martedì 30 novembre 2010

Dell'autunno quasi inverno

 Alcune noci con mandorle e fichi secchi

Sono una tipa sicuramente da estate. Sarebbe opportuno aggiungere anche che sono più tipa da mare che da montagna, ma mi adatto bene lo stesso (questo lo dico per non demoralizzare chi mi porterebbe in montagna con sé).
Io sono per un clima mite tutto l'anno, diciamo pure ventottogradi. Per me l'ideale è il mese di Settembre, che è caldo di giorno ma fa già abbastanza fresco la  sera e si può ancora star fuori nelle terrazze dei bar a far l'aperitivo, anche se qualche volta preferirei la luce più forte del mese di giugno. Be' devo decidermi, lo so. Ma facciamo che per ora, se dovessi scegliere, direi più il mese di Settembre.

Tuttavia amo il cambio di stagione e in questo periodo pre-natalizio assaporo con gioia i piaceri che un autunno freddo può darmi: i fichi secchi con le noci, il piumone d'oca, le mani fredde sulla pancia, le cosce appoggiate ai termosifoni caldi, l'arrosto di maiale con patate, gli stivali da pioggia per saltare nelle pozzanghere, Billie Holiday, i libri pesanti, il mio maglione da uomo oversize, i film in bianco e nero, la tarte tatin, il vento freddo e pungente, le calze di seta, il cielo bluissimo e il té al bergamotto.

Dell'autunno quasi inverno amo anche i cinema al pomeriggio; i cinema vecchi, quelli monosala.

Oggi andrei al cinema e ti direi sediamo là in fondo.
Mi lamenterei un po' della puzza di piedi e anche del fatto che forse era meglio stare a casa, al caldo, che era stata proprio una pessima idea venire al cinema, che faceva freddino, che il film tra l'altro era pure pesante di quelli dove parlano poco e quando lo fanno, non si capisce una sega. Ti romperei i coglioni, ecco.
Poi aspetterei qualche minuto dopo l'inizio del film, fino al tuo primo sospiro inquieto e allora, impaziente e già su di giri, scioglierei il nodo della cintura e scosterei di lato il cappottino,  perché tu vedessi che razza di donna  sfacciata hai di fianco: senza la gonna, senza nemmeno un paio di mutande. Ma dico io, come si fa.
Ti prenderei la mano e  me l'appoggerei tra le cosce,  perchè tu ti trastullassi tra la pelle nuda e i peletti arricciati; perché tu indugiassi tra la seta delle calze e i lacci delle autoreggenti di pizzo. Ti farei esplorare quel mondo fantastico al buio di un cinema d'essai, per lasciarti senza parole, per fartelo diventare duro come un mattone cristo santo.
Perché c'ho una voglia insana e imbarazzante di smanettartelo su e giù a tradimento: lenta, silenziosa e padrona; perché c'ho voglia di sentirti colare caldo sulla mano, che mi pulirei leccando bene le dita, come mi hai insegnato a fare. Come una ragazza pulita deve fare.

Sì, delle volte questo autunno quasi un po' inverno mi piace molto.




