domenica 24 luglio 2011

Cosa conta



Non conta avere tanti soldi,
o la sicurezza che ti dà ricever lodi;
non conta quante volte si è felici,
tantomeno esser soli o con tanti amici;

Non conta esser saggi o maturi,
se non è tempo di bilanci passati presenti e futuri.
Non conta l'età, si sa,
ché quando deve accadere, accadrà.

Non conta sentirsi pronti e sicuri,
ci saranno sempre ostacoli da superare, ogni volta, più duri.
E mai si ripresenta la stessa scena,
poiché Dio o il Destino per noi disegnano prove diverse a catena.
Non conta avere una famiglia a posto,
tantomeno quella sbagliata, poi, si può giudicare come avamposto.
Non conta esser soli né in compagnia,
perché come si dice: chi vuol esser lieto sia.
Non contano la matematica né la filosofia
perché senza il tormento della Verità ste discipline son da buttar via.
Non conta l'amore che si offre
né quello che si riceve,
se più che l'amore, il suo dolore, si teme.
Non conta se è inverno o estate, se il vento è caldo o freddo,
le stagioni passano e il ciclo si ripete sempre lo stesso.

Non conta nemmeno l'esperienza.
Ora te lo dico cosa conta: è l'atteggiamento che fa la differenza.
Atteggiamento di fede,
che forza e coraggio dona solo a chi ha fiducia e in positivo crede.
Ma ogni forza tu mi hai preso,
ladro di cuori fragili che sconti non fai sul reso.
Senza più speranza né desiderio
io ora sto qui ad aspettare un futuro nuovamente tetro.
Quel che mi rimaneva a te ho dato
- come potevo, certo, ma il tuo rispetto io lo davo per scontato.

Non so se lo meritavo, né so se era necessario,
Adesso son qui senza niente,
ma l'atteggiamento positivo faccio mio e sai perché?
perché la vita è una sola e io voglio crederci nuovamente.

domenica 17 luglio 2011

L'orgasmo femminile e la teoria del sottoprodotto/1

Si tratta di un libro sull'evoluzione dell'orgasmo femminile nel corso del tempo, diviso in 7 capitoli più ovviamente l'introduzione, la bibliografia e i ringraziamenti.
Nel primo capitolo si spiega cosa è l'orgasmo femminile, son le basi diciamo.
Negli altri si espongono tutti i resoconti evolutivi che hanno tentato di spiegare a cosa serve l'orgasmo femminile, da quelli centrati sul legame di coppia sino a quelli centrati sulla competizione spermatica.
Nell'ultimo capitolo si riportano e spiegano tutti i pregiudizi che ahimé spesso e sempre inificiano e influiscono sulle teorie evolutive studiate e teorizzate. Tra i pregiudizi, quelli principali che hanno influenzato negativamente i resoconti evolutivi sono l'assunto che l'orgasmo femminile si sia evoluto fino alla sua forma attuale perché ha contribuito al successo riproduttivo dei suoi possessori; l'altro è la tendenza ad avere un atteggiamento centrato sul maschio o ad assumere che la sessualità femminile sia analoga a quella maschile

L'autrice, per cercare di essere più oggettiva possibile ha anche scritto un capitolo a parte sul perché molti dei resoconti sono errati, basandosi su spiegazioni e ipotesi oggettive e attendibili mentre il resoconto sino ad ora più interessante sebbene ampiamente criticato perfino da studiose femministe è la teoria del sottoprodotto. 

Nel 1979 D. Symons ipotizzò che l'orgasmo femminile non è un adattamento evolutivo (per adattamento evolutivo si intende dei tratti che si sono evoluti per svolgere un particolare ruolo capace di aumentare la fitness o successo riproduttivo) bensì una potenzialità, e che tale potenzialità si possa definire un sottoprodotto dello sviluppo embriologico. Considerando il caso degli esseri umani quando una cellula uovo fecondata si sviluppa formando un feto passa attraverso diversi stadi di crescita: nei primi stadi gli embrioni sia maschili che femminili hanno le stesse caratteristiche fisiche e non sono differenziati invece da alcuna caratteristica sessuale esterna. Questo stadio si protrae fino a che l'embrione maschile sperimenta un rilascio di ormoni all'interno del suo corpo, momento in cui inizia a sviluppare un apparato sessuale differente dalla forma femminile di base. Se non compaiono nuovi ormoni in circolo, allora l'embrione si sviluppa in una femmina*. Possiamo dire quindi che a parte i cromosomi, gli embrioni sono indistinguibili fino alle prime otto settimane di gestione, momento a partire dal quale avviene questa ondata di ormoni (per questo all'inizio della gravidanza non si può sapere se è maschio o femmina). 

