Bestemmie on the road, photo by Lindalov
Il ritorno è improvviso: semplicemente tutto svanisce.
La testa si libera, le spalle si rilassano. La fronte si distende, e così le labbra, sigillate nervosamente. Solitamente anche lo sguardo cambia.
La nevrosi cessa così. Ti risvegli a terra, stremata e incosciente, tra cocci e vetri rotti però oh: sei salva, quei coltellacci son stati tolti! E ti pare una cosa positiva, tutto sommato. Poi però i coltelli non ci sono, le bende e il sangue nemmeno.
di.quello.che.vedevi.non.c'è.più.niente.
Osservi di nuovo i cocci, i dànni fatti, le vittime lese e Cristo: ripensandoci hai perso molto, moltissimo. Non credevi. Provi a ricordar qualcosa, ma è inutile. Cerchi i motivi, i segni del cedimento, le prove per il processo ma manco sai come tutto è iniziato. Pare un storia raccontata da sconosciuti. Voci di lontano. Un sogno, forse. E ora?
Questa è la storia di una nevrotica: si trova in mezzo a due situazioni che si annullano a vicenda, ma di cui ha bisogno, e che in quel momento paiono due coltellacci arrugginiti conficcati nella pancia che tritano, affettano, sprofondano sempre più. Fanno un male cane, sanguina e grida. Nessuno vede, nessuno sente. Nessuno capisce.
Deliri, fantasia, pazzia.
Nevrosi che mangia, consuma, massacra. A volte perdi le forze e ti manca il respiro, allora invochi l'ansia, o il panico. Altre, cerchi la preda da uccidere e sbranare.
Per un periodo divoravo me stessa, rivomitandomi ogni lunedì mattina, incosciente dei viaggi allucinati del week end.
Niente cura quelle ferite. Niente ferma quei coltelli, o quella violenza, perché poi svaniscono e paiono mai esistiti. E credi che tutto sia finito per sempre: dimentichi e vai avanti come puoi.
Pazza, ti dici. Sono pazza. E un po', in effetti, lo sei.
Ricordo la prima volta, avrò avuto nove anni. Mi trovai di fronte ad una scelta difficile: da una parte i problemi familiari, le liti, è un disgraziato, un delinquente, i problemi, i debiti, le umiliazioni; dall'altra quella voglia matta di saltargli al collo e tenerlo per me. Perchè sei piccola, perché non sai la differenza tra male e bene. Sei un pulcino.
E quella volta, dicevo, rimasi pietrificata dal terrore quando lo rividi. Ero talmente angosciata che non lo guardai nemmeno. Dissi solo va' via. E mio padre non tornò più.
Da allora il mito si ripete: indecisa quale, incerta se, dubbiosa perché, esitante ma. E si replica il tormento con il mio Artù, sperando possa salvarmi dalla scelta impietosa.
Oggi mi son calmata facendo a brandelli vecchie tovaglie, logore lenzuola, maglie da buttare. Una discarica di pezze e cenci in fondo al letto che taglio meccanicamente a brandelli dalle sette di stasera, in pezzetti tutti uguali, divisi per colore.
L'autismo è rilassante.