mercoledì 29 giugno 2011

Spaesazioni/2



A volte ci son interi giorni di vuoto.
Non che tu non abbia da fare, no. Giorni dove le pareti ti scivolano tra mani, e il pavimento ti frana sotto i piedi. Dove il senso del tuo fare e la ragion del tuo esser sbiadiscono sotto il peso della coscienza, smarrita. Cerchi qualcuno da chiamare ma è inutile, non c'è più nessuno, pare. Allora ti chiedi spaesato dove sono, come un malato che cerca di ricordare chi è, ma non si ritrova più.

A volte ci sono dei momenti in cui ti manca il fiato e ti consumi velocemente come una sigaretta posata sul posacenere di fianco. La solitudine ti stringe le mani sul collo, così nemica - lei - della tua voglia di reagire. Bambola assassina senza più cuore né pietà.

A volte invece ci sono solo dei secondi, degli attimi, in cui pensarti si fa improvvisamente estraneo e la ferita aperta dalla probabile menzogna macchia di sangue tutto, tutto. E allora non resta che piangersi addosso, ché il senso di colpa per non aver imparato a vivere si fa grave come un peccato mortale, qui, proprio qui, che pare già tutto un inferno.

Perché ogni volta che provi a dire che ci credi, che gli credi, la scure pesante del Destino infame segna ancora una volta il suo limite. E lo segna sul tuo braccio, sulla tua gamba, sul tuo torace, sulla tua testa. A volte ti spolpa fegato, reni, cuore, polmoni.
Giovane ed eterno abortire allora, quello che ti resta del tempo passato. Magro ricordo di un sentimento bugiardo e bisognoso di cura, ché solo questo era: cura dell'amor proprio, che mentre guarisce e rinasce, lascia la sua vecchia pelle disseccarsi e  poi marcire dentro, morire dentro, fino a che non la si piscia fuori dolorante tra mezze scuse barbine. Perché troppo il senso di colpa, non ce la si fa.
Non ti rimane dunque che un feto stretto tra le mani sanguinanti, a ricordarti, così piccolo e puzzolente, che il tuo destino è quello, e non altro.

Perché a volte si dice non vorrei mai, e invece poi, succede.

martedì 28 giugno 2011

Spaesazioni



A volte ci son interi giorni di vuoto.
Non che tu non abbia da fare, no. Giorni dove le pareti ti scivolano tra mani, e il pavimento ti frana sotto i piedi. Dove il senso del tuo fare e la ragion del tuo esser sbiadiscono sotto il peso della coscienza, smarrita. Cerchi qualcuno da chiamare ma è inutile, non c'è più nessuno, pare. Allora ti chiedi spaesato dove sono, come un malato che cerca di ricordare chi è, ma non si ritrova più.

A volte ci sono dei momenti in cui ti manca il fiato e ti consumi velocemente come una sigaretta posata sul posacenere di fianco. La solitudine ti stringe le mani sul collo, così nemica - lei - della tua voglia di reagire. Bambola assassina senza più cuore né pietà.

A volte invece ci sono solo dei secondi, degli attimi, in cui pensarti si fa improvvisamente estraneo e l'idea di averti perso macchia di sangue tutto, tutto. E allora non resta che piangersi addosso, ché il senso di colpa per non aver imparato a vivere si fa grave come un peccato mortale, qui, proprio qui, che pare già tutto un inferno.

E poi c'erano quelle volte in cui non avresti mai. E invece poi, è successo.

mercoledì 22 giugno 2011

Ed è già estate



Anche lei se ne è andata.
Lo sapevo che se ne sarebbe andata, era scritto nel contratto. Tuttavia mi ha fatto e mi fa, ancora, un certo effetto. A lei mi ero abituata. E a lei, silenziosa, sola, riflessiva, ci si abitua bene. Forse è stata una delle meglio che ho avuto, difetti a parte.
Ho la casa tutta per me per una settimana, forse di più, e questo mi piace. Giro nuda quando voglio, fumo dove voglio, mi masturbo piacevolmente ovunque. 

Faccio fatica a dirlo ma forse mi spiace che se ne sia andata. Anche lei lo era. Eppure lei quest'oggi, a metà cammino tra l'Italia e un altro posto lontano, sarà già felice di tornarsene da dove era venuta, io lo so. Ci son passata.
E anch'io sì sembro dispiaciuta, perché l'abitudine è piacevole, distende, rassicura, rende tutto ignobilmente infinito, senza fine, per sempre. E non ci prepara più alle sfide, ai venti nuovi e freddi. Ci rende più pappamolli e, appunto, facilmente vulnerabili. E insomma dicevo che anche io sembro dispiaciuta, ma so che appena la novità si affaccia, con tutte le sue fasi preliminari curiose e attente, almeno fino al primo litigio per il bagno sporco, e la spazzatura da buttar fuori, lei sarà lontana e diversa. E io proverò anche un po' di imbarazzo per tutto questo pathos di fine primavera.

