sabato 23 ottobre 2010

Pause, rewind and try again

Da tempo vengo assalita dalla paura di invecchiare.

Guardo queste mani, scruto questo volto, passo la mano tra i capelli e immagino che tra poco, pochissimo, diciamo un soffio va', tutto ciò appassisce e sfiorisce.
Questo corpo che ha avuto tempi diversi da quello degli altri, esplosioni ormonali sfasate, trasformazioni lente, a volte frettolose: allungata presto, fiorita tardi (ma questo è un bene han sempre detto), ingenua quando tutti già sapevano, torturata quando tutti oramai soprassedevano e accettavano. Trovatasi sempre un attimo dopo nel posto sbagliato, come se, apposta, qualcuno mi avesse comunicato l'orario sbagliato e io fossi giunta a party finito...

E io qui, con la paura di invecchiare da un giorno all'altro mentre ancora devo fare un sacco di cose, programmarne mille altre. Trovarmi. Coltivare gioia nel giardinetto ancora in costruzione che è questa mia povera anima. Fermare quest'elastico che vibra e vibra e vibra. E poi, sì, innamorarmi e crederci, finalmente. Non ho molto tempo per far tutto ciò, io. No! Oh!
Se dovessi morire ora, adesso, e se come dicono in molti mi dovesse passare tutta la vita davanti sarei l'unica al mondo, può darsi pure dell'universo, ad avere l'opzione rewind perché anche il destino mio direbbe "STOP! Fa schifo! Rifacciamo da capo!" 

Son momenti questi in cui manca il fiato, in cui devo aprire le finestre e sentire l'aria fredda in faccia, sulle mani, sul petto. Correre fuori, per strada, tra il rumore del traffico e passanti indifferenti che in quel momento paiono tutti belli, tutti importanti perché tutti vivi. Attimi in cui rabbrividire mi sveglia dal torpore logorante dei brutti pensieri, come uno schiaffo dato quando svieni. Ché mica vogliono farti male, no. Lo schiaffo serve solo a riportarti di qua, anche se di là si stava quasi benissimo.

Accellero i pensieri allora. Corro a chiedere aiuto alle sinapsi e passo in rassegna le piccole cose che dovrebbero calmarmi. I colori vividi però sfumano e i contorni, inevitabilmente, si ingrigiscono. Resto intrappolata nel declino mortale di questa prigione che è la vita. Una vita, a volte, che odio perché manco mi hanno chiesto prima se la volevo. E poi dicono che è mia. Troppo comodo! Non è mia! E se io non l'ho chiesta, posso averne almeno un'altra di ricambio? Certo che no.
Ecco, io non mi sentivo pronta a venir quaggiù, o quassù, o qua dentro. Avrebbero potuto aspettare, no? Chiedermi

"Linda, che ne dici? La vuoi questa vita?"
"In che anno siamo, Grande Padre?"
"Anni duemila."
"No no, aspetto ancora un poco, grazie."


Io non ero pronta al massacro, a questo morbo muto, infetto, cronico e scabroso come la lebbra che è la sopravvivenza. Non ero pronta a vivere tre, quattro vite tutte assieme per poi trovarmi a trent'anni stanca e sola come una vecchia vedova.

Quando ero ragazzina, appena dodicenne, già provavo impulsi forti e mi strusciavo in segreto sui braccioli della poltrona del salone di casa, se ero da sola, o sul musetto del cane di peluche la notte sotto alle lenzuola. Mi masturbavo in segreto anche dietro le dune di sabbia, quando era tempo di mare, immaginando uomini e donne copulare ovunque.
Scrutavo l'orizzonte per esser certa di esser sola, poi mi rotolavo nella sabbia mimando rincorse e liti furiose con un lui immaginario. Mi sdraiavo, affannata e senza più forze, sotto una duna più alta che regalava un po' d'ombra e sotto la quale la sabbia era più fresca. Sollevavo le gambe fino alle ginocchia e allargavo il bacino offrendo il mio sesso acerbo a venti libecciosi. Infilavo la mano sotto al costumino e sfregavo il clito asciutto con le dita sabbiose, graffiandolo apposta, ché mi piaceva moltissimo, immaginandomi prigioniera delle voglie segrete di un uomo bellissimo. Ma ero troppo piccola per capire, troppo poco sapiente per giocare, assolutamente non donna per attrarre sguardi lascivi. E' stato tuttavia un bene che nessuno mai mi scovasse là dietro.
Adesso brucio, mi consumo. Desidero e bramo. Ma son troppo vecchia per mantenerlo, troppo stanca per appagarlo. Sono sempre in ritardo e fuori tempo. Dove mi trovo io, la vita da vivere è già persa, quella vissuta oramai già andata. Il mio destino si è fermato in un bar ed ha conosciuto un'altra e allora a me non resta che fidanzarmi coi miei problemi.

