lunedì 30 agosto 2010

Oggi si riparte

Bene.
Saluto i signori che mi hanno fatto compagnia qualche volta sul mare, quella coppia tanto carina che scaracchiava e nascondeva i fazzoletti mocciosi sotto la sabbia.
Mi mancate già, ragazzi.

Saluto la famiglia bellissima, papà fico della madonna, tre figlie femmine che parevano le attrici di un film della Coppola, la mamma che sembrava Joe Squillo in pensione. Tranquilli, mai un urlo, un grido, un colpo di tosse. Perfetti e sereni.
Triste non rivedervi più, davate un senso alle mie giornate. Soprattutto vostro padre e marito.

Saluto la coppia di Milano ormai oltre i quaranta ma ancora in tiro. Col papà così bello e felice di giocare col figlio Edoardo che mi ha fatto venir voglia di fare un bambino. Uguale al suo, però: bello, riccioluto, educatissimo e silenzioso. Un bambolotto.

Saluto Johnny del Coccobellococcofresco e Mario il Napoletano per i bomboloni fritti. Saluto i circa seicento vu' cumpra, tra indiani e nord africani, che vendevano troiai, ombrelli, asciugamani, teli, cappelli, borse false, portafogli, felpe, magliette e abitini da mare e che mi tritavano i coglioni ogni due minuti. La spiaggia era così popolata di venditori che ne avevamo circa uno e mezzo pro capite.

Saluto poi tutti i disadattati che giocavano a racchettoni all'una di pomeriggio e si sentivano male; quelli che urlavano e gridavano, quelli che mi tiravano la sabbia perché scuotevano l'asciugamano in testa e vento libeccio a favore; quelli che seppur la spiaggia fosse deserta si piazzavano ad un fottuto centimetro di distanza col bimbo di un anno cagato addosso che mi montava sul telo da spiaggia nuovo; quelli che venivano a mangiare in pineta e poi lasciavano il sacchetto dell'immondizia da una parte senza tener di conto che se te lo sei portato stra pieno da casa, te lo potresti riportare via... Vuoto e più leggero; quelli che cagano dietro le siepi o dune della spiaggia ma poi ci lasciano il Kleenex appoggiato sopra, per poi cosa, non si sa (cazzo mangiate, poi? tonnellate di merda nera); quelli che lasciano i pannolini nel parcheggio; quelli che intasano l'accesso al mare con bici e passeggini dei bimbi...

Tutti voi che mi avete rotto il cazzo adesso mi mancate e vi porterò con me nel cuore, in ricordo di un'estate tutto sommato tranquilla e, malgrado voi, serena.

Pregherò perché questa calma e questa goia non mi lascino volar via, verso rabbia e collera ultraterrene. Farò il possibile perché questo "nuovo anno" che oggi inizia nuovamente col fottuto primo giorno di lavoro, coi suoi buoni propositi e sufficiente energia accumulata di riserva che spero duri fino a Natale, possa portare con sé tutte le belle cose che spero accadano. Voglio ricordarlo così, con un test di logica:

Unisci tutti i punti con quattro linee senza mai staccare la penna dal foglio

perché in fin dei conti siam troppo immobili, statici, rigidi e chiusi nelle nostre convinzioni, pieni di sé ma poi così insicuri da non riuscire a mettere in discussione le nostre idee e così vigliacchi da non poter abbandonare una via per prenderne un'altra. Così pigri da preferire il pensiero facile e le opinioni già pensate, masticate, digerite e vomitate.
Perché si deve pensare fuori dagli schemi se si vuole ottenere qualcosa.
Perché ho dimenticato di metter la sveglia e devo assolutamente trovare una scusa plausibile. Pensa, Linda, pensa fuori dagli schemi perché di sicuro hai cagato fuori dal vaso.


lunedì 23 agosto 2010

Recensioni: Donne che corrono coi lupi



La prima volta che ne sentii parlare non mi colpì, il titolo mi ricordava il film con Kevin Costner e pensai fosse una boiata pazzesca.
La seconda volta invece fu nominato da una cara amica, Mitia, e pensai che avrei dovuto sbirciare un po' il contenuto.
Poi l'ho trovato, stranamente, nel reparto sessuologia ed è stata la volta buona che me lo sono portato a casa.
E' difficile per me raccontarlo. Continuo a sorridere pensando ai termini che l'autrice usa per descrivere il Sé femminile (in alcuni punti è pure un po' pesante) ma da semplice libro da riporre è diventato un tesoro da conservare. Non lo so spiegare. Lo sento e basta.
E' un libro da leggere ogni tanto, per trovare la risposta giusta, per non smarrirsi per strada, per non perdere fiducia, per riacquistare il proprio istinto, per soffiare sulla propria anima, per ritrovare l'animo, la saggezza, lo spirito, la luce, l'energia, il cammino. Per ritrovare, come la chiama l'autrice, la Donna Selvaggia.
Si raccontano diverse fiabe, favole, miti, a partire dalle quali l'autrice, psicologa e cantastorie famosissima, riconosce separa e descrive tutte le parti femminili e maschili che fanno parte della psicologia femminile riconducendole a figure archetipe. Si da così alla storia un'interpretazione ben più profonda della solita morale.
Il libro aiuta a capire non solo un po'di più noi stesse (impossibile non ritrovarsi!) ma è uno scritto prezioso di antichissime storie, risalenti alla notte dei tempi e che tuttavia - aspetto alquanto affascinante - sono attualissime.
Non si può prescindere dalla storia passata, tantomeno dall'insegnamento di chi è più saggio di noi.
Le favole svelano anche un legame indissolubile con Madre Natura e non a caso i tanti simbolismi che si usano nelle fiabe e nei miti ne svelano il contatto e l'importanza.
Clarissa Pinkola Estés indaga sull'anima, sull'istinto, sullo spirito delle donne repressi da un modello culturale feroce o dalle stesse donne dalla personalità fragile o ancora immatura.
E' una guida, un aiuto, un momento tutto per noi.
Consiglio una lettura lenta, senza fretta.

mercoledì 18 agosto 2010

Perplessità

Una ragazza di mia conoscenza mi ha confidato che quando le scappa la pipì deve togliersi assolutamente il tampax.
Io, maligna, sostengo che lo faccia perché ancora crede che la pipì esca dalla vagina.

