domenica 11 marzo 2012

Racconti Sparsi: "In realtà non m'importa. E' più che altro per un fatto di principio."

April-lea Hutchinson


No, diceva, non ci penso proprio a pulire là dove non lo fanno da anni. E' solo una casa di passaggio!  
Invece non ha resistito.
Certo, è una tipa tremendamente indolente e solo dopo un anno le è venuto il bisogno di pulire lampadari e termosifoni. Però eccola lì: essere consapevoli, di per sé, è un notevole passo avanti.
Dopo un risveglio languido e lento, molto lento, di quelli suoi soliti, ha preso il magic tool e ha tolto ogni laniccio dietro il termosifone della cucina. Mai le ho detto niente, per non offenderla, ma questa casa, in effetti, fa schifo. Non vuole venire a casa mia a scopare, dice che dovrebbe tornarsene via nel mezzo della notte a dormire a casa sua. E le fa fatica. Non vuol dormire con me. Poco male: russa.

"Farò lo stesso anche nei rapporti umani", mi dice.
"Chissenefrega" - prosegue, con i guanti di gomma troppo grandi per le dita magre - "se questo spetta a te, se tu non mi hai detto in faccia che, se io dovevo ma tu potevi anche. Agire è l'unica cosa da fare. Il risultato è quello che conta, se conta per te. La questione del principio a tutti i costi lo lasciamo a chi è più giovane e inesperto".
"Vedi", mi fa, ma in realtà non parla con me, parla tra sé, "discutere del giusto e del sbagliato per una questione di principio è solo retorica e si resta sempre lì, impantanati nello stesso punto, affaticati per niente. Nel mentre, ci fanno la multa per divieto di sosta, aumenta l'IVA, ci ingrossa la prostata, rischiamo l'osteoporosi, il colesterolo aumenta, il cane ha la diarrea. O si muore, porco cane."

Era distratta come sempre e, mentre sciorinava filosofie tutte sue, la crocchia le si sfaceva disordinata e i pantaloni di cotone le scivolavano mostrando il culo. Era senza mutande.

"Il fatto del principio è la peggiore delle bugie che diciamo a noi stessi quando ci sentiamo offesi per non vedere realmente chi e cosa abbiamo davanti. Tu mi hai ferito, tu meriti la colpa, tu meriti la mia rabbia. Tu carnefice, io vittima. E i cocci rimangono lì a darti fastidio, a ricordarti ogni volta ciò che è successo ma a nessuno gli frega di quei cocci o dei tuoi valori etici e morali: l'unico che ne fa una questione impellente sei tu. Gli altri, i principi, se li cacciano tra le chiappe sudaticce e merdosine, che sciacquano beati e sereni la sera sotto la doccia. Et voilà, sapone e via, spazzati i tuoi principi urticanti in una sola passata! I principi ce li scegliamo a convenienza, i valori mutano, i battibecchi fanno felici chi ascolta e si sente migliore, i sensi di colpa presto si dimenticano e se non si dimenticano rimarranno ferite insolute, incomprensibili, con le quali identificarsi e ripetere gli stessi errori sotto vesti diverse. Il carattere, l'educazione ricevuta e la sfortuna poi fanno il resto, si sa".

Ma questa è un'altra storia e a te non deve riguardare, dico tra me e me. Lo sapevo, non stava parlando dei termosifoni né dei lampadari né del laniccio. Si riferiva a noi. Criptica e sibillina, dovevo cogliere io il vero senso dietro il suo blaterare disfatto. Ogni volta è una prova. Mi uccide quando fa così. Mi annoia.

"Con il principio si rende tutto un fatto personale ma niente veramente cambia. Chi è stronzo continuerà ad esserlo con chi vorrà, se vorrà. Chi continua a sbagliare invece permetterà che lo stronzo ripeta. Chiedere scusa, o perdonare, o agire può costare anche solo un quarto d'ora: quanto mi è servito per sradicare da un calorifero cumuli di polvere e capelli e peli e schifo in putrefazione e smettere, così, di lamentarmi. Ci si sente leggeri, dopo, ma anche vuoti, troppo vuoti, quasi da impaurirsi. Allora impauriti che ce ne facciamo di questa vuotezza?"

Rimango in silenzio. Raduno le mie quattro cose e prendo le chiavi della macchina. Sono già sulla porta. Se ne sarà accorta? Porta tutto via: scopa, guanti, sacchetto con la spazzatura, secchio pieno di acqua nera. Lo porta in cucina e si accende una sigaretta.

"Ma sai cosa, invece? Ti garantisco che ci si sente subito bene e ti viene pure da fare il gradasso, ti vien da dire dire  visto? che ci voleva. Alla fine siamo tutti più o meno stronzi, no? Chi ferisce e offende, così necessariamente interessato a occuparsi di sé e chi, a sua volta, gliela deve far pagare, così poco interessato per sé che spera sia l'altro a riconoscere il suo status .E il ciclo non si interrompe mai.Vero? Non ho forse ragione? Non serve a niente essere stronzi. Tanto vale essere stronzi e intelligenti."

Sì, forse ha ragione. Sono stronzo ma non intelligente. E lei se le canta da sola ma poi... poi cosa pensa di fare? Dove pensa di andare con le sue teorie da quattro soldi?  Tra un'ora è tutto come prima.
Io gliel'avevo detto che non volevo rotture di coglioni, né oggi nè domani né mai. Ho aperto la porta senza dire niente, e sono uscito.

2 commenti:

BellaDiGiorno ha detto...

Mi piacciono queste teorie sul principio, gli stronzi, le vittime e i carnefici!
Bel racconto.

Pecoramannara ha detto...

Siamo tutti un po stronzi e tutti un po vittime... con ogni persona una "maschera" o ruolo diverso. il difficile è essere coerenti con se stessi... ma perchè poi?!