sabato 25 settembre 2010

Io ho le mie favole e tu la storia tua

Ci son poche cose per cui non scenderei mai a compromessi: la tazza del caffelatte e i giornali del sabato mattina.
Io son così. Una fondamentalista delle pretese stupide ma suddita passiva per tutto il resto. Non riesco a star zitta se per far colazione prendi la tazza che uso solitamente. Non posso non farti notare che stai sfogliando i giornali prima di me. Quella è la mia tazza e questi sono i miei giornali.

La tazza è il momento più importante della giornata, è come il mare. La guardo e mi perdo nei suo orizzonti finiti. La mattina, ché sempre mi ci vuole un bel po' per carburare e far partire la giornata, la tazzona del caffelatte pantone color giallo è il mio esercizio meditativo yoga. Rappresenta tutto il planning per la giornata che ho d'innanzi, è un attesa fatta di silenzio e profumo di moka, di limbo tra quello che sognavo di essere e ciò che dovrò diventare. 
La tazza del caffelatte è il momento in cui esco dal coma e mi riaffaccio alla vita, vita ogni notte dimenticata. La tazza è il mio memento. 
Per questo è importante che la trovi lì, pronta per me. Pulita e felice di esser colmata di  nuove speranze.

I giornali del sabato mattina hanno il profumo della carta e della sorpresa. Le pagine nuove scricchiolano sotto le mie dita e la lettura si fa ora di quiete e sguardo sul mondo. Leggo i quotidiani dei bar, sfoglio le riviste delle sale di attesa anche se vecchi. Non m'importa perché non sono i miei giornali e perché spesso non è di sabato che li scorro con le dita. 
Al sabato mattina invece c'è questo rituale fatto dei soliti gesti e delle medesime abitudini che mi regalano gioia e serenità: è un momento tutto mio, che scandisce una pausa consuetudinale tra una cosa e l'altra. In questo quadro perfettamente costruito e limato ad arte (il solito bar, il solito angolo di luce, lo stesso tragitto tra le stradine di quartiere) io prendo i miei giornali nuovi, il mio buon caffè e mi tuffo nella virginale lettura, distratta di tanto in tanto da un raggio di luce o da un pensiero che credo importante.

In amore non ci sono la tazza della colazione e i giornali nuovi da leggere, alcuni dicono. In amore si dovrebbe condividere tutto, altri pensano.
Poco importa se la tazza è la tua. Mio e tuo sconfinano. E poi, vuoi metter le labbra sue posate sulla tazza di ceramica tua? Poesìa e oblìo, sì. Che importanza ha se i giornali li leggi tu per primo? Lui ne sarà il tuo cantastorie dopo. Felice e remissiva dovrei saper ascoltar quello che ha da dire.
In amore non ci dovrebbero essere pretese stupide e assurde, difficili da comprendere. Non ci dovrebbero esser pretese e basta. Ma il non aver pretese non è già una pretesa?

Io non so, ecco. Non so cosa dire perché rivendichiamo allo stesso modo le rispettive pretese. Dovremmo invece sederci allo stesso tavolo, sì, ma ognuno con la propria tazza, ognuno coi propri giornali e poi, di tanto in tanto, osservarci felici nel silenzio della stanza. Separati dai nostri pensieri ma uniti nel bisogno di pace.
Mi piacerebbe questa concessione di libertà temporanea e di accettazione dell'identità. Certo è che se tu allungassi la mano sotto alla gonna e mi infilassi un dito nella passera, io butterei all'aria i nostri giornali e mi farei stendere sul tavolo a cosce aperte aspettando di godere per te. Metterei da parte la tazza pantone color giallo e mi inginocchierei davanti a te, ti sbottonerei i pantaloni e te lo prenderei in bocca per succhiartelo piano, fino a indurirtelo. Ti succhierei fino a berti tutto, avida madama della sborra tua.

Ecco, se solo tu potessi capire quanto son importanti la tazza mia e i giornali miei.





lunedì 20 settembre 2010

C'è posto per tre

Alcuni tipi di glass dildos (o dildi in pyrex)

In questi ultimi due giorni ho diviso il mio tempo tra cioccolato, vino, lacrime, libri, guardare malinconicamente dalla finestra, corsa in salita a chiappe strette e sito web. Non necessariamente però tutti in questo ordine.