domenica 21 novembre 2010

Di Damien Rice, del cioccolato e di altre storie


Ho appena montato gli albumi a neve ascoltando, con la modalità random, the blower's daughter nelle cuffiette dell'ipod.
E' stato, questo, un momento eccellente in cui ascoltare la parte finale del pezzo, che è un pezzo inverosimilmente triste e deprimente, così mesto e disperato che un giorno che sono andata dall'analista avevo queste cuffiette nell'orecchio, non me le ero ancora tolte, e allora l'analista mi vede e mi dice cosa ascolti e io ascolto Damien Rice e lei allora mi dice trovata la fonte dei tuoi problemi e così scoprimmo che ero sempre malconcia e giù di corda proprio per colpa della musica che ascoltavo. E di questo Damien Rice.
Invece stasera col random è passata questa canzone qua e non mi sono incupita perchè mentre l'avvilimento del brano saliva, io montavo ferocemente gli albumi; poi, alla fine, quando il pezzo scema, e resta la vocina appesa ad un filo che pare che Damien Rice muore, e non resta altro che la tristezza più profonda che più profonda non si può, io ho detto proviamo a vedere se l'albume montato a neve resta attaccato alla frusta e poi ho urlato mitica! perché effettivamente l'avevo montato così bene che restava attaccato all'arnese, proprio come diceva mia nonna. E così secondo me l'unico modo giusto per ascoltare the blower's daughter è mentre uno sbatte gli albumi a mano. Questo poi volevo dire.
Ma cosa c'è di erotico in tutto questo, direte voi.

Che gli albumi servono per la mousse al cioccolato che ho fatto coi gianduiotti di Torino.





Mousse al cioccolato (anche se secondo me ci sono decine di varianti)

Ingredienti:

1 noce di burro
40-50 ml di caffé (se proprio vuoi, eh)
Cioccolato100 gr (io ho fatto ad occhio e golosità)
Peperoncino in polvere, se vuoi (la punta di un cucchiaino)
2 uova
1 cucchiaio di zucchero a velo, se vuoi, io non ce l'avevo.

Preparazione:


Ho sciolto il cioccolato a bagno maria, aggiungendo un po' di caffé. Ho girato e girato e girato finché non è divenuta una crema bella liscia. Ho tolto dal fuoco quindi ho aggiunto una noce di burro e poi i tuorli. Ho mescolato ancora bene poi ho lasciato raffreddare il composto. A parte ho montato a neve gli albumi, aggiungendo un pizzichino ino ino di sale. Dopo essermi fatta un braccio tanto ho unito gli albumi al composto precedentemente ottenuto e messo in frigo. 
E' la prima volta che la faccio, poi ti dico come è venuta.

domenica 7 novembre 2010

C'aveva il silicone perfino nel nome


C'è questa ragazza del paese mio molto bella e che adesso fa la ballerina e vive a MilanoCity.
L'altro giorno mi è venuta voglia di ricordare come eravamo e con un'amica, anche lei del paese mio, ci siam ricordate dei miti della scuola. Sapete, i belloni che andavano di moda. I ragazzi più quotati e le ragazze più quotate.
La ragazza che fa la ballerina e che vive a Milano era una di queste ragazze-mito più quotate: carina, magra, alta, di buona famiglia. Di famiglia ricca, anzi. Con il papà primario nell'ospedale di paese e una mamma professoressa nel liceo del paese, una famiglia così in un paese di provincia è molto ricca e stimata, non c'è che dire.
E insomma io l'altra sera avevo voglia di sapere che fine aveva fatto tutta questa cricca di gente-mito. Mi sembra una cosa normale, chiedersi che fine hanno fatto i belli della scuola, specie se il desiderio di immaginarli falliti, grassi e insulsi è molto intenso e ti procura una leggera sensazione di piacere mista a gratitudine. Chissà perché il genere umano è così.

Abbiamo trovato il profilo di facebook e quello che abbiamo visto erache la ragazza mito si é completamente rifatta.  Considerando l'età, si è rifatta che aveva meno di trent'anni.
Adesso è bella sì, è uguale ad Angelina Jolie. Quindi è bella. Naso, zigomi, labbra, seno. Tutto nuovo. Assomiglia anche ad un'altra ragazza che conosco che vive in un'altra città, che fa un'altra cosa, insomma che appartiene ad un altro mondo e che si è pure rifatta e che a sua volta assomiglia tantissimo ad Angelina Jolie.
Pensate se la chirurgia estetica fosse sempre esistita. A seconda delle epoche e dei canoni di bellezza si sarebbero avute tante Cleopatre, tante Maria Antonietta. Forse anche tante brutte ma intriganti Regine Elisabette.

