Ho provato a spendere tutti i miei soldi. C'ho provato, davvero, ma non ci sono riuscita.
Mi son svegliata presto con tutte le buone intenzioni del mondo e son partita verso il The Mall, la mecca degli atei capitalisti.
Sono arrivata prima dei pullman di cinesi, di giapponesi; prima dei van dei russi, insieme a olandesi e americani e qualche poggibonese.
Ho subito cercato cosa volevo e cosa sapevo valesse la pena e dopo ben venti minuti compresa la colazione al bar (in piedi, perché 3 euro un caffé in the middle of fucking nada, io non lo pago, semmai 5 euro in Piazza San Marco più mancia) avevo già visto cosa acquistare: abitino in seta Fendi e scarpa tacco 12 di Sergio Rossi con l'alternativa per una simile ma con rifiniture pitonate. Tradotto: il vestito adatto che fa cadere gli occhi su gambe e culo nascondendo il miliardo di difetti che ho altrove e scarpe come la zucca di cenerentola, le indossi e sei magicamente uno schianto, te le levi e l'aureola di luce svanisce e ricadi nella penombra più totale. Luce, ombra. Luce, ombra. Figa, cesso. Figa, cesso.
Niente. Non ho preso niente. Ho speso tutto nella casa nuova e come una stronza sono andata lo stesso a fare shopping. E io ho un appuntamento con lui. Ho deciso di farmi il centro a piedi, di entrare nello store La Perla e di ripiegare poi su di uno zoccoletto basico da Bata.
Ho pensato
il male: come si fa a ripiegare sul comune dopo essere andate alla Mecca? Niente mi stava, niente mi soddisfaceva. Sandali di cartone uguali ovunque per 39, 90 euro, magliette di ottima rifinitura cinese uguali ovunque per 20 euro, 500 abitini merdosi uguali ovunque.
Decido di dare una svolta alla giornata perciò centrifuga di banana e ananas ben ghiacciata, pulizia scrub e maschera idratante per il viso, maschera per capelli, doccia rilassante, creme ed oli essenziali, sigaretta e smalto.
Non basta. Appena lo vedo è essenziale fargli subito una pompa, sia mai che noti le mie scarpe vecchie.