Per il sito mi son venute in mente un paio di cosette utili: rivedere le categorie in cui si suddivide la pagina boutique, troppo generiche, e poi aggiungere i sex toys miei preferiti, i glass dildos.
Troverete quindi una nuova categoria, inserita ieri, che si chiama anal play, suddivisa in tre sottocategorie: per lei, per lui e per detergere (volevo a tutti i costi inserire una peretta da clistere).
Non è finita qui però. Sto ancora meditando sulla nuova classificazione, fra qualche giorno farò altre modifiche. Me lo sento, ci sto dentro.

Oggi pomeriggio invece tra i giocattolini del sito ho inserito i glass dildo, i miei preferiti.
Si tratta di falli non vibranti usati per penetrazione anale e/o vaginale. Sono fabbricati in pyrex, vetro molto resistente. Un bel video vi mostra come vengon forgiati.
Ogni volta che me li trovo tra le mani mi ricordano i negozietti di pipe di vetro di Telegraph st, a Berkeley, San Francisco. Banchi lunghi e fornitissimi di pipe per marijuana, tantissime e coloratissime, di tutte le forme e grandezze.
A guardare quelle meraviglie di vetro dopo un po' mi si incrociavano gli occhi. I colori sgargianti e i disegni elicoidali mi mandavano in acido senza aver fumato.

Glass dildo per tre

Poi ieri sera mi sono imbattuta nel dildo a tre punte, attrezzo che potrebbe avere più di una funzione: arma per samurai (stella a tre punte per esempio), logo della pace senza il cerchio (o della mercedes), timone per barca, avvitatore, bacchetta per majorette e ovviamente inculatore per tre. Da provare.


sabato 18 settembre 2010

Il giorno dello scazzo

Guardo questi quotidiani arretrati ammonticchiati sulla scrivania. Scorro i titoli, a caso. Saranno vecchi anche di sei mesi.
Li conservo per lavoro ma non li consulto mai una seconda volta così arriva il giorno dello scazzo. Mi prende il matto -lì a prender polvere non ce li posso vedere- e allora scendo e li porto al cassonetto. Da quello stesso giorno si accatastano di nuovo uno sopra l'altro.

Stamattina rileggo i titoloni a caratteri cubitali e mi vien voglia di ridere: quante contraddizioni! quante parole sprecate! Quasi mai ciò che è stato riportato corrisponde alla situazione attuale. Quasi mai le promesse vengon mantenute...
Mi verrebbe voglia di gridarlo a quei politici lì e dirgli che no, che la crisi mica è finita. Che ci voleva poco a capire che questo paese è alla deriva. Brutti imbroglioni mentecatti!
Io lo so cosa significa vivere da precari e vivere alla giornata. Io lo so cosa vuol dire svegliarsi in preda al panico, nella notte, sudata e spaventata. Coi vicini che si lamentano perché urlo e sbraito e loro ogni notte non possono dormire. Sto a pezzi perché non so dove finirò, che ne sarà di tutti noi, la gente normale.

Con gli ex in fondo è la stessa cosa.
Ciò che pensavamo che fosse, non è diventato. Chissà che titoli metteresti tu, ai capitoli tortuosi di questa nostra storia.
Eppure c'avevo ragione: io e te per esempio, non saremmo andati molto lontano. Mi sbagliassi, qualche volta, ne sarei felice.
Io lo so cosa vuol dire amore, passione, struggimento e desiderio. Lo so da quando tu me li appiccicavi addosso facendomene una colpa, ché ti lasciavo senza risposta, senza un domani, senza una spiegazione e tu tutto volevi sapere di me, tutto. Non potevi aspettare, me lo ricordo. Eri mio. Un burattino perso per me. Io ti amavo in segreto.
Quelli erano minuti brevi d'amore eterno. Se chiudo gli occhi assaporo quell'onnipotenza, sì. E rivedo i pensieri rossi che mi regalavi alla sera e il profumo di pane che mi facevi trovare la mattina, appena sveglia. Ricordo quando chiamavi anche con lei di fianco, pur di sentirmi.
Adesso sento il baratro sotto i piedi ed ho il terrore di muovermi. La vertigine mi fa girare la testa, perdere il buon senso. Mi rendo patetica e noiosa, lo so. Non riesco a fare altrimenti. Mi si sbriciola tutto tra le mani.

