra, pure sul materasso; non solo è tutto un fottuto cambio di assorbenti esterni che a volte irritano e tampax che bloccano il flusso, lavaggi in bagni di fortuna per evitare il sangue incrostato sui peli o la strisciata sulla coscia; non solo ansie da odori ferrosi e portuali (sai di pesce) che avverti appena ti inginocchi e poi ti tiri su commentando in paranoia "lo sentiranno anche loro?" ma devi pure soffrire di disturbi della personalità.
Così almeno dicono i dottori della nostra epoca. Una volta era l'isteria, oggi è la SPM: sindrome pre-mestruale. Una roba potente, una droga allucinogena, una violenza emotiva paragonabile a Hitler, Mao, Stalin, Ceausescu, Pol Pot.
Avevo avuto delle avvisaglie diversi anni fa, più o meno intorno ai ventiquattro anni quando alla mia iridologa messicana raccontai di avere problemi a prendere sonno e di sentirmi, in certi periodi, stranamente depressa e con l'umore variabile tendente alla catastrofe.
Mi consigliò delle fialette naturali da prendere prima del ciclo. Funzionarono ma poi smisi. Non mi davano lo stesso piacere delle canne. Da allora convivo con i miei istinti sadico-omicidi senza per questo nessuna invalidità o sussidio o giorni di malattia pagati dallo Stato o dal datore di lavoro.
In compenso mi affibbiano la cazzo di "sindrome pre-mestruale".
GiustificaSe dite che ho una sindrome, datemi la cura, brutti maschilisti. Riconoscetela come malattia e mandatemi a casa a pettinare i bruchi come una folle qualsiasi. Sì: dovrebbero riconoscerla come necessità ineluttabile quella di poter rinchiudersi in un rifugio di montagna, isolate, aspettando che il marchese finalmente esploda in flussi di sangue vivo donandoci nuovamente la facoltà di pensiero che a noi donne la natura ci ha donato e quel senso di leggerezza che le gambe e i seni gonfi sembravano aver allontanato per sempre.
Dovrebbero darci a disposizione delle sperdute baite di montagna, oppure delle casette abbandonate sul mare, dove vivere in pace e in solitario con noi stesse. Saremmo in grado di abbatterle e ricostruirle in soli cinque giorni.

E invece no.
Ordunque, non lamentatevi delle conseguenze.



giovedì 22 aprile 2010

Polemiche

Dico io, ma perché sempre le donne di mezzo?
Oggi leggo la notizia che il governo francese intende presentare una legge in Parlamento anti-burqua.
Il burqua non è il chador cioé quel velo che le donne indossano come copricapo lasciando libero il volto ma un capo d'abbigliamento tipico di alcuni peasi di religione islamica e principalmente dell'Afghanistan. Questa tunica è lunga fino ai piedi e ha una retina all'altezza degli occhi, così da permettere alla signora che lo indossa di non sbattere contro passanti, pali della luce o autotreni in corsa. Ci saranno autotreni in Afghanistan? Non era questo che volevo dire, comunque.
Il burqua non è imposto dal Corano, piuttosto discende da tradizioni locali. Considerando le comunità che impongono il suo uso non credo che le donne che lo indossano siano così tante da infastidire un paese, un intero Stato, addirittura il mondo occidentale ateo e cattolico.
Nuoo! Siamo circondati dai burqua! Legge, subito! Governi, riunitevi! Allarme burqua, jawhol!
Ragioniamo un attimo: ma la Francia, non si professava un paese laico? Riporto la definizione di laicità perché l'uso del linguaggio appropriato è importante: "laico è, in questo senso, chi ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente la propria e l'altrui libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la propria e l'altrui libertà all'autorità di un'ideologia o di un credo religioso" (cit. Wikipedia, come sempre).
Ecco, il post potrebbe finire qua. E invece gradirei continuare.
Mi ha colpito questa falsa idea che il disegno di legge francese punterà “per una larga parte sulla questione della dignità della persona e dell’uguaglianza tra uomini e donne nella società”. Secondo me son parole che giustificano un interesse politico e non certo una vera e propria attenzione alla donna in quanto donna ed essere umano.
L'uguaglianza tra uomini e donne si ottiene mazziando delle signore che a) non hanno piena libertà di decidere se indossarlo (ci dimentichiamo il perché lo debbano indossare? E chi le obbliga a farlo?) b) lo vogliono indossare perché desiderano farlo.
Mi domando: perché invece di attaccare un simbolo religioso (o tradizonale) creduto indegno e vergognoso non promulgano leggi che puniscono uomini che maltrattano, seviziano e umiliano le donne, perché non garantiscono un vero aiuto e sostegno alle famiglie di immigrati lasciando libera scelta ad un credente, maschio o femmina che sia, di indossare un simbolo religioso o di praticare una fede come meglio crede? Dov'è quell'aiuto statale che garantisce dignità della persona e dell’uguaglianza tra uomini e donne nella società e evita che si ammazzino adolescenti in nome di Dio, perché volevano indossare la minigonna?

