sabato 25 agosto 2012
Una mamma, una bimba e le dure leggi della fisica
C'è questa storia che volevo già raccontare ieri e che mi ha fatto ridere, ma anche pensare.
La storiella di cui voglio parlare tratta di una mamma e di sua figlia. Non conta dove si svolge, tanto meno quando (anche se ho precisato ieri, ma ciò solo per puntualizzare che l'ho scritta oggi, forse perché pigra, come sempre, o forse perché poco ispirata, come sempre). C'è questa storia, dicevo, di cui sono essenziali i seguenti elementi oggettivi per la sua rappresentazione, nell'ordine: una bambina di due anni, un passeggino, tre borse della spesa molto grandi e piene di cose (quindi si deve dedurre molto pesanti), una mamma, l'amica della mamma.
Voi mettete assieme tutte le componenti oggettive della storia e fate che son sedute intorno ad un tavolino. Succede che ad un certo punto il passeggino con la bambina e le borse cade all'indietro da solo, proprio con la bambina sì, e con tutte le borse della spesa eccetera. Cade nell'indifferenza generale, ovvero della mamma che non se ne accorge subito perché parla con l'amica e vuole fare quella che si prende del tempo per sé e fa colazione con le amiche; e nemmeno la bambina, va fatto notare anche questo dettaglio, se ne accorge subito: perché se ne sta lì buona buona guardando il cielo, torcendosi le dita piccole e grasse, e secondo me avrà pensato che l'avevano messa stesa per fare la nanna, o che l'avessero momentaneamente adagiata o cose così. Il passeggino poi è caduto come a rallentatore, le borse della spesa ad attutire il colpo, e quindi deve esser parso alla fanciulla come una roba da niente di cui proprio non valeva la pena preoccuparsi o spaventarsi.
E insomma dopo decine di secondi la mamma si accorge nel campo visivo laterale che la figlia ha qualcosa di strano, che la figlia non c'è più, e che non c'è manco più il passeggino, che la figura alla sua destra, insomma, è incompleta di quella forma iniziale memorizzata e dunque inizia a urlare, quasi disperata cosa hai fatto, sei caduta, ma guarda un po' e la bambina si spaventa, e allora inizia a piagnucolare, che secondo me se la mamma l'avesse alzata senza dir niente, quella nana lì mica avrebbe pianto.
E l'amica, di intelligenza sicuramente più acuta, e di spirito sicuramente più nobile, si affretta a insinuare, ancora un pochino incerta, perché secondo me non voleva scavalcare l'autorità della mamma, che forse le borse della spesa erano un poco pesanti, che era bene toglierle. Ma no, figurati. È lei (la bambina) che è indisciplinata, risponde questa signora.
Ma poi succede che il passeggino cade di nuovo, perché la bambina di due anni purtroppo non è stata programmata per stare immobile, perpendicolare al piano di appoggio, e la poverina, giocando con i suoi angeli invisibili e con chissà che storie fantastiche nella sua testolina dai riccioli biondi, ignara (come la madre) delle dure Leggi di Newton e della Fisica Elementare, si sporge un poco all'indietro, come se volesse finalmente appoggiarsi allo schienale del suo passeggino, e allora bum, il quattro ruote per nani cade di nuovo. La mamma eroicamente stavolta se ne accorge subito tuttavia la sgrida più forte: perché non sta ferma, perché si muove, perché è colpa sua, perché deve stare buona.
Quindi la bambina non solo è caduta due volte, ma è stata pure sgridata nell'atto finale di questa rappresentazione di vita quotidiana di una città qualsiasi e del tutto italiana. E allora io ho riso perché davvero questa scena qui mi ha fatto ridere, poi però ho pensato alla bambina e allora mi sono un poco dispiaciuta per lei e poi ho pensato alla legge della fisica ma che a scuola, io, preferivo la chimica.
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4 commenti:
http://www.youtube.com/watch?v=icmRCixQrx8
Mettici pure anche dentro il fraintendiento della teoria del'evoluzione di Darwin, che mai parlò del 'migliore' della specie ma di quello 'più adatto' all'ambiente in cui si trova a vivere...
Con parole tue, ora.
Sono già parole mie (salvo quelle del film, ovvio), ma - detto in altri termini - non sono sempre i migliori quelli che si riproducono.
d'accordo con minerva, non sono sempre i migliori, quelli che si riproducono. anzi.
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