Che buffi i titoli dei giornali, a rileggerli dopo. Dici: "ma no! non è possibile! Che bugiardi! Che pezzenti!"
E che buffo ripensare a noi due e accorgersi che non c'è altro da dire, che non c'è più voglia di scrivere pagine nuove e che quelle vecchie, sono ormai carta riciclata senza tono, senza luce, senza smalto.
Come quella che appoggio qui, questa mattina, di fianco al cassonetto della carta da riciclare.

mercoledì 15 settembre 2010

Recensioni: Diario di una ninfomane


Voglio decisamente indietro i miei 14 euro.

Conoscevo il titolo, lo scandalo e il polverone sollevatosi intorno a questo libricino senza mai aver avuto la minima curiosità di leggerlo. Mi era bastato l'altro della stessa autrice: Antimanuale del sesso, un libro scritto malissimo - si espongono pensieri saltellando da un concetto all'altro senza continuità e non si capisce niente- ma con opinioni e giudizi più che sensati (diciamo che nella valutazione ha contato più la sostanza della forma: non si tratta di un romanzo).
Eppure un bel giorno, sabato, mi serviva un qualcosa di leggero da alternare ai manuali di testo che sto studiando, giusto per rilassare la mente prima di dormire. Acquisto quindi Diario di una ninfomane. Lo ammetto: le aspettative erano tante, avevo voglia di storie intense.
Bene.
Fa cacare.
Un romanzo autobiografico, scritto stiticamente in forma di diario, tradotto in quindici lingue (e dal quale hanno pure tratto un film) che fa letteralmente cacare. Già a pag 27 l'avrei buttato fuori dalla finestra.
Non è né erotico né appassionante né avvincente né profondo né misterioso né intelligente né spiritoso né simpatico né femminile né interessante né ha un colpo di scena né istruttivo e nemmeno scritto bene. A mo' di esempio: glielo succhio finché non sento che mi inonda una per una le otturazioni che colleziono fin da bambina. Wow.
A terminologie non è messa benissimo: scambia la vulva per la vagina e usa antro segreto per descrivere con un eufemismo il proprio organo genitale.
Antro segreto mi ha ricordato vagamente i libri della collana Harmony. In generale odio i racconti che parlano del bottoncino rosso, dell'antro segreto, del nettare di miele, del luogo sacro... per definire tutto ciò che compete l'anatomia dei genitali femminili. Come se ancora fossimo bambine vulnerabili di fronte a termini espliciti, come se il nostro erotismo fosse descrivibile solo con una prosa vaga, riciclata e amorfa e soprattutto bambine così pure da eccitarsi e fremere al sol pensiero del primo bacio il primo giorno di nozze. Bon, ma non è il caso di questo libro. Ho appena detto che vagamente mi ricorda Harmony.
Il diario della Tasso pullula infatti di grandi boiate scambiate per trasgressione allo stato puro come il famoso "pompino allo sconosciuto" incontrato per strada. Bocchino fatto in una cabina dove si fanno le fototessere. Ora, che ti piaccia trombare uno a caso ci si crede signorina Tasso, ma che tu glielo succhi senza dire che gli metti il condom, senza nemmeno portarlo in albergo, senza fargli un bidet, senza dargli una sciacquatina nemmeno con lo sputo, non ci crede nessuno. E' pubblicità ingannevole. O comunque fai schifo.
Alla famosa pagina numero 27 inizia a raccontare che va in un cimitero di sera/notte perché la rilassa. Scorge una luce in lontananza e si avvicina (come nei film di paura: i personaggi sentono un rumore sospetto e salgono le scale verso il piano di sopra, invece che scappare fuori di casa). Son due uomini che stanno scavando una buca per un funerale del giorno dopo. Lei nota che uno dei due, nel vederla, si eccita. Poi il tizio si avvicina e le infila -si suppone sporche, sta scavando anche se con una zappa- due dita in bocca per fargliele succhiare. Poi se la scopano, a turno. Lei sviene, rimane lì sola, poi dopo si alza e va a casa dalla nonna. Finito.
Chi non va in un cimitero di notte per rilassarsi? chi non si fa chiavare sul bordo di una tomba da due operai lerci per poi sentirsi male, svenire e poi tornare a casa tranquilla e scriverlo sul diario?
Ad un certo punto riferendosi ad un amante scrive quando ritorna al mio fianco mi arriva l'odore dello sperma che ha schizzato sulle lenzuola.
Lo sperma è inodore (se puzza, non esitare: chiama un dottore amico) e onestamente di per sé non esiste l'odore del sesso, stereotipo overrated, sennò vuol dire che si puzza di brutto perché, semplicemente, non ci si lava. Altro che erotico.
Nelle descrizioni deve far sempre la figa: calzoni di taglio italiano... nel suo completo di Ermenegildo Zegna... Mi metto a contare le pagine ricevute, sono quasi cinque, e adotto la tecnica di lettura rapida che mi hanno insegnato all'università per cogliere le battute più divertenti... Stamattina mentre facciamo l'amore, mi parla in spagnolo, non in quechua. E' un particolare che rivela una certa timidezza ben celata: vuole prendere distanza da se stesso pronunciando parole in un'altra lingua per nascondere il suo desiderio irresistibile di possedermi... forse parlava in spagnolo perché tu capissi quanto sei gnocca, Tasso. Ad un certo punto l'avrei presa pure a schiaffi: Avevo sempre pensato che per arrivare alla fine del mese, fosse meglio vendere il proprio corpo che incassare qualche mancia in un bar nei fine settimana, lavorando come una schiava, dodici ore al giorno, per uno stipendio da fame. Quando frequentavo i corsi di economia aziendale all'università, molti miei compagni si ammazzavano di fatica lavorando come camerieri per poter vivere dignitosamente e pagare la retta dell'università. Io, invece, avevo una borsa di studio, oltre all'aiuto economico che i miei genitori mi davano tutti i mesi. Già che c'eri potevi iscriverti ad un corso di scrittura creativa, però.
Alla nonna scrive dettagliatamente che tromba con le mestruazioni poi le chiede se ai suoi tempi erano porci così. Dopo qualche tempo la nonna muore di infarto. Te credo.
E quasi mi dimenticavo, ha sempre orgasmi in simultanea con i partner. Ovvio.
E' talmente innamorata di un tizio che dice Gli sarò fedele, dall'inizio alla fine, e anche per qualche mese dopo la fine del rapporto, se dovesse finire. Quanto sei dolce, quanto sei donna!
Sta con un cocainomane schizofrenico che la maltratta, di cui non sa niente, a cui non fa domande, di cui subisce ogni abuso e sopruso; un tizio che sparisce per notti e giorni e che gli porta una prostituta a casa ma al quale non dice niente, perché lo ama. Gli presta pure cinque milioni di vecchie pesetas. Per poi iniziare a dubitare che sia un farabutto. Quando scopre che ha un'altra fissa, non si scompone: la contatta, la conosce. Entrambe diventano amiche per la pelle e si coalizzano contro di lui e solo allora lei riconosce che lui non l'ha mai amata. Ah beh, ma brava. Bell'esempio dai al genere femminile. E tutto questo perché dice che lui le dava l'idea di un uomo forte e sicuro di sé, un uomo di potere e che la carica erotica del potere è irrinunciabile.
Fa la puttana in una casa di appuntamenti, dove trova il suo Richard Gere (che ha l'odore di un "leone focoso" sì perché tutti sappiamo che odore abbia un leone focoso), s'innamora, si riscatta e cambia vita. Poi scrive il libro. E vissero felici e contenti.