Nessuno considera che una donna che non può portare il velo magari sarà segregata in casa per "non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono" (verso 31 della sura tratto da wikipedia.org).
Nessuno chiede a queste donne cosa veramente desiderano fare, né i loro mariti né i loro familiari né il loro paese di origine nessuno del mondo a cui appartengono. Se ne vanno in un paese straniero e lì nessuno chiede loro cosa sognano, cosa credono, cosa sperano, cosa anelano, se son felici così, se condividono i pensieri dei propri cari, degli amici, della famiglia. Nessuno chiede loro se obbligarle a togliere un simbolo in cui credono possa denaturalizzarle. Nessuno pensa che magari un marito possa vietar loro di uscire di casa, grazie ad una legge. Magari nessuno le accoglie e le segue e le consiglia e le appoggia nella scelta di togliersi il velo e magari cambiare vita.
"E' un fatto di sicurezza nazionale. Oggi dieci donne il giorno si fanno saltare in aria. Sotto quel popo' di coso ci potrebbero nascondere un arsenale e io non voglio saltare in aria per un arabo di merda" mi ha detto oggi un conoscente.
Già, in effetti, chi te lo fa fare. E poi oh, oggi o son tutti gay o son tutti arabi. Siamo circondati porca troia.

mercoledì 14 aprile 2010

Un pugno in un occhio

Oggi stavo osservando lo smalto che mi son messa ieri sulle unghie delle mani e che si sta già consumando un po' sulle punte.
Ho pensato a quella modella spagnola che per puro caso si fermò da noi, in centro, ad acquistare prelibatezze culinarie. Aveva lo smalto rosso carminio perfetto. Non uno sbaffo, non una screpolatura. L'unghia era interamente coperta e perfettamente lucida, un poco arrotondata sulla punta come usavano prima e come, tra l'altro, piacciono a me. Le unghie quadrate, forse per i numerosi porno, mi sanno di "tegamona".
Ho scoperto infatti che uno dei mie feticci son le dita magre, affusolate, ben curate, con le unghie perfettamente laccate e limate secondo i canoni estetici di prima, credo degli anni settanta. Se poi mi fai vedere film dove le attrici devono pure parlare al telefono, con quei telefoni anni settanta con la cornetta grossa e lucida, quei telefoni a disco insomma, bè, metterei il fermo immagine e accarezzerei lo schermo (si veda come esempio L'uomo che amava le donne di Truffaut). Adoro adoro adoro, non chiedetemi perchè. Certe perversioni mica si spiegano. Si vivono.


telefono a disco anni settanta, laccato


Quel giorno notai lo smalto della tizia e pensai -sommessamente però, perché era così bella e io così povera fiammiferaia russa che pensavo potesse leggermi nel pensiero- Non deve fare un cazzo, sennò non ce l'avrebbe così perfette, le unghine.


le unghie che piacciono a me

Le mie clienti invece, giovani studentesse americane, lo portano tutto consumato e smangiucchiato anche fino alla radice dell'unghia. Credono che l'effetto trasandato doni un tocco progressivo e rivoluzionario al loro look. Lo vedono dalle foto di VIP che scelgono look shabby chic, o, come dice un'amica trasanda[to] chic. Peccato loro paghino fior di quattrini degli stylist personali.

Io credo che bisogna fare attenzione al dettaglio e bisogna donargli il significato che si merita. Il dettaglio non deve essere lasciato al caso, perderebbe la sua forza e la sua originalità, forse anche il suo nome. Non possiamo inserirlo in un contesto che non lo includa come parte di un tutto. Dettaglio di... dettaglio in... dettaglio per... dettaglio da... non fatemi ripetere tutte le preposizioni (di a da in con su per tra fra sotto e sopra) tanto avete capito.