Ma io son teatrale. Preferisco il dramma, i feticci di ricordi di vita, le illusioni e i sogni, il distacco e l'inizio, piuttosto che il presente. Il presente non riesco a sopportarlo. Mi travolge e affligge. Preferisco vivere ai margini disegnando mondi fantastici da cui attingere memorie personali.

Se ci penso è già passato tutto questo tempo, ed è estate. Estate. E io ho già paura che anche quest'estate passi troppo in fretta senza lasciarmi niente di te, di lei, di noi tutti.

giovedì 16 giugno 2011

Chissà

Ahi, t' ho visto sporta alla ventana
seguir lontano il volo del gabbiano
hai masticato muta un benvenuto
e t' ho incontrata strana

non cerco più la festa del tuo sguardo
né tantomeno il volto che mi è amico
ti guardo, ti saluto e mi ridico
che è fatica averti

i capelli neri e unti come il corvo
le labbra strette al nodo dell'orgoglio
odiami per non cadere pronto
nell'amore che non voglio
così m'incontro solo, solo e perduto
come quando gli uccelli se ne migrano
lasciando il loro nido
come quando gli uccelli se ne migrano
lasciando il loro nido

però resto contento
per quello che è passato
mi porto appesa al cuore una promessa
e qualche bacio rubato
e voglio restar quieto
e sognar disperso
sognar che stiamo noi due soli
e nel mare aperto
sognar che stiamo noi due soli
e nel mare aperto

toglietemi passioni, amici,
il riso del saluto,
ma non si può perdere quello che
mai in fondo si è tenuto
non si può perder niente se
niente -in fondo - si è mai avuto

le seppie han le ossa bianche e l'ippogrifo
ha il becco scuro e forte è il suo nitrito

distante come il cielo in Patagonia
m'avvio abbracciando i sogni che ho patito
distante come il cielo in Patagonia
m'allungo ai sogni che ho patito

come quando gli uccelli se ne migrano
lasciando il loro nido
lasciando il loro nido
come quando gli uccelli se ne migrano
lasciando il loro nido


Camminante, V. Capossela - Ascoltala qui

venerdì 10 giugno 2011

Il pensiero di oggi è...

Felice di aver detto sempre quello che pensavo.
Anche se avrei potuto fare di più.
Molto di più.

mercoledì 1 giugno 2011

Non è un addio, ma un arrivederci



Ho conosciuto tante persone grazie alla rete.
All'inizio con il blog, che un po' ho abbandonato a se stesso, lo ammetto, ma che per nessun motivo lascio. E' sempre un luogo accogliente e silenzioso su cui stare a meditare.
Poi è stata la volta dei SN e del tumblr, e le mie conoscenze sono aumentate, le persone vere da frequentare e toccare, con cui ridere, pure.
C'è la distanza è vero, ma a volte si è molto più distanti condividendo lo stesso letto, o lo stesso tetto; chi non lo sa, di noi.

Poi capita che le persone che hai conosciuto per un motivo o l'altro abbandona la rete, il primo luogo d'incontro e di scambio. Però se gli vuoi davvero bene l'accetti sempre una scelta così, anche se a malincuore; , ci diciamo, sentiamoci, spostiamoci di là, nella vita vera, ma non è semplice e non avendo mai preso l'abitudine della chiamata, dell'incontro, della confidenza a quattr'occhi si ha timore di disturbare e allora ci pensi, al tuo amico o alla tua amica, ma lasci correre. Verrà da sé quel che deve venire.

Gli auguri il meglio però, glielo auguri di cuore e con tutto il bene che hai perché comprendi che ci sono cose, tipo le cose della vita vera come gli affetti, la famiglia, gli amici, il lavoro, i problemi, la salute, le crisi, le solitudini, i rimpianti, i progetti... insomma tutto cose che fanno di noi degli essere umani veri che richiedono distacco dall'etere - come è giusto che sia, questo è il mio parere - e soluzioni concrete, giorni di vento, di mare, di pioggia, di sete, di fame, di odio di amore... che ti fanno sentire vivo. Perché l'etere poi, se non hai risultati che si toccano con mano, è cosa irreale, surreale. 
Credo che per un motivo o l'altro, se avrai bisogno di qualcuno che venga a pulirti il culo o la bava dalla bocca, non sia splendida_x65 o cuoricinoblu82.Ci sarà sempre e solo chi nella vita hai avuto vicino.

Con l'etere si comunica, con la mano si costruisce.

Ecco io questo post lo dedico a chi ho conosciuto e si merita la mia stima e il mio amore e che parte per un viaggio del tutto personale. Tu, che te ne vai a spasso per le tue cose di vita hai lasciato qui tanti bei ricordi.
Spero di disegnarli un giorno con i nostri sorrisi e riporli nel cassetto fedele della memoria senza tempo. 
Come ora.