Pauline Réage, Josephine Hart, Marguerite Duras e molti altri autori, non necessariamente erotici, sono l'esempio che si può scrivere bene, anche di erotismo, di tutto ciò che riguarda la donna e il suo mondo. Perfino l'autobiografia di Siffredi è scritta meglio.
Diario di una ninfomane non è niente. Ripeto, non è una storia avvicente né un libro scritto bene. Mi chiedo come possa aver avuto successo e gli rimprovero aspramamente lo stile, la prosa e il messaggio sbagliato che dà.
Riguardo al caso specifico della prostituzione, che l'autrice dice di aver fatto per scelta, io mi chiedo se in un mondo diverso, non comandato dal capitalismo e quindi dal denaro, un mondo ideale dove non ci sono regole imposte e divieti o pregiudizi, una donna libera scegliesse mai di fare questa professione. Cioé se le venisse in mente in modo del tutto naturale di vendere il suo corpo. Tuttavia vale anche il contrario e mi dico che se fosse solo una questione di valori allora prostituirsi non sarebbe disonorevole, scorretto, immorale, ignobile.
E' una scelta indotta? E' comunque libera? Le femministe si sono sempre divise in due gruppi: quelle che sostengono che le donne che vendono il loro corpo siano vittime del sistema androcentrico e quelle che invece appoggiano l'idea che una scelta del genere è risultato ed espressione massima della propria libertà di azione. Ma davvero possiamo dire che la donna non abbia altra scelta? La stessa Valérie Tasso ammette che In fondo l'unica cosa che sto cercando è l'amore. Forse perché non mi sono mai sentita amata. Qualsiasi cosa io abbia fatto finora ha avuto come unico obiettivo: l'amore. Appuntamenti al buio, avventure di una notte, la casa, altrettanti mezzi per trovare ciò che ho sempre cercato. Oggi sono molto contenta della mia scoperta, e desidero trasmetterla a tutto il mondo.
Bisogna stare attenti a ciò che si dice ed essere più onesti con se stessi. L'autrice sceglie la professione semplicemente perché è piena di debiti ma ogni tanto vira il discorso e giustifica malamente questa sua scelta di vita.

