L'altro giorno ero a Bologna con un amico e ad un certo punto, ricordo proprio che eravamo in una stradina stretta stretta parallela alla via centrale, quella con tutti i negozi e che porta dalla stazione a Piazza Maggiore, e lì, dicevo, mi è venuta una voglia pazzesca di prenderlo sotto braccio. Per me è stato normalissimo sentire questa necessità fisica di toccarlo in quanto solitamente mi piace un casino camminare di fianco ad un uomo, e prenderlo sottobraccio strofinandogli un po' le tette contro facendo attenzione che sia una cosa casualissima e non voluta (è assolutamente indispensabile perché si crei una certa tensione e atmosfera), passargli la mano intorno al tricipite e palparglielo, ad esempio nei momenti in cui devo dare enfasi ad un discorso, oppure per catturare la sua attenzione se c'è qualcosa che voglio mostrargli. Mi attacco al braccio anche per motivi pratici: buche e asfalto sconnesso son pericolosi per le mie caviglie fragili e i tacchi. Poi me lo stringo vicino anche perché mi piace annusarlo di nascosto mentre con una scusa tipo autombulanza o clacson di qualche auto intasata nel traffico gli urlo le robe che gli voglio dire.
Quindi l'appendersi al braccio di un uomo ha molti significati e usi e a me piace da matti, quelli sopra sono alcuni dei motivi e credo gli unici perché ci posso pensare ancora un altro po' ma proprio altri motivo per farlo al momento non me ne vengono.
E allora io, dopo queste premesse sulle mie voglie eccetera, e non avendoci confidenza alcuna, gli chiedo se posso prenderlo sottobraccio. Lui, sadico e con una calma che proprio non so da dove la potesse tirare fuori, mi dice no, che non è abituato mica a questo tipo di contatti, che additrittura nessuno della sua famiglia è, per così dire, un toccone o uno avvezzo a certe confidenze. Io allora ci sono rimasta: a) malissimo per un fatto di orgoglio perché non me l'aspettavo proprio, ero sicura che avrebbe voluto b) ho trascorso il resto del pomeriggio in una situazione erotico-stimolante inappagata che mi ha causato un debole mal di testa e un ispessimento della zona pelvica e inguinale che ha intensificato la voglia di toccarlo, causando così un circolo vizioso che alimentava se stesso, della serie più che non potevo toccarlo/più che volevo toccarlo.
E allora io, dopo queste premesse sulle mie voglie eccetera, e non avendoci confidenza alcuna, gli chiedo se posso prenderlo sottobraccio. Lui, sadico e con una calma che proprio non so da dove la potesse tirare fuori, mi dice no, che non è abituato mica a questo tipo di contatti, che additrittura nessuno della sua famiglia è, per così dire, un toccone o uno avvezzo a certe confidenze. Io allora ci sono rimasta: a) malissimo per un fatto di orgoglio perché non me l'aspettavo proprio, ero sicura che avrebbe voluto b) ho trascorso il resto del pomeriggio in una situazione erotico-stimolante inappagata che mi ha causato un debole mal di testa e un ispessimento della zona pelvica e inguinale che ha intensificato la voglia di toccarlo, causando così un circolo vizioso che alimentava se stesso, della serie più che non potevo toccarlo/più che volevo toccarlo.
Quel braccio negato ha rappresentato tutto quanto di sessualmente necessario io avessi bisogno in quel pomeriggio bolognese e devo confessare che mai adesso vedrò Bologna con gli stessi occhi. Cioè me ne ricorderò come di un momento sofferente in cui la mia integrità femminile e sessuale è stata messa in discussione da un no perentorio e per giunta giustissimo contro il quale opporsi avrebbe voluto dire chissà cosa, perdere l'amicizia addirittura.
Ho perfino pensato di sbattermene e di toccarlo lo stesso, di strizzargli quel muscolo possente e forte, di conficcargli le unghie nella carne e tenerlo tretto per un manciata di secondi. Volevo trasgredire quel divieto in un modo o nell'altro perché quella tensione erotica mi faceva implodere.
Alla fine non gliel'ho toccato mica, quel tricipite destro, e io ancora ci penso a questa cosa che mi son trattenuta e che proprio non ce l'ho fatta a toccarglielo. Ma poi, anche adesso, mi dico: che cosa volevi che mi dicesse? Potevi toccarglielo e farla finita, almeno ti levavi la voglia di sentirlo, quel suo muscolo che, ora che ci penso, forse manco duro e forte era.
Alla fine non gliel'ho toccato mica, quel tricipite destro, e io ancora ci penso a questa cosa che mi son trattenuta e che proprio non ce l'ho fatta a toccarglielo. Ma poi, anche adesso, mi dico: che cosa volevi che mi dicesse? Potevi toccarglielo e farla finita, almeno ti levavi la voglia di sentirlo, quel suo muscolo che, ora che ci penso, forse manco duro e forte era.