Per questo temo di ritrovare me stessa solo nell'ora della dipartita. Ma io, oh, mentre trascino questo saccone nero dell'immondizia al cassonetto di merda faccio le corna, stringo i muscoli pelvici con le mie palline di giada e maledico la sfortuna. Che peste la colga.

lunedì 18 ottobre 2010

Rivoluzione Nastro Rosa!



Ho deciso di partecipare a questa bella iniziativa perché la prevenzione è importante e volersi bene lo è ancora di più e come donna è mio dovere informare.
Ricordo di quella famosa coinquilina che a trent'anni non era ancora andata dal ginecologo, per timore, per ignoranza... non so il perché, so solo che mi colpì molto come quella che a 35 anni non era ancora salita sul treno.

Durante il mese di ottobre gli oltre 390 Punti Prevenzione (ambulatori) LILT, la maggior parte dei quali all’interno delle 106 Sezioni Provinciali della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, saranno a disposizione delle donne per visite senologiche.
Per conoscere giorni e orari di apertura dell’ambulatorio LILT più vicino, in cui effettuare anche esami di diagnosi precoce e controlli, si può chiamare, per informazioni, il numero verde SOS LILT 800-998877 begin_of_the_skype_highlighting              800-998877      end_of_the_skype_highlighting o consultare l'elenco degli ambulatori LILT sul territorio italiano nel sito www.lilt.it
 

Ne approfitto -visto che per lo più tratto temi legati alla sessualità- per ricordare anche un fattore a molte ignoto: in Italia negli anni Ottanta la diffusione dei consultori pubblici fu frenata in quelle regioni e province dove Democrazia Cristiana (e quindi Chiesa) avevano più influenza perché ostili ai consultori considerati moltiplicatori di pratiche illecite (contraccezione per lo più).
Voi lo sapevate?

E' pieno diritto e dovere della donna prendersi cura del proprio corpo e fare scelte personali relative a salute, sessualità, contraccezione.

Buona visita a tutte!

venerdì 15 ottobre 2010

Fare sesso con l'ernia del disco, si può?

Una volta ho acquistato un libro sul sesso e mi son divertita a scegliere delle posizioni semplici da fare che sarebbero state varianti nuove di quelle che già conoscevo.
Così, tanto per cambiare.
Manuale alla mano e partner pronto sull'attenti ho pensato che sarebbe stato perfetto provare quella della leva e quella della rannicchiata, nelle varianti numero 15 e 17.

Posizione della leva

Ragazzi, non ci siamo mica riusciti.
Secondo noi la posizione della leva era possibile con un cazzo di almeno 30 cm. Colti da un irrefrenabile ansia da prestazione ci siam messi a discutere su le possibili varianti del caso e non abbiamo più scopato.
Conclusioni: lui si è depresso e io son rimasta con il dubbio (o la voglia?) di cosa avrei potuto fare con un cazzo di 30 cm. Forse fare un giro di lap (dance ndr) con le mani libere e accendermi anche una siga. Oppure l'elicottero che non pratico dalla terza media, quando ero più bassa.