Conclude dicendo: non mi pento assolutamente di nulla. Anzi, se dovessi vivere le stesse situazioni, senza dubbio rifarei quello che ho fatto. [...] E che il lettore non mi fraintenda. Questo libro non è né un mea culpa, né il ritratto della vittima di un destino ingiusto e punitivo. Non ho pretese. Ho scritto questo libro per me. E' solo un gesto egoista.
Certo, nessuno mai che si penta pubblicamente di quello che ha fatto. Bella mia lo potevi scrivere meglio 'sto libro. Anzi, se ritorni indietro, non lo scrivere più.
Questi son libri che andrebbero bruciati, non i testi sacri. Ma prima ridatemi i 14 euro va'.


lunedì 13 settembre 2010

Jimmy Jane Form 3

Il nuovo giocattolino di Jimmy Jane è stato amore a prima vista!
E' fatto apposta per giocare con le femminucce e la sua forma anatomica è perfetta per appoggiarsi su di lei e accarezzarla nei punti giusti, premendo forte e usando una delle quattro modalità di vibrazione a disposizione.
E' resistente all'acqua e ha ben tre anni di garanzia.
Potete guardare il tutorial qua sotto oppure visitare il sito, come preferite.


venerdì 10 settembre 2010

Giochi utili per bambine precoci

Dipinto di Enrico Olia

Ogni volta che casualmente ascolto Nick Kamen, come oggi, mi viene in mente quando da piccolissima incontravo un'amichetta - più grande di me- che passava l'estate da noi al mare e con la quale ebbi, quell'anno del boom del pupo di Madonna, la mia prima esperienza omosex.
Ci incontravamo nei campi desolati dietro le villette, dove ora ci sono altre villette.
Mi diceva
"dai giochiamo a Nick Kamen e alle fan di Nick Kamen"
poi svelta svelta prima che potessi obiettare aggiungeva
"Tu fai Nick Kamen e io la sua fan, dai! Inizia tu per prima poi cambiamo"
Io non volevo fare Nick Kamen e protestavo scocciata perché ogni volta era la stessa storia e a me non toccava mai la parte della femmina. Allora lei insisteva che toccava a me perché in fin dei conti ero già più alta di lei e non stava bene fare la coppia dove il maschio era più basso.
Non la sopportavo quando faceva così e le estorcevo la promessa di farmi incontrare almeno uno dei suoi due fratelli, dei quali per un fatto tuttora a me sconosciuto, mi ero innamorata.

Ovviamente non mi faceva mai vedere i suoi fratelli e quando le domandavo
"Allora, glel'hai detto? Chi si vuole mettere con me?"
lei faceva la vaga e mi rispondeva con una scusa. Io abboccavo perché erano così "grandi" per me che di sicuro avevano da pensare ad altro, e in effetti così era.

E adesso che ci penso anche se cambiavamo di ruolo, il risultato sarebbe stato sempre lo stesso.

mercoledì 8 settembre 2010

(ho anche un crampo mentre scrivo)