Me la ricordo un'estate, la ragazza mito ballerina che vive a Milano. Passeggiava piano in riva al mare, con i capelli biondi tutti da una parte e uno sguardo teatralmente triste, disincantato. In posa. Camminava in punta di piedi, come sulle uova, senza appoggiare i talloni. Ricordo che questa cosa qui mi impressionò. Mi risposero che camminava così perché faceva la ballerina.
Secondo la mia modesta opinione invece, lo faceva per tirare su il culo, come se avesse i tacchi. Ma la mia opinione la tenni per me, che sennò sembravo invidiosa.

Ecco. E' come se chiedessi ad una fotomodella di passarmi lo zucchero, in casa. E lei va, si alza, fa la  classica falcata di due metri col piede sinistro sul lato destro e il piede destro sul lato sinistro voltandosi, dalla parte della dispensa, come quando si voltano le modelle a fine passerella, di fronte ai fotografi, e poi, col solito passo mi riportasse lo zucchero. 

"Perché cammini così, scusa?"
"Perché faccio la modella"

A me sembri tutta scema, le risponderei.


lunedì 1 novembre 2010

Recensioni: Le storie di mia zia (e di altri parenti)



Ricordo benissimo quando ho comprato questo libro di Ugo Cornia. Lo ricordo come se fosse oggi o ieri perché era uno di quei giorni di autunno bruttissimi, uno di quei giorni tristi che però ti dici che tutto sommato puoi far qualcosa di interessante e io mi sentivo interessante. Così in questo giorno qui che ho comprato il libro di Cornia ma anche uno di Cavazzoni e uno di Paolo Nori, chissà se sono amici tra l'altro, io questo me lo chiedo spesso, avevo veramente intenzione di passare un pomeriggio interessante tipo fare la signorina intelligente e andare in libreria a comperare dei libri e poi al cinema a vedere un film alternativo francese (Mammuth, bellissimo, lo raccomando, anche a Cornia).
Ricordo poi però che pensai che questi giorni qui son perfetti se vissuti intensamente. Questa voglia di vivere intensamente mi ha fatto venire voglia di cioccolata calda con panna montata e biscottini, che io poi la cioccolata calda con panna non la bevo mai. Cioé la prendo quella volta ogni quattro, cinque anni. A me improvvisamente viene questa voglia forte, ma forte, di cioccolata calda con panna e biscotti e allora mi immagino anche dove berla e come berla e il pomeriggio in cui mi sono sentita interessante era proprio uno di quei pomeriggi perfetti per girare tra le strade grigie e un po' infreddolite della città, rimuginando sulla tristezza della vita e sul perché io cercassi sempre di allontanare dalla mia vita l'uomo di cui mi stavo innamorando perdutamente. Un uomo fantastico, tra l'altro, che mi piace tanto. Comunque. Ero lì, insomma, perduta, malinconica e terribilmente interessante, che cercavo di mettere insieme libri, poesia, cioccolata calda e cinema francese.
Lo ricordo ancora come se fosse ieri perché avevo nel portafogli solo 36 euro e 50 centesimi e non potevo far tutte quelle cose assieme. Ricordo allora che ho prenotato il libro di Cavazzoni che menomale non c'era più in libreria, poi ho comperato quello di Cornia e Paolo Nori e poi ho contato i soldi in tasca. Ne avevo giusti per il cinema e non per la cioccolata calda con panna e biscottini.
Camminavo per le strade verso il cinema e pensavo che guarda te per una volta che mi vien voglia di cioccolata calda non la posso bere. E mentre pensavo questo ricordo che tutti i passanti mi tagliavano la strada o mi sbattevano contro e io li maledicevo con i miei bei libri sottobraccio.
Poi sono andata al cinema e il film mi è piaciuto molto.
Anche il libro mi è piaciuto molto, sì.
Lo ricordo come se fosse ieri perché in effetti è successo ieri l'altro, ora che ci penso bene.