Qualche giorno fa invece, nella piscina di un agriturismo, una signora si stava depilando la gamba con il rasoio. Sì, era sul bordo piscina e sciacquava il bic nell'acqua, poi se lo passava sulle gambe.

Ieri una signora stava lavando i panni nel mare.

E no gente, non era una pubblicità della Lines, tantomeno della Veet. Questa signori è gente vera.

giovedì 12 agosto 2010

Recensioni





La trilogia di Larsson va letta per 10 diversi buoni motivi, primo fra tutti - ma che non conta nella lista dei dieci- perché il poveraccio se lo merita. In fin dei conti non ha fatto in tempo a godersi il meritato successo semmai, purtroppo, un immeritato e lungo riposo (mi scusino, mi è uscita così, è un po' dura ma frequento troppo il sito di Spinoza).

Veniamo a noi:

1) è perfetto in vacanza o per passare notti insonni a cercare di capire cosa succederà dopo, e dopo, e dopo ancora.
2) perché viene pronunciato il centro commerciale Ikea solo una volta. O almeno credo. Di sicuro una volta sola nell'ultimo libro della saga.
3) perché mangiano una smisurata quantità di tramezzini, cibo per il quale mi sono resa conto che ho un debole particolare. Mi fa impazzire il pan carré in ogni salsa forma dimensione. Non mi riferisco alle fette per il toast, quelle con il bordo, no. Proprio a quello usato per i tramezzini doppio strato, quello che si attacca al palato, bianco purissimo.
4) per i nomi delle strade e dei luoghi, impossibili da pronunciare e che son talmente lunghi che occupano quasi una frase per intero. Questo è utilissimo sia nei tratti salienti che in quelli (rari) noiosi del libro perché son talmente lunghi che dopo un po' li salti e la lettura scorre più veloce e ti senti come un genietto autistico dalla memoria fotografica. Eccovi degli esempi:

Morgongava - Lundagatan - Akademibokhandel - sveavagen - Samuelsgatan - Klarabergsgatan - Vasagatan - Jarnvagsgatan - Kungsgatan - Drottninggatan - Klara Norra Kyrkogatan - Hollandargatan - Helsingorsgatan - Hamngatan ecc.

5) perché regna sempre la giustizia
6) perché tutti vorremmo entrare nei pc e nella vita privata della gente come fa Lisbeth
7) perché tutti vorremmo essere amici di Lisbeth
8) perché tutte vorremmo passare una notte di fuoco con questo Mikael Blomkvist e vedere se è effettivamente valido come dicono
9) perché vorrei abitare almeno in una di quelle case bellissime a scelta tra quella di Erika Berger, l'attico di Lisbeth, la casa al mare di Mikael
10) perché sarebbe bello incriminare e punire come si deve chiunque eserciti violenza sulle donne ma molto più bello fare in modo che si possa prevenire.

Potete anche consultare altri libri qui. Buona lettura a tutti!

mercoledì 11 agosto 2010

Robe da spiaggia

Ecco, la Linda lavora anche d'estate. Pensatela in spiaggia, dopo un bel tuffo nel mare azzurro del mediterraneo, con una bella birra ghiacciata acquistata dal figone del baretto, che apre il suo portatile e vi rende partecipi delle robe commerciali esistenti in giro per il pubblico di potenziali consumatori (ché senza di voi, ragazzacci, si va poco lontano). Pensatela, poverina.

Ordunque vi voglio consigliare il bikini che lascia il tatuaggio (e questo batte tutte le fan di Hello stramaledetta Kitty) di Kiskin



e la chairless di Vitra, un nastro di poco meno di un metro da avvolgere intorno alla schiena e alle ginocchia, così che possiate stare a gambe incrociate senza mal di schiena e senza dovervi portare la seggiolina pieghevole che, oltre a far vecchia, fa venire il mal di schiena a portarla, specie se come me amate le calette e le insenature nascoste che per arrivarci ci vogliono 40 minuti a piedi.



Ovviamente non ho nemmeno sprecato un minuto nel cercare on line questi splendidi accessori must have per l'estate 2010 (che ormai già finisce per molti o, ricordiamo i poveracci, non è mai addirittura iniziata per altri) ma l'ho copiati paro paro dall'unico numero che ho acquistato quest'anno di Vanity Fair Italia.

mercoledì 4 agosto 2010

Conversazioni a Gaylandia

-"Sei proprio una gran fica, tesoro. Con i tacchi alti anche al baretto della spiaggia" dico alla mia amica, mentre siamo a pranzo nella capanna adibita a bar che si trova sulla spiaggia nudista di gaylandia.

-"Non si sa mai, cara. Bisogna essere sempre preparate. L'occasione giusta potrebbe essere proprio dietro l'angolo!" mi risponde col tono di chi la sa lunga.

E poi aggiunge:

-"Anche se onestamente non si vedono più angoli. Solo rotatorie."