Ecco oggi è uno di quei pomeriggi in cui farei volentieri una bella ceretta a freddo per calmare il nervoso.
Mi spalmerei della cera fredda e poi ci applicherei piano piano, belle stese, delle strisce di carta depilatoria. Strapperei con gesto deciso e piangerei, soddisfatta e con la pelle arrossata, lacrime silenziose.
Perché oggi è uno di quei giorni di merda nei quali la tua sfiga cerca di sabotarti, di mettertelo nel culo.
Uno di quei giorni dove la tua pazienza lotta contro Murphy in una gara di abilità che va in crescendo. Superato un livello ne devi immediatamente rifare un altro, senza sosta, senza fine. Ti chiedi, ma quando finisce?
Allora ti dici, vado a casa e vaffanculo. Bon.
E invece anche l'asfalto è d'accordo con la sfiga maledetta e anche se il portone è proprio là ecco, sì, lo vedi, le gambe iniziano a cedere e rallentano, il fiato s'accorcia, il marciapiede si allontana come una scala mobile scesa al contrario. Provi a gridare ma non hai più voce, nessuno può sentirti.
Forse, non arriverari mai più a casa. Le chiavi le hai scordate.
Oggi è uno di quei giorni che iniziano coi muratori che ti svegliano la mattina a suon di martellate ma tu dici che importa, non ascoltiamo, facciamoci un bel caffé e sorridiamo lo stesso; uno di quei giorni che tu ci provi a esser gentile con tutti, a far finta di niente quando fai due chilometri a piedi per trovare quello che cerchi decisamente chiuso per motivi occasionali (quindi ieri era aperto; lo sarà anche domani; non lo è PROPRIO oggi); perché tu ci provi a sorridere ad una cliente che vuole quello esattamente uguale all'amica ma poi cambia idea ti fa spacchettare tutto e riniziare da capo; perché sorridi malgrado i conti non tornano ed hai perso almeno cento euro e non ti capaciti di come sia stato possibile.
Perché tu ci provi a far finta di niente quando vuoi scrivere della tua giornata di merda sul blog, per calmarti un po', ma blogspot va a puttane proprio oggi.

Ecco, oggi è uno di quei giorni in cui vorresti che il dolore non fosse una maratona di dieci fottuti chilometri, vorresti solo farla finita una volta per tutte.

Oggi, adesso, ora, era perfetta una bella ceretta a freddo. Lacrime silenziose mentre sussurri sommessamente porcoddio.

domenica 5 settembre 2010

Recensioni: Torri d'avorio

Ho acquistato questo libro dopo la marketta televisiva di Fazio a "Che tempo che fa".
Ho capito crescendo che amo particolarmente i libri che raccontano del passato, e in particolar modo degli aneddoti legati a personaggi storici. Scelgo quindi con gioia libri di storia e biografie. Mi piace infatti poter scovare un qualche episodio strano e particolare da raccontare, giusto per far colpo e convincermi che sono audace e una gran viveur. Una perfetta dama da salotto, ma non troppo.

Torri d'avorio narra diverse storie dei più famosi scrittori francesi dell'Ottocento, relazionandole ad un particolare oggetto a loro appartenuto: il calamaio di Chateaubriand, la cassaforte di Dumas, gli schiavi di Hugo, l'armadio di Baudelaire, il rospo di Flaubert, la lampada di Proust... e molti altri ancora.
Molto preciso nelle descrizioni - tant'è vero che ho dovuto cercare cosa mai fossero certi tipi di ninnoli e oggetti e decorazioni come boiserie, bibelots, kakemonos, stile Luigi XVI e XVIII, stile Impero e secondo Impero perché altrimenti non avrei potuto mai ricostruire nella mia testa quelle case colme di collezioni - può facilmente annoiare una come me ma eccitare un antiquario vero. Eccezionali le descrizioni dei letterati, soprattutto nelle loro manìe più segrete e impensabili. Perfetto per i dandy e i nostalgici, risulta inadatto per un consumo di massa ma vantaggioso per un cruciverba di Bartezzaghi. Aggiungo inoltre validissimo per ripassare un po' di storia e di letteratura straniera (per esempio, chi scrisse Madame Bovary? Troppo facile. Dunque, chi scrisse Racconti a Ninon?).
Diverte, stuzzica e non stanca ma va saputo leggere, ché a tratti il professor Scaraffia aggiunge un sacco di virgole.
I capitoli, come gli scrittori riportati, non sono vite a sé stanti ma ci forniscono una visione d'insieme di quello che era il movimento romantico francese e di cosa stava cambiando a cavallo del secolo a venire. Gli stessi autori, poi, si frequentavano.

"L'unico modo per liberarsi dal fascino dell'oggetto che colpisce l'immaginazione è possederlo, come Swann, non a caso un collezionista, si libera di Odette proprio sposandola"