Quando ci si sente impotenti, si sa, ci si butta sul volontariato e quindi son partite le mie considerazioni su l'utilità dei manuali sul sesso per la gente comune e di conseguenza se ne esitevano per persone diversamente abili o con problemi fisici temporanei o permanenti.
Menischi e legamenti crociati fottuti, crampi, articolazioni rotte, arti amputati, sciatiche, ernie, schiacciamenti delle vertebre, paralisi, vecchiaia, osteoporosi, irrigidimento muscolare, acido lattico, fiato corto, asma, problemi respiratori, crisi di panico, cisti... son cose che vissute al momento, che siano più o meno gravi, non fanno venir voglia di far sesso. Poi comunque superato il problema iniziale ti ritorna la voglia.
E qui che io mi chiedo: cosa fare se emotivamente ci prende bene ma fisicamente siamo ancora delle chiaviche? Ta-Dà! A quel punto ci dovrebbe essere la guida specifica. Oppure il cuscino Ramp. La butto lì così eh, en passant.
Dite che è impossibile? che sarebbe offensivo? Di sicuro le polemiche non mancherebbero. Siamo un paese di polemici insoddisfatti.

Posizione della rannicchiata, varianti n° 15 e 17

Per esempio io ho un ginocchio andato a puttane cosa che ha inciso profondamente sulle mie possibilità di far carriera come tennista professionista e ora anche come scopatrice incallita (credo di aver appena fatto coming out).
Infatti ho provato entrambe le varianti della rannicchiata (foto sopra) ma non piegando bene il ginocchio c'ho dovuto rinunciare. E allora come posso fare? Di sicuro cambiare ortopedico. Ma intanto?

La'ltro giorno leggo ad esempio che rispetto all'Italia in Francia la frequenza dei rapporti sessuali è maggiore prima dei 30 e oltre i 50 per due motivi: nei giovani per le convivenze more uxorio, nelle persone oltre i 50 probabilmente perché più diffusa la sessualità tra donne in menopausa.
Ecco per le over 50 ho trovato questo, una guida sul sesso finalista del concorso W-icon, indetta dall'inglese Women's Institute. Si trattta di un video della terapista del sesso Janice Langley che spiega come fare l'amore anche dopo l'artrite o un ictus perché ad ogni età si può ancora godere dei piaceri della vita.


una foto recente del mio sedere 

Ma per quelle non over 50?
Siccome non volevo far vedere il mio ginocchio allora ho postato una foto in cui sembro carina, così, per tirarmi su di morale perché con questo ginocchio malconcio (non si vede ma lo tengo steso) non posso fare una cippa tranne stare stesa come una morta.

 

lunedì 4 ottobre 2010

Champagne, per brindare a un incontro

Pomeriggio lascivo di solitudine. Ho la casa libera, ancora per poco. Voglio godermi al massimo queste ore prima che ritorni quel fermento noioso e abitudinario. Tutta una questione di soldi: se solo potessi me ne starei per conto mio.
Amo la solitudine, più che mai quando so che ho poco tempo a disposizione per gestirla. Strano. Forse perchè sapendo della fine imminente l'assaporo con più gusto. 

Sono appena rientrata. L'adrenalina di questa giornata di lavoro sta calando, lo avverto col primo sbadiglio, ma riesco a star sveglia e  piacevolmente irrequieta. Una gatta in calore. Direi che è perfetto per masturbarsi.
Mi faccio una doccia caldissima per distendere i nervi poi mi butto sul letto seminuda, ché ancora il tempo lo permette. E' fresco ma non abbastanza da impedire di strusciarmi sopra le lenzuola, di stare a culo ignudo per qualche minuto mentre guardo il cielo, là fuori.
Lascio vagare lo sguardo nel vuoto, meglio se ci sono nubi di passaggio. Le nubi mi distendono, mi aiutano. Portano via tutta l'agitazione accumulata che così, lentamente, si dissolve e m'abbandona.

E' tutto il dì che penso alle due stronze del bar. Due fichette di legno indisponenti e pretenziose. Mi piacciono le sorcie che fanno le signore. Dovrei odiarle ma non ci riesco. Ho sempre pronti sogni in tinte rossonero per loro, le puttanelle.
Tanto mi son sforzata di sognarle ad occhi aperti che dopo il caffé macchiato sono andata in bagno perché avevo la fica completamente zuppa di muco vaginale. Ho dovuto fare un tampone di carta bello spesso perché si asciugasse bene. Anche ora che son distesa devo seccarla un poco, sennò quando ci metto mano non sento granchè.

