venerdì 29 aprile 2011
venerdì 22 aprile 2011
sabato 16 aprile 2011
E tutto mi sa di miracolo
Ed ecco sul buco
si spinge il cazzo:
cappella vermiglia, che il muscolo stretto dilata;
il dolore palpita già forte
d'istinto richiudendosi intorno alla verga,
d'emblée risucchiata.
...e tutto mi sa di miracolo;
e sono quella carne
a prepotenza infilzata
dall'eccitato desiderio tuo sodomita che in lei si pasce;
stretta trattiene
calda dentro accoglie
ma io le dolci molli chiappe d'un tratto allargo
ché tu possa vederlo tutto dentro;
ti spazzolo l'uccello su e giù, amore mio,
nel perpetuo divenire di moti ondosi:
e vengo stringendoti forte il cazzo.
si spinge il cazzo:
cappella vermiglia, che il muscolo stretto dilata;
il dolore palpita già forte
d'istinto richiudendosi intorno alla verga,
d'emblée risucchiata.
...e tutto mi sa di miracolo;
e sono quella carne
a prepotenza infilzata
dall'eccitato desiderio tuo sodomita che in lei si pasce;
stretta trattiene
calda dentro accoglie
ma io le dolci molli chiappe d'un tratto allargo
ché tu possa vederlo tutto dentro;
ti spazzolo l'uccello su e giù, amore mio,
nel perpetuo divenire di moti ondosi:
e vengo stringendoti forte il cazzo.
mercoledì 13 aprile 2011
Da 'Innamoramento e Amore'
Nel quotidiano si desidera lo straordinario, nello straordinario il quotidiano.
Nel quotidiano si desidera l'estasi, nello straordinario la tranquillità.
Questi due desideri, entrambi irrealizzabili, vengono sommati insieme a costituire quel "vissero felici e contenti" che ha sostituito, nella nostra epoca, il mito dell'elisir dell'eterna giovinezza e quello della pietra filosofale.
Francesco Alberoni.
Nel quotidiano si desidera l'estasi, nello straordinario la tranquillità.
Questi due desideri, entrambi irrealizzabili, vengono sommati insieme a costituire quel "vissero felici e contenti" che ha sostituito, nella nostra epoca, il mito dell'elisir dell'eterna giovinezza e quello della pietra filosofale.
Francesco Alberoni.
venerdì 1 aprile 2011
In fondo, va bene così
Stasera è una di quelle sere dove puoi lasciar aperta la finestra anche dopo cena, e sentire l'aria più mite entrarti dentro prepotente e dolce, come un cucciolo di cane perso che ha trovato la strada di casa e, come niente fosse, entra trotterellando verso la ciotola dell'acqua e la cuccia di panno. Una brezza leggera e umida che ti soffia intorno e che riconosci, che ti riconosce; che saluti, che ti saluta.
Stasera è una di quelle sere dove volentieri si stappa una birra e, con qualcosa di leggero sulle spalle, si sale su, sulla terrazzina del tetto, al buio, a perdersi a guardare il cielo e sorvolando, ogni tanto, le luci all'orizzonte; le colline, i tetti.
Stasera è una di quelle sere perfette per sedersi e stare da soli, con le gambe penzoloni sopra l'argine dei ricordi, in bilico tra quelli del passato, che iniziano a farsi molti, e le voglie del futuro, quelle che porta con sé la bella stagione, quelle voglie fatte di giochi spensierati regalati dal destino, e tu manco ti chiedi perché, perché se ti è capitato mica si chiede come mai, sia mai che il destino abbia sbagliato e quel piccolo sogno sia di un altro.
Quelle gioie e voglie simili al raggio di luce che filtra dalle foglie, ma più bello perché c'è lei accanto; quelle gioie simili al gelato al limone e cioccolato, ma più buono se c'è lei che ti dice che limone e cioccolato fa schifo. Quelle voglie che senti che son gratis, che van vissute e basta e che sai che non ne pagherai lo scotto se non con l'età che avanza, tanto sono belle e vere ed eterne come un dono del cielo.
Di quelle voglie che se ancora ne hai, va tutto bene; di quelle voglie che se si spera ci siano, allora sei ancora giovane, sebbene tu le afferri con la nostalgia e l'amarezza del moribondo.
Quelle gioie e voglie simili al raggio di luce che filtra dalle foglie, ma più bello perché c'è lei accanto; quelle gioie simili al gelato al limone e cioccolato, ma più buono se c'è lei che ti dice che limone e cioccolato fa schifo. Quelle voglie che senti che son gratis, che van vissute e basta e che sai che non ne pagherai lo scotto se non con l'età che avanza, tanto sono belle e vere ed eterne come un dono del cielo.
Di quelle voglie che se ancora ne hai, va tutto bene; di quelle voglie che se si spera ci siano, allora sei ancora giovane, sebbene tu le afferri con la nostalgia e l'amarezza del moribondo.
Stasera è una di quelle sere da stare scalza, finalmente, abbandonata alle nostalgie ma anche alle poesie notturne, ché son più magiche.
Stasera è una di quelle sere solitarie, non rispondi ai messaggi, né alle telefonate: non hai voglia, e non importa. Non ci sei, basti a te stessa. Quelle sere che ti ha detto che è fuori a cena, ed è venerdì, e tu manco ti ingelosisci un pochino perché sei altrove e scrollando le spalle dici i problemi - in fondo - son altri (ma domani non te ne ricorderai mai di averlo pensato).
Stasera è perfetta per ascoltare la musica dell'estate, quella dei viaggi zingari di ragazzina, quella dei sacchi a pelo, degli zainoni, seduta nell'angolo più sudicio del treno, quella delle rivoluzioni idealiste, quella del il mondo è una merda e io lo cambierò, quella del io non sarò mai come voi, del perfavore hai due spiccioli devo fare il biglietto del treno, quella del lettore CD portatile, ché a ripensarci adesso pare preistoria. Pare Flinstones.
Stasera è una di quelle sere dove non sai bene come stai, ma, in fondo, va bene così.
Stasera è una di quelle sere dove non sai bene come stai, ma, in fondo, va bene così.
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