Lo smalto screpolato deve essere contestualizzato in uno look ben preciso. Non puoi vestirti classica, casual o sempliciotta per poi portarmi uno smalto mezzo rovinato, sopratutto ai piedi. Ohibò. Mi diventi semplicemente una trasandata, senza lo chic. E poi, diciamocelo, devi essere particolarmente bona per permetterti certi bassezze sennò invece che una moda lanci solo anatemi contro di te: brutta e pure zozza, per dire, eh, si fa per dire che donne brutte non ce ne sono ma uomini, semmai, poco galanti.
Lo smalto di giorni e giorni deve rientrare in una scelta precisa, deve significare qualcosa col resto, non lasciato a sè. Da solo, non dice niente, non racconta niente. Spezza, anzi, un'altra armonia; sconcerta e disorienta chi guarda. ...Come il cavolo a merenda ...Come una falsa magra ...Come chi dietro liceo e davanti museo ...Come un prosecco senza bolle... Come i ritocchi al fotosciop... Come le parti di un viso, o di un corpo, non perfette se analizzate singolarmente ma che si armonizzano col tutto.

A me piace osservare le persone: è uno degli sport che preferisco e che pratico con costanza, assieme al gioco Scarabeo e alle crisi d'ansia (cit. Melinda e Melinda, Woody Allen).
Molti, se li guardi bene, non hanno un naso perfetto, le mani perfette, i piedi perfetti, gli occhi perfetti così da risultare tremendamente perfetti anzi oserei dire pure scialbi, insulsi e elettroencefalogrammamente piatti (a questi personaggi perfetti si chiede spesso di avere una personalità prorompente che fa da dettaglio importante che spezzi la monotonia della loro perfezione, proprio come lo smalto mangiato su di un personaggio rock).
Tuttavia se ricongiungi la parte al tutto scopri che la persona in toto é armoniosa, in poche parole: bella. Con quel non so che. Aggiungerei poi di una bellezza unica, originale e insostituibile. Come il cosmo, come l'uomo rispetto al mondo, come la Natura, come una melodia jazz.

Qui ragazzi trattiamo di critica allo stato puro: inutile, tendenziosa, falsa, figlia del suo tempo ma indubbiamente gradevole. Mica solo cazzi a mazzi.



martedì 6 aprile 2010

Frasi fatte in un monologo per la vagina

Avrei voluto una vagina diversa, una vagina rosa chiaro, glabra. Al massimo rossiccia con le lentiggini. Una vagina acqua e sapone, la vagina della porta accanto.
Anche se la mia vagina si mette a nudo senza problemi riuscendo a mantenere le distanze, avrei voluto una vagina meno scomoda, semmai più forte. Ma di certo la mia cara vagina non è una mangiapane a tradimento.
Avrei voluto una vagina dal profumo di pane e dal sapore di fragola, dalla consistenza di crema oppure di panna, ma Low fat. Avrei voluto anche una ciliegina proprio lì, per quando manca sulla torta.
Poteva essere una vagina musicista magari una suonatrice di arpa, certamente una suonatrice di pianoforte visto le sue dita lunghe e affusolate, eleganti. Sì, poteva essere una romantica e decadente vagina bionda suonatrice di pianoforte. O di arpa. Mi accontento, però: la mia è castana col clitoride all'insù con le labbra arricciate che te le suona e canta a dovere.
L'avrei voluta con un piccolo neo, creduto da tutti coloro avventuratisi là sotto il loro unico e per sonale tesoro, ai più sconosciuto: eh no! errore sesquipedale!
E' risaputo che tira più un pelo di vagina che un carro di buoi ma di certo la mia non è una di quelle vagine che mette il carro davanti ai buoi. No no.
Ogni tanto, quando sono giù, mi chiedo se si nota di più se viene oppure se non viene per niente. Tutto sommato che importanza ha? La mia è una vagina tutta rose e fiori, una vagina tutta da bere.
La mia vagina ha l'acquolina in bocca ed alcune volte sente come un groppo in gola. Si confonde e, batti e ribatti, si trova sempre un bastone tra le ovaie. Con i suoi botta e risposta però non fa bella figura e pare più una bisbetica domata. Per questo vorrebbe essere più educata, la mia vagina, silenziosa e muta, ma di quelle mute che parlano senza parlare. Che ci volete fare, la mia è una vagina che brucia d'impazienza e che consuma tutto e subito. E' così: passionale e verace.
Vorrei una vagina che più ne ha più ne metta ma che non ciurli nel manico così chi vuol esser lieto, lieto sia. Una vagina col beneficio d'inventario che corra la cavallina, costi quel che costi.
La mia è una vagina senza grilli per la testa, col gusto pieno per la vita. A volte però mi sarebbe piaciuto avere una vagina graaaaaande, che potesse contenere tutti, là al caldo.
Una volta al mese -si sa, è una costante- versa lacrime e sangue ciò nonostante ha tanti compagni di merende e affronta il mondo positiva: la vita è bella!
Avrei voluto una vagina coi tacchi a spillo ma anche con le bamboline, certe bamboline, son carine. Una vagina di moda, in rosso Valentino.
L'avrei voluta in un paese libero, aperto, civile, dove non ci sarebbe stato bisogno di nascondersi dietro ad una foglia di fico.
L'avrei voluta di tutti i colori dell'arcobaleno e blu, dipinta di blu, felice di stare lassù e a volte, così piccola da portarla nel taschino per poter farla vedere a tutti e dire, orgogliosa,