Le due tizie quest'oggi erano le migliori cavalle capitate sott'occhio. Scoparle avrebbe dato grandi soddisfazioni. Non perché fossero tutto questo gran ficume, no. Anzi erano normali, insignificanti. Si facevano notare soltanto perchè stizzose. Sarebbe stato grande aprirle come cozze fino a farle gridare lo voglio ancora. Soddisfazione a te, gran compiacimento a loro. Che poi, son come tutte: basta darglielo tanto, sino a farle gemere, per vederle finalmente arrese e senza più fiato per protestare. Sono le più zoccole, in fondo.
Non me la prendo con le fiche così. Se solo sapessero! Ah, che goduria metterle a pecorina e leccargli la fichetta pelosa, sditalinarle e titillarle il clito fino a sentire che si contraggono di piacere e poi smettere. Ti piace? Ne vorresti ancora piccola sudicia? Dimmelo che ne vuoi ancora! La tua fichetta vorrebbe! Ne vorrebbero ancora sì, ti direbbero. E allora gli lecchi anche il buchetto del culo. Glielo ciucci e a loro vedi come piace da matti. Godono e pensano che tu sia lì sotto di loro perchè sono delle gran signore, delle grandi fiche, che faresti di tutto per averle ora, lì, su due piedi. E tu continui. Gli ripassi la lingua umida e calda su tutta la passera e succhi ogni ben di dio che cola da quel buco fetido.

"L'orzo l'ho ordinato in tazza grande. Voglio la tazza grande. Me lo rifai perpiacere? Io l'orzo non posso berlo nella tazza piccola."

L'orzo non lo possono bere nella tazza piccola, loro. Possono però ciucciare cazzi enormi. Come no! Appena sciolte e calde dalla leccata di fica se ne starebbero lì a gambe divaricate col culo all'aria, pronte a farsi inchiappettare, convinte di aver visto, preso e succhiato di tutto nella loro vita di squallide puttane di provincia.
Ma il bello arriva quando meno ve lo aspettate, sorcette belle.
Allora le fai patire come cagne. Lasci che la fica coli muco vaginale a fiotti sulle cosce grasse e lasci il buco aperto all'aria. Esposto e vulnerabile. Ti pregano di scoparle, di darglielo. Allora tu che fai? glielo infili nel didietro mentre ti implorano che no, dietro non vogliono mica. Dietro fa male diosanto. Tu però entri piano, fai in modo che solo la cappella venga risucchiata da quel buco rugoso e scuro. Quando inizi a spingere, lento, le masturbi ancora e le baci e strizzi le tette e dici quanto sei bella amore mio, sei una fica pazzesca sai? Mi fai impazzire!
Lei non si lamenta più ora. Sente il tuo desiderio cavalcarla tosto e ne vuole di più. Vuole che tu la faccia sentire così unica, così fottutamente donna! E si sente donna! Oh come la scopi da dio! Oh come le piace! Si muove al ritmo, ti scopa il cazzo la vaccona e lo vuole tutto dentro, ora. Frigna di piacere e si bagna di nuovo fino ad accellerare e poi venire. Tu l'aspetti, sì. Aspetti che venga, poi inizi a zompare duro. La tieni per il collo e inizi a pompare. Le palle che sbattono veloci sulle chiappone. Finché godi e sborri.
Poi le pisci dentro. Le pisci in culo.
Non c'è scopata più bella di quella che chiude in bellezza con un bel pissing. Eiaculare e pisciare. Ti senti riempire di sperma caldo e poi di urina. Impalata e gonfia come un tacchino nel giorno del ringraziamento.
Poi vedi come corri al bagno a smaltirla, ché le budella non ce la fanno a resistere e devi smollare.

Ah, se avessi un uccello cara mia bella vaccona prepotente. Ti avrei già pisciato in culo.