giovedì 17 giugno 2010

La vagina perfetta

Sosta al fast food dopo il concerto di Bob Dylan



Ieri in macchina verso il concerto di Bob Dylan l'amico G. mi ha esposto una sua dubbia teoria sulla fica perfetta, basta un dito. Infilando il dito in vagina si capisce l'elasticità e la strettezza necessarie a catalogarla come perfetta.
La cosa mi ha lasciato perplessa, quantomeno è una buona scusa per sditalinare o farsi sditalinare.

"Donne, uomini, ho la teoria più attendibile del mondo per verificare la vagina perfetta!"

E via tutte quante ad aprire le gambe per sentirsi dire che la propria vagina è la migliore del mondo. Io lo farei.

Per l'uomo che teoria si potrebbe inventare? Quale potrebbe essere il cazzo perfetto? Non si può dire quello più grosso e largo, non amo vincere facile (cit.)
Sì, mi piace il cazzo mediamente grande, specie quando affonda e mi accarezza la cervice. Sudo già solo a scriverlo. Non basta, però. E' riduttivo, semplicistico.
Dalla forma? Ci sono quattro tipi di pene in erezione: il tipo medio, quello dalla forma ottusa, quello a bottiglia (cioé quello che dalla forma si salva sul finale e frega tutti e tutte) e poi quello più brutto secondo me, l'assottigliato in avanti. No, la forma non è sufficiente.

Secondo me la teoria perfetta sui genitali deve rispettare solo un assioma: il giusto attrito. Poi, possiamo dire che vale tutto, comprese le sfumature: il giusto attrito ma che sfondi, tanto attrito che non sfondi e via dicendo.
Come per il vino è necessario appropriarsi dei cinque sensi e verificare secondo il tatto, il gusto, l'olfatto e la vista. Un dito solo non basta.

A questo scopo fonderei l'associazione Slow Sex che dovrebbe porsi come obiettivo la promozione del diritto a vivere l'amore fisico e tutto il mondo del sesso in generale, insegnando a goderne in modo sano e genuino e proporrei dei corsi di assaggio e analisi godereccia dei genitali, come il vino appunto.
Contro il dilagare del fast-sex e della frenesia sessuale nella vita moderna studierei e divulgherei assieme all'associazione gusti e tradizioni sessuali locali, difendendo i genitali di un tempo e i genitali di oggi, italiani e non, patrimonio dell'umanità intera.
Attraverso progetti, pubblicazioni ed eventi mi impegnerei per la difesa della biodiversità e dei diritti dei popoli al sesso felice, battendomi contro l'omologazione dei genitali, il sesso di massa, le manipolazioni sbagliate. Attraverso la rete di associati che si incontrano, ci si potrebbe scambiare conoscenze ed esperienze.
Slow Sex dovrebbe fare del godimento erotico anche un atto politico, sottolineando come dietro a del buon sesso ci siano scelte da difendere sempre e comunque.

Non ho smontato la teoria di G., avevo paura poi di dover verificare fatti alla mano e dita in vagina sia la mia che la sua, di teoria, ed era già tardi, il concerto iniziava alle nove e mezza.






mercoledì 9 giugno 2010

Le clienti e amiche di Linda

Le Luna Beads, by Lelo


Qualche settimana fa mi arriva una mail di C.

Mi raccontava della sua esperienza con le palline da inserire in vagina. L'ho trovata deliziosa, l'idea e lei. Così ho chiesto il permesso di pubblicarla. Eccola qui.


“La prima volta che le ho provate continuavo a sghignazzare
mi sentivo una faccia furbetta e il cuore agitato
perché era un gioco nuovo, e stavo sperimentando del nuovo piacere.

Una sera ho deciso di indossarle per far esercizi e sapere quanto a lungo potevo tenerle
poi sono arrivati due amici per bere un bicchiere
con cui si è riso un sacco e io udivo chiaramente il rumore di sottofondo che mi brontolava nel fondo della pancia
e per quello ridevo ancora più forte
e so benissimo che loro lo hanno udito, ma il loro cervellino non ha registrato il suono
nient’affatto famigliare
uomini!

E ogni tanto, quando uno dei due mi parlava, io mi estraniavo
facendo gli esercizi muscolari
stringere stringere stringere
rilassare piano
stringere fortissssssimo
rilassare
stringere rilassare stringere rilassare
scusa, che dicevi?

Voto 10 alle utili e goderecce palline cinesi o geisha balls
per il piacere, la salute, il divertimento”


Di C., 29 maggio 2010


Potete vedere anche un video qui. Ma non di C.

lunedì 7 giugno 2010

Via della vita nuova

Ho passato lo scorso week-end di sole e afa a traslocare la mia vita.
Con molta cura ho impacchettato ogni singolo oggetto nella carta di giornale e poi in quella con le bolle, per proteggerlo.
Ho acquistato scatole piccole e medie - ma non grandi, ché son difficili da manovrare - dove stipare tutto il possibile affinché niente rimanesse fuori come oggetto in più da caricare inutilmente.
Ho calibrato il peso di ogni singola scatola, così da non uccidere autista e traslocatore. Ho smontato il cassettone ikea e la scarpiera da sola, poi ho imbalalto ogni pezzo nella carta con le bolle, facendo attenzione agli spigoli, i punti più sensibili a scheggiature e botte.

Come passa il tempo. Si vede. A diciotto anni buttai tutto in un saccone nero e con un deciso vaffanculo e una sigaretta tra le dita sbattei una porta dietro le spalle e ne riaprii velocemente un'altra, pronta a divorare quello che c'era.
Questa volta e dopo ben dodici traslochi in più di dieci anni ci ho messo la cura e la premura necessarie.
Sto invecchiando, sì.

Oggi, primo giorno feriale, mi son goduta il quartiere. Ho già scoperto gli angoli desolati e meravigliosi dove andare a correre, la casa dei libri giapponesi, il macellaio, il fornaio, l'osteria per il pranzo, il ristorante per la sera, la lavanderia di lusso dove c'è solo un ingresso illuminato come una galleria d'arte, un computer touch screen e quello che può caratterizzare una lavanderia a secco ben nascosto dietro una parete beige e nera (avranno le stesse tariffe?), la gelateria con il gelato ai pistacchi di bronte e la spa con i trattamenti al cioccolato del Madagascar, il ferramenta e il casalinghi, dove ci sarebbe da comprare lo stendino rotondo per le mutandine di pizzo di La Perla.

Mi manca ancora il bar dove leggere i giornali il sabato mattina. Devo decidermi ma l'idea di assaporare di nuovo il centro storico, da cui mi sono allontanata per un po', mi attrare.

Sono ancora rigida, però, un poco triste dentro, perché non mi sono ancora masturbata. Non riesco. Perché la casa sia mia, con i miei sogni, desideri, angoli preferiti, perché abbia il mio odore e la mia gratitudine io mi ci devo masturbare in ogni dove e in ogni come.