"Toh, guarda che bella vagina che ho!"

Ce la metto tutta per essere una brava vagina, per essere la vagina che vorrei essere, quella dei miei e dei sogni altrui ma è bene mettere le mani avanti: sono una mina vagante, che non si morde la lingua e dice quel che pensa... una mosca bianca, insomma. Che ci volete fare: non si interrompe un'emozione!
Prenderla o lasciarla, o così o pomì.
Da piccola voleva essere attrice, nei giorni di scuola maestra, d'estate gelataia, di fronte alle altre vagine antipatiche era già sicura che sarebbe stata una vagina diversa, libera e indipendente. Infedele all'egemonia di un unico letto ma leale ed autentica con l'amante e con se stessa.
Vagina esploratrice, a sua volta vagina da esplorare, avrebbe voluto navigare per i grandi mari e sondare lussureggianti foreste, essere dischiusa a se stessa e amata come una perla rara. Un pozzo profondo di sapere senza grilli per la testa, di certo non una gatta morta qualunque ma una vagina tutta d'un pezzo, un pezzo da novanta.
Vorrei ritrovare quella mia vagina, la vagina spensierata di un tempo, ma quel tempo è lontano e i prati dove giocava non ci son più... eh bé, chi ha avuto, ha avuto; chi ha rato, ha rato: scurdammece 'o passato simme 'e Napule paisà.
Vorrei una vagina piena gonfia e succosa come una pesca gialla, una vagina fresca e frizzante come le notti d'estate, salata e refrigerante come il mare. Vorrei una vagina che profumasse di basilico fresco e pomodorini cresciuti al sole, succulenta e incontenibile come una mozzarella di bufala. Vorrei una vagina buona, tutta da mangiare.
Vorrei una vagina fedele a se stessa, traditrice per alcuni, vittoriosa per altri. Una vagina con le palle, forse. Ma poi, dopotutto, non avrebbe la più pallida idea di che farsene, delle palle. Le lancerebbe lontano perché ingombranti. Oppure le userebbe come le palline per il Kegel.
La vorrei più amica, meno lontana; vorrei poterla vedere più spesso e altrettanto accarezzarla. Lo stato d'abbandono la irrigidisce. La vorrei meno preoccupata del tempo, più rilassata, proprio come al mare che, bella come il sole, si gonfia e pavoneggia godendo quieta e raccolta sotto al costumino.

Vorrei una vagina che trovasse la sua dimensione ideale.
Ecco, 35 cm sarebbero sufficienti.

venerdì 2 aprile 2010

Buona PASCUA

Oggi ho aperto il giornale e l'ho richiuso subito, inorridita.
Prossime riforme in arrivo, la pillola abortiva proibita e il Papa ovunque a sentenziare sull'aborto.
E allora sapete cosa?
Io voglio sognare e ricordare che è primavera! che è tempo di gioire! che è tempo di frescura! libertà! e frivolezza! signorine con le gonne e le cosce nude! capelli sciolti che volano al vento! luce sole e cielo terso! ah! che bello!

e le mie nuove "mutandine" by Maison Close.