Perché questa premessa?
Perché esiste un organo primordiale indifferenziato a livelo embrionale che diventa un pene se riceve una dose di certi ormoni particolari, altrimenti, diventando femmina, si sviluppa in una clitoride. Quindi non solo il pene e la clitoride si assomigliano fisicamente ma hanno le stesse origini embriologiche, perciò i tipi di tessuto interessati nell'orgasmo maschile e femminile sono gli stessi: tessuti nervosi, spugnosi e fibre muscolari**.
Tuttavia per Symons vi è una differenza significativa tra i due orgasmi e cioè nel contributo passato del tratto al successo riproduttivo, da qui la definizione di sottoprodotto appunto. Per spiegarlo sceglie l'esempio del capezzolo maschile. I capezzoli femminili sono necessari al processo riproduttivo, così come lo è il pene e l'eiaculazione dello sperma per il maschio. Come nel primo caso esiste una forte pressione selettiva e continuativa tanto che avendo la stessa origine embriologica pure il maschio ha i capezzoli, così succede - per Symons - nel secondo caso, ovvero le femmine acquisiscono l'apparato orgasmico  in virtù di un vincolo embriologico iniziale***.

In conclusione, stessa origine embriologica iniziale poi spinta ormonale con la quale si avrà uno sviluppo ben definito nella crescita del feto. Rimangono quindi in ciascun embrione delle caratteristiche di uno o dell'altro: capezzoli nei maschi, apparato orgasmico nelle femmine.


Ovviamente ho copiato tutto, mi faceva fatica sintetizzare con parole mie:
*Pag. 89
**Pag. 90
***Pag. 91


sabato 2 luglio 2011

Pensa te

 Chloe Sevigny

E' strano perché oggi proprio non ho bestemmiato. Nemmeno una volta. 
E bada bene che io oggi proprio ho avuto una giornata dura. Mi sono dovuta alzare alle cinque e mezza cosa che non ho mai fatto tranne che per prendere un aereo, qualche volta che ho viaggiato con l'aereo, appunto, e si sa che in aeroporto ci devi andare due ore prima per romperti i coglioni e dire che se prendevi il treno forse ci mettevi lo stesso tempo.

Mi sono alzata alle cinque e mezza poi ho girato per la città per cercare di sbrigare delle cose, tra cui delle analisi perché mi è venuta come questa voglia malsana di vedere come sto, se va tutto bene. Avevo con me anche la provetta della pipì.

Mi sono alzata alle cinque e mezza dunque poi ho girato per la città con la mia borsa piena di cose, pesante come non ce ne era, oggi, poi non ho fatto in tempo a fare le mie analisi e son partita subito per Roma col super manager e la borsa pesante e siamo andati a Roma. Bellissima Roma. Abbiamo preso un taxi, col tassista zozzo ladro e veramente burino. Aveva i buchi nel volante, i finestrini unti, uno stradario con le pagine rotte al posto del navigatore. Io ho cercato di graziarmelo parlando di Lotito (lui è laziale) ma più parlavamo di Lotito più correva forte e io non ho capito se era per colpa di Lotito.
Poi abbiamo fatto la riunione coi clienti, mangiato pesce in un posto fighissimo dove i camerieri ci guardavano rispettosi e impauriti (compro, vendo, profitto, margine, esclusiva, e altre due bottiglie di ribolla gialla  perfavore grazie) e poi siamo stati ancora in riunione perché quella di prima era solo una cosa introduttiva mentre questa era più importante e infatti eravamo tutti abbastanza aggressivi man mano che il vino perdeva l'effetto.
Poi siamo andati dall'altra cliente, simpatica debbo dire, e studiato quei suoi progetti creativi interessanti e deciso cosa fare per la fiera di autunno, una delle tante. Ma sempre tutto di corsa, chè il tempo stringeva. E quindi alzati, prendi la borsa pesante, cammina, stringi mani, pensa, traduci, articola uan frase con senso, ragiona, rifletti, profitto, vantaggi, prossima mossa, accordo, ecco la mia business card (e lì in mezzo la provetta di piscio).

Già, la provetta di piscio nella borsa! Ecco io sono arrivata a casa alle dieci e dieci di sera, senza provvigioni su gli affari conclusi perché è solo training, il mio, senza aver portato le urine, senza aver ancora capito bene se sei un figlio di puttana te, coi tuoi bei discorsi del cazzo, e senza aver mai, dico mai, bestemmiato una fottuta volta. No